Regno Unito: Pubblicato il rapporto sui giocatori problematici

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Non si comprende se è perché chi scrive è dentro il gioco d’azzardo e segue “tutti i suoi spostamenti ed evoluzioni planetarie”, ma sembra che il gioco tocchi tutti i Paesi e tutte le latitudini e che le sue conseguenze vengano costantemente monitorate da chi se ne occupa: il fenomeno del gioco, compresi i casino online, collegato alla sua problematicità ed alla sua compulsività, è così importante e forte che fa tenere a tutte le Autorità competenti le ”antenne alzate” per avere sotto controllo i suoi sviluppi e le sue (vere) percentuali in modo da valutare se le normative e le disposizioni vigenti siano all’altezza della situazione e concorrano ad arginare il proseguire dell’espandersi del fenomeno che tocca tutte le Nazioni, anche dove lo stesso gioco è forse gestito meglio di quello sull’italico territorio, più monitorato, più legiferato ed anche tenuto maggiormente d’occhio.

La Commissione sul gioco d’azzardo del Regno Unito, infatti, ha pubblicato i dati sulla diffusione del gioco problematico in quel Paese che viene rappresentata da una percentuale dello 0,7% della popolazione. Questo è stato reso pubblico mediante l’ultima indagine congiunta sulla salute che delinea la partecipazione, il gioco a rischio e le tariffe di gioco problematico in Gran Bretagna: è una percentuale “stabile” (almeno così attesa la Gambling Commission) che rappresenta i risultati di una indagine sulla salute che viene abbinata alle prove ed ai dati raccolti dalla medesima Commissione. Ma nonostante una “soddisfazione” apparente per questi dati, si vuole ugualmente “spingere” verso una riduzione significativa dei livelli di gioco problematico e si continuerà in questo nei confronti del settore per dare un imput a questo obbiettivo finale.

Certamente, riuscire a comprendere “il problema del gioco d’azzardo” è una parte importante per arrivare a renderlo più sicuro, ma quello che, invece, si può ricavare dai dati raccolti è la reale entità del danno che si potrebbe subire, oppure addirittura l’impatto maggiore che il gioco problematico ha sulle famiglie delle persone “coinvolte ed irretite dal disturbo del gioco d’azzardo” e sull’intera comunità. É per questo motivo che sia la Commissione che i consulenti esperti del Consiglio per il gioco d’azzardo responsabile, hanno recentemente pubblicato un “approccio innovativo” per comprendere l’impatto che la gamma intera di giochi in danaro possono avere sul sociale. Ciò che sta per essere messo in campo è un lavoro abbinato al programma di ricerca che è stato pubblicato molto recentemente che rappresenta un passo assolutamente importante per informare sulla prossima strategia nazionale di gioco responsabile che verrà poi lanciata nell’aprile 2019.

Ovvio che per valutare meglio questo discorso, e trarne la soluzione più realistica e veritiera, vengono ascoltati i “diretti interessati dal gioco problematico” anche attraverso e-mail per arrivare a quantificare il costo sociale dei danni legati al gioco d’azzardo e, sopratutto, a comprenderlo meglio. Visto poi che sul nostro territorio continuano ad esporsi “cifre a volte a casaccio”, e che non rispondono alla realtà dell’impatto del gioco problematico sul sociale, travisando la realtà in modo che l’opinione pubblica abbia del settore ludico un’impressione “più che nefasta”, si vuole evidenziare le cifre che la Gambling Commission ha reso pubbliche, credendo assolutamente che queste siano le realtà presenti in quel Paese. L’1,2% dei giocatori d’azzardo sono stati classificati come giocatori problematici, il che rappresenta lo 0,7% della popolazione: percentuale stabile raffrontando i precedenti rapporti stilati in questa direzione nel 2012 e nel 2015.

Il 57% degli adulti di età superiore ai 16 anni, in Gran Bretagna, ha giocato d’azzardo lo scorso anno: questo è in calo del 6% rispetto al 2015. Gli uomini hanno maggiori probabilità di partecipare al gioco rispetto alle donne e le attività di gioco più richieste sono state l’estrazione della lotteria nazionale con una percentuale del 41%, i gratta&vinci con il 21% ed altre lotterie diversificate per il 14%. I partecipanti al gioco d’azzardo hanno una età che varia tra i 25 ed i 34 anni. Un quadro, si potrebbe dire, “abbastanza buono” e, sopratutto, sotto controllo: dati che fanno percepire che le strategie che il Regno Unito mette in campo tendono ad ottenere dei “buoni risultati” relativamente al gioco problematico.

Non è che chi scrive sia esterofilo: assolutamente no. Ma nel caso del gioco bisogna dire che si rispetta molto e si ammira come viene gestito questo mondo nel Regno Unito. D’altra parte si sa che le sue normative e la sua organizzazione, per quanto riguarda i giochi, è forse la migliore in assoluto e quella alla quale bisognerebbe ispirarsi e “copiare”, ovviamente in tutta buona fede, per avere nel proprio Paese una legislazione e normative che vadano nella direzione della vera salvaguardia della salute, degli stessi giocatori nonché del territorio. Obbiettivamente, nel Regno Unito il gioco è percepito nel suo modo giusto, divertimento ed intrattenimento, e non sarà certamente privo di fenomeni di gioco patologico per carità: ma il tutto viene gestito in modo non così traumatico e con risonanza così deleteria come viene fatto percepire nel nostro italico Paese.

Là, nel Regno Unito, non viene esasperato: anzi le sue risorse vengono ben usate sia per lo sport che per l’architettura che per il sociale e non si disdegna tutta la filiera di questo settore quando poi la si “sfrutta” in ambito sociale. Il mondo dei giochi in quel Paese viene vissuto come un “qualsivoglia settore economico” dal quale si traggono benefici ed al quale bisogna prestare la giusta attenzione come a qualsiasi altro componente economico di quella società. Ciò che dovrebbe accadere anche nel nostro bel Paese, sopratutto quando da più parti, e più di una volta, si è sottolineato che le risorse del gioco (italico) sono una colonna portante per l’economia del Paese: più di così cosa dovrebbero fare le imprese di gioco ed i relativi operatori? A cos’altro assurgere? Essere colonna portante dell’economia è un grande privilegio, esserlo e sentirselo dire, ma sembra sia percepito proprio da pochi.


Ci Mettiamo la Faccia

Giornalista Vanessa Maggi

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Pubblicazione: 21 Settembre 2018 ore 11:47
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