Regno Unito: I quattro indirizzi politici nei confronti del gioco

regno unito nei confronti del gioco

Più e più volte da queste righe si è sottolineato che il fenomeno del gioco d’azzardo, ed anche quello dei siti legali di casino, non riguarda esclusivamente il nostro Paese nel quale si è sparso a macchia d’olio, ma è diventata una scelta di intrattenimento abbracciata da tanti utenti sia frequentatori di quello terrestre che quelli proiettati nel gioco online. Obbligatoriamente, di conseguenza, la politica in generale si interessa di questo argomento che coinvolge appunto tante persone e riguarda un settore che deve essere tenuto sotto controllo molto bene in modo che non possa causare derive difficili, una volta innescate, da affrontare e contrastare. Nel nostro Paese, come chi ancora ci legge sa, il gioco pubblico non è visto particolarmente bene dai recenti Esecutivi che da un lato lo vorrebbero veder sparire completamente, ma dall’altro come più volte sottolineato, ha una necessità assoluta dei suoi introiti: quindi, il settore ludico vive in questa totale incertezza e poco rispetto che lo portano a tante difficoltà oltre alla demonizzazione che lo fa percepire come un “pericolo pubblico” per il sociale.

In altre realtà, invece, il gioco d’azzardo è “vivo e vegeto”, seppur controllato forse in modo ancor più rigido che nel nostro Paese, ma viene vissuto in modo diverso dal sociale. In queste righe si vuole “raccontare” ciò che è accaduto in questi giorni nel Regno Unito per le elezioni che si sono tenute e si vuole anche elencare ciò che i vari politici intendono fare nei confronti del gioco d’azzardo, settore in quella realtà ben vissuto, ben regolamentato ed anche dove vengono ben sfruttate le sue risorse nell’interesse della popolazione. La politica inglese si può dividere, se così si può dire, in quattro settori: conservatori, laburisti, liberal-democratici, Partito Nazionale Scozzese e tutti hanno qualcosa da dire sul gioco e, magari, suggerire nuovi interventi per renderlo ancora più sostenibile o più controllabile: insomma, anche nel Regno Unito nonostante sia all’avanguardia in questo settore e sia da esempio per gli altri Regolatori si pensa possa essere migliorato. Ecco ciò che i vari gruppi sottopongono anche se con l’esito delle elezioni forse i politici avranno problemi molto più importanti del gioco d’azzardo (come conseguenze) e la Brexit risulta essere un’attualità che li assorbirà completamente.

Oltre tutto, è evidente che potrebbe cambiare in modo totale lo scenario di tutto il mondo del gioco britannico: in ogni caso, però, “ci piace” curiosare negli intendimenti dei diversi partiti. Il successo dei conservatori li porterà senza dubbio a mettere in atto ciò che hanno promesso per non scontentare coloro che li hanno sostenuti: il programma per il gioco, lasciando perdere le altre iniziative per il Regno Unito che, al momento qui non si vogliono affrontare, è quello di rivedere in toto la normativa in essere nel gioco d’azzardo, con un particolare riguardo alla stretta delle carte di credito. Questo intervento è stato caldeggiato dall’intervento della Gambling Commission e, quindi, assolutamente da seguire. Poi l’intendimento dei conservatori è quello di intervenire anche nella regolamentazione delle loot boxes, le famose casse premio tanto discusse poiché accusate, non secondo chi scrive, di essere dannose e di trascinare i minorenni paurosamente verso il gioco d’azzardo.

Gli avversari “naturali” dei conservatori, i laburisti hanno anch’essi cavalcato l’argomento del gioco, promettendo che in caso di vittoria (che non si è di fatto concretizzata) sarebbero intervenuti nel mettere limiti al gioco, ma in modo particolare si sarebbero applicati in iniziative mirate alla prevenzione ed alla cura del gioco problematico affrontando, però, questo problema a livello di intervento per la salute pubblica e mettendo a disposizione più forze proprio per questa specifica dipendenza. Nel Regno Unito il gioco d’azzardo è seguito da tantissime persone e proprio per questo i laburisti si erano prefissati un serio giro di vite in relazione alle sponsorizzazioni degli operatori delle scommesse. Il settore delle società di calcio in relazione alle scommesse è un fenomeno che è stato “attenzionato” da questa parte politica che sembra essersi ispirata al nostro Decreto Dignità per quel che concerne, ovviamente, il famigerato divieto della pubblicità ai giochi ed alle scommesse. Si spera con esito migliore di quanto sta accadendo nel nostro Paese e, sopratutto, con norme più trasparenti ed attuabili.

I liberal-democratici, terza fazione politica del Regno Unico, in campagna elettorale avevano promesso di mettere al bando le carte di credito per quanto riguarda il gioco online ed anche loro si erano espressi in termini severi nei confronti della limitazione alla pubblicità delle società che trattano gioco d’azzardo: hanno messo al centro del loro programma la protezione dei minori e delle fasce dei soggetti più deboli ed influenzabili, ma anche l’introduzione di una tassa obbligatoria a carico di tutti gli operatori del settore dei giochi, importi che dovrebbero servire a finanziare le attività di contrasto al gioco problematico e compulsivo. Per chiudere lo scenario politico, si vuole anche riferire dell’ultima iniziativa per il gioco messa in campo dal Partito Nazionale Scozzese che ha speso una parte della sua “campagna” nell’auspicare l’autonomia nel definire le normative locali sul gioco (forse cosa che assomiglia parecchio alla nostra “Questione territoriale”), da attuarsi anche con la nomina di un Regolatore “indipendente”.

Il Partito Scozzese si è anche espresso circa la necessità di porre in essere maggiore attenzione al gioco problematico ed alle conseguenze delle già menzionate loot boxes che non finiscono di far discutere e delle quali si parla anche qui nel nostro Paese con attenzione, considerando che sono “proiettate” verso i minorenni ed il loro intrattenimento. Anche gli scozzesi si sono impegnati a sostenere l’idea di un prelievo sugli operatori per intraprendere iniziative nei confronti del gioco problematico. A chiusura di queste righe cosa si può aggiungere? Si rischia di essere banali ma sembra che la frase che più si addice a questo argomento possa essere: “Tutto il mondo (del gioco) è paese”: per il bene del settore ludico si spera che nel Regno Unito si facciano, però, i fatti e non le parole come succede nel nostro di Paese e che non si tratti esclusivamente di promesse pre-elettorali!

3 Gennaio, 2020: •
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