L’agonia del Casino di Campione d’Italia continua

Il DL Crescita alla volata finale in Senato e per quanto riguarda “indirettamente” il mondo del gioco e dei migliori siti di casino, l’attenzione è focalizzata sulle norme che destinano 5 milioni di euro a favore del Comune di Campione d’Italia, per esigenze di bilancio: le cui sorti potrebbero collegarsi, e che anzi sono collegate a doppio filo, a quelle del Casa da Gioco campionese ed anche a quelle dei suoi ex dipendenti. Quindi, cinque milioni di euro in arrivo e, forse, l’immediata esecutività della delibera del Primo Cittadino di allora, Roberto Salmoiraghi, che nell’agosto scorso tagliava la pianta organica dello stesso Comune di ben 84 unità. Dunque, il disegno di conversione in legge del Dl Crescita si sta concludendo in Senato ed il Consiglio di Stato è chiamato a discutere il ricorso presentato dal Commissario Prefettizio Giorgio Zanzi contro l’ordinanza del Tar del Lazio che aveva sospeso sino a novembre l’efficacia della delibera. Certamente il nodo tra Comune e Casa da Gioco di Campione d’Italia è sempre “più ingarbugliato” che spetta al Commissario Straordinario del Casinò, Maurizio Bruschi, tentare di sciogliere.

O meglio, quest’ultimo dovrebbe trovare un suggerimento da sottoporre al Governo e rintracciare quali possano essere i “fili da tirare” per “sgarbugliare questa matassa” e come, sopratutto, riuscire a dipanarla. Non essendoci precedenti per “questa storia” che coinvolge i due Enti, risulta assai difficile trovare una soluzione a breve: non solo, la situazione attuale può essere paragonabile, con le debite differenze, a chi viene colpito da una malattia rara, oppure addirittura sconosciuta: non si sa “che pesci pigliare”, visto che non vi sono esperienze già maturate alle quali potersi riferire. Oltre tutto, trattandosi di gioco, diventa tutto ancora più complicato dato che l’attuale Esecutivo Giallo-Verde quando si presentano situazioni intricate che coinvolgono questo settore… si “ritrae” e preferisce guardare da un’altra parte! Il percorso, al momento, risulta ancora arduo e tutto da costruire con le difficoltà reali e con le resistenze di fatto che vengono messe in campo ed anche, come detto, con la mancata possibilità di fare un qualsiasi riferimento ad una storia precedente.

In questi mesi, in realtà, si è sentito di tutto e di più: cose argomentate a volte bene, ma a volte non realistiche e, comunque, senza alcun esito. Purtroppo, ad oggi la situazione è esattamente quella del “lontano” 27 luglio 2018: siamo, quindi, ad un anno di distanza e nulla è cambiato! Casa da Gioco ancora chiusa, dipendenti a casa senza stipendio e dipendenti comunali al lavoro, ma senza stipendio e non si comprende quale sia il peggio: indubbiamente, non è un bel “quadretto” e le famiglie che sono coinvolte in questa grande confusione “ringraziano” di cuore per non poter programmare il loro futuro! Di certo se la realtà campionese si fosse retta su di un’altra attività economica, probabilmente i tempi sarebbero stati diversi e la situazione non sarebbe così complicata ed anomale: si sa, infatti, che la chiusura del Casinò non ha giovato ai cittadini di Campione d’Italia, ma neanche alle altre regioni d’Italia. É sin troppo evidente che circa 80 milioni di euro di mancati incassi significano, inevitabilmente, anche mancate tasse e, pure, che tutto questo risulta ad esclusivo beneficio delle case da gioco svizzere e, sopratutto ticinesi, che hanno saputo sfruttare il momento negativo del Casinò di Campione d’Italia ed hanno acquisito il suo parco clienti.

Così facendo, sono riusciti a capitalizzare al meglio la condizione competitiva radicalmente cambiata. Però questa è la legge del commercio ed anche quella universale: “mors tua vita mea” e questo, seppur alquanto triste, è assolutamente incontrovertibile. Senza dimenticare che quando si acquisisce una certa posizione di “potere economico” non vi si vuole rinunciare con facilità: termine questo, facilità, che non si vede all’orizzonte per quanto riguarda la soluzione della Casa da Gioco di Campione. Ed un altro termine che ben si addice a questo momento storico del Casinò campionese è brevità: anche se la situazione è gravissima per i dipendenti di entrambi di Enti non sarà né di facile né di breve soluzione. Oltre tutto bisognerebbe anche chiarire se esiste veramente la volontà di riaprire questa benedetta Casa da Gioco: e se non c’è sarebbe meglio dichiararlo subito per non aumentare ad oltranza quel senso di pessimismo che pervade le persone che, loro malgrado, sono state coinvolte in questo gravissimo evento.

E sono tanti i soggetti che si trovano a disagio economicamente e psicologicamente al pensiero che sino all’anno scorso lavoravano in due Enti che avrebbero dovuto significare un’unica cosa: garanzia di Stato e sicurezza assoluta. Ma non è stato così, ma non certo per colpa loro, ma di gestioni amministrative assolutamente discutibili. Per chiudere, poi, con le dissertazioni variegate sulla vita commerciale del Comune e della Casa da Gioco di Campione d’Italia bisogna sottolineare che perseverare nel non prendere decisioni od iniziative per “salvare” quella struttura ludica significa, oggi, lasciare andare alla deriva una parte rappresentativa del nostro italico gioco: l’azienda campionese con la sua immagine architettonica imponente ha richiamato per anni visitatori e giocatori che sono stati accolti in un ambiente elegante, sicuro, legale.

É ovvio che i giocatori abituati a “quello stile” siano dirottati in altri lidi simili a questo ed anche che gli stessi abbiano approfittato di questa situazione ai limiti della comprensione. Infatti, non si riesce a percepire il motivo per il quale lo Stato non sia intervenuto a salvare “una sua proprietà”, difendere i dipendenti che operavano professionalmente al suo interno ed a salvaguardare il territorio: senza dimenticare il risvolto relativo al turismo che gravitava attorno alla Casa da Gioco. Un anno di chiusura, e questo vale per qualsiasi attività commerciale, è veramente tanto ed i danni che sono conseguenti saranno indubbiamente ingenti. Ma trattandosi di gioco, ovviamente, al nostro Esecutivo Giallo-Verde non interessa intervenire, neppure per una struttura così impegnativa e con così tanti dipendenti il cui futuro è indubbiamente incerto ed oscuro: ma quest’ultimo “riscontro” senza dubbio è a conoscenza del nostro vice premier penta-stellato Ministro dello Sviluppo Economico e del Lavoro, nonché delle Politiche Sociali, Luigi Di Maio.

Luglio 7, 2019: •
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