Puglia: Si boicottano innovazioni meno restrittive sul gioco

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Nonostante l’Esecutivo Giallo-Verde lasci trapelare che forse si arriverà ad una riforma del gioco e dei casino migliori (la nomina del sottosegretario ai giochi Villarosa dovrebbe esserne il prodromo) il Movimento Cinque Stelle non vuole uscire dal tracciato pre-elettorale che veicolava una sorta di “aberrazione” nei confronti del gioco pubblico e “fa barriera” su qualsiasi cambiamento di normative che siano meno restrittive di quelle esistenti “dal lontano 2013” e che, oggi, possono risultare obsolete visto che la situazione territoriale delle attività ludiche presenti sulla nostra Penisola si è evoluta, e non poco. Invece, il M5S vuole stare fermo a quell’anno, a quelle norme, a quelle disposizioni: invitando i consiglieri della Regione Puglia a non votare cambiamenti meno restrittivi. Anzi, gli stessi vengono sollecitati a non ridurre le distanze dai cosiddetti luoghi sensibili per le attività di gioco ed a continuare a portare avanti l’argomento del distanziometro come previsto dalla già citata legge del “lontano 2013”.

Distanziometro che alcuni ancora oggi ritengono un valido strumento per contrastare il gioco problematico, anche se è stato acclarato che ciò non corrisponde affatto al vero. Oltre tutto, e veramente sembra proprio un paradosso, si fa leva da parte del Movimento nei confronti dei consiglieri pugliesi con un “discorso moralistico”: come fanno gli stessi consiglieri che nel 2013 hanno votato per la legge oggi vigente, a “cambiare bandiera” e volerne una più permissiva? Come se i consiglieri si “rimangiassero gli impegni presi” e cambiassero il loro modo di pensare… Sembra di trovarci in un altro tempo e con un modo di pensare “obsoleto” che non vuole adeguarsi ai tempi ed all’evoluzione tecnologica che pervade qualsiasi settore: figuriamoci, poi, quello del gioco che ne fa una parte essenziale del proprio essere. Ma, evidentemente, gli uomini e le donne del Movimento Cinque Stelle, che pure dichiarano di essere uno schieramento del “cambiamento”, quindi, e che fanno dell’uso della “modernità” parte integrante della loro idea politica, rimangono ancorati a decisioni prese nel 2013 e non si vogliono spostare da questo indirizzo.

La visione meno restrittiva della legge approvata in quell’anno non è vista assolutamente di buon occhio e si ritiene che sia “troppo meno restrittiva” per arrivare al contrasto della ludopatia e che vada ad azzerare quasi completamente i punti ritenuti “sensibili”. Tali luoghi sensibili, con la norma che si vorrebbe variare, sono “ridotti” a scuole superiori, università e biblioteche, ed andrebbe a ridurre il distanziometro da 500 metri a 250, in pratica dimezzandolo: ma questo, senza dubbio, è da attribuirsi al fatto che altrimenti non vi sarebbe speranza alcuna per qualsivoglia attività ludica di poter aprire un’attività commerciale che sia degna di questo nome in una parte ritenuta commerciale da un punto di vista economico. E questo discorso appare alquanto lontano dalla mentalità dei consiglieri del M5S e per questo si stanno battendo, opponendosi strenuamente alla variazione che si è prospettata di questa famigerata “legge sul gioco del 2013”.

Ma i tempi cambiano: non bisognerebbe ostinarsi continuamente a voler tenere il gioco pubblico in ostaggio di strumenti che dovrebbero contrastare il gioco problematico, ma che non hanno la capacità di fare alcunché per questo disagio che andrebbe, invece, contrastato con l’informazione, la cultura, la conoscenza e la consapevolezza. Come è riprovato non siano “utile” allargare a dismisura il “parco dei luoghi sensibili” poiché altrimenti si copre tutto il territorio e non rimane assolutamente mai uno spazio “commercialmente utile” per le attività di gioco: apparentemente è quello lo scopo di questo schieramento politico che, d’altra parte, non ha disconosciuto tale suo intendimento. E non solo: ci si lamenta anche, sempre per opporsi alla variazione ed innovazione della Legge 2013, che il Presidente della Regione non si sia espresso in merito a “questa situazione vergognosa” (parole dei Cinque Stelle) se non con qualche dichiarazione di facciata che non ha espresso nulla di positivo.

Anzi, questa appare la situazione adatta per scagliarsi contro le attività del Presidente della Regione Puglia che si ritiene responsabile di non affrontare la diffusione del disturbo da gioco d’azzardo a causa della inconsistenza della sua opera come assessore alla sanità: infatti, non si è messa in atto alcuna azione concreta per la prevenzione del gioco problematico, aspetto in cui appare che le istituzioni regionali pugliesi latitino da anni. Neppure si conosce la fine che ha fatto l’Osservatorio regionale contro il gioco d’azzardo patologico che avrebbe dovuto lavorare con le istituzioni locali e le associazioni di categoria per il monitoraggio del territorio e non si sa nulla delle campagne di informazione e sensibilizzazione sui rischi legati al disturbo da gioco d’azzardo per cui erano stati stanziati fondi nel bilancio 2016 e 2017. Come si può vedere da queste dichiarazioni, i consiglieri dei 5 Stelle sono accaniti, e non poco, sottolineando che sperano di non essere i soli a battersi contro le lobby del gioco d’azzardo.

Di parere assolutamente contrario a questo “dire e fare del Movimento Cinque Stelle” è Acadi, Associazione Concessionari di Giochi Pubblici affiliata a Confcommercio Imprese per l’Italia, ma prima bisogna specificare quale è la “voce” di Acadi: rappresenta oltre il 70% del sistema di controllo del gioco pubblico e regolamentato in Italia che va a generare e versare oltre 7 dei circa 10 miliardi di euro all’anno di gettito erariale. Dopo questa premessa, ecco una nota diramata appunto da questa Associazione che “ha avuto modo di rappresentare che un distanziometro espulsivo come quello della legge della Regione Puglia del 13 dicembre 2013, è in grado di determinare conseguenze nefaste sul piano della mancata tutela della salute dei cittadini, dell’ordine pubblico, del gettito erariali, e su tutti dell’impresa e del lavoro”. É evidente che Acadi condivida la necessità di arrivare a norme meno restrittive che salvaguardino le esigenze di tutela della libertà di impresa, dei livelli occupazionali, della legalità e della salute dei giocatori: la legge regionale del 2013 va a compromettere il percorso commerciale di tante aziende ludiche con strumenti inidonei rispetto agli scopi che vengono dichiarati di tutela del disturbo da gioco d’azzardo e disturbo da scommesse sportive online.

Giugno 18, 2019: •
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