Per migliorare il gioco d’azzardo serve un Governo responsabile

con un governo responsabile il settore del gioco azzardo legale puo crescere

Oggi più che mai che potrebbe davvero aprirsi il capitolo del riordino nazionale dell’intero settore del gioco e dei nuovi casino, servirebbe comprendere la motivazione che ha spinto alcuni Esecutivi, partendo da quelli “a quattro mani” per arrivare (ahimè) anche a quello di Mario Draghi, ad esimersi dalla responsabilità di intervenire nella regolamentazione del gioco pubblico, consentendo alle Regioni di emettere “leggi e leggine” che si sono alla fine ritorte proprio nei confronti delle Amministrazioni che le hanno create e messe in campo. Leggi Regionali che, purtroppo, hanno condotto il settore ludico alla situazione attuale, disastrosa economicamente e tragica territorialmente laddove esistono attività di gioco addirittura espulse dalle proprie realtà territoriali. Dunque, già comprendere questa motivazione “bizzarra” sarebbe un notevole passo in avanti, anche se di certo non risolverebbe le sorti di tante aziende, ma la risposta potrebbe forse dare una mossa per la messa in campo di una nuova regolamentazione del gioco.

Di certo, oggi, la tutela della legalità non può considerarsi un compito solo dello Stato, ma deve essere accompagnato anche dal settore che la rappresenta e che deve senza dubbio “fare di più”. Ma ciò non esonera lo stesso Stato dalle sue responsabilità, sopratutto di aver “girato la testa dall’altra parte” in questi ultimi quattro anni quando il settore dei giochi dichiarava apertamente, ed in più occasioni comprese in quelle di piazza, che esistevano criticità da attribuirsi alle famigerate Leggi Regionali sul Gioco. Norme che dovevano essere cambiate, anzi che non avrebbero dovuto esistere se lo Stato “avesse aperto gli occhi prima” rendendosi in effetti conto della situazione del “suo” mondo dei giochi: è da ritenersi questo il momento giusto per arginare una situazione che si trascina da tempo e che il Governo, purtroppo, ha consentito. Servirebbe attuare con più velocità il piano di sviluppo di cui si sta parlando, attivandolo in modo esclusivo per i concessionari della rete la gestione telematica del gioco tramite i suoi apparecchi.

Così gli stessi concessionari, proporzionalmente alla loro raccolta, potrebbero contribuire a studi e ricerche nell’ambito di un Piano Annuale gestito dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli finalizzato allo sviluppo del gioco responsabile e sicuro. Ciò offrirebbe un approfondimento specifico per ogni comparto per la tutela della salute e per la sicurezza dei giocatori e consentirebbe di allargare la conoscenza di dati ed informazioni. Anche in questo modo si potrebbero raccogliere dati per un miglioramento qualitativo della normativa che si andrà ad effettuare a breve, e come confermato ancora una volta dal sottosegretario Freni. Si potrebbe forse andare “a chiudere quei vuoti decisionali” che il Governo ha messo in atto e che hanno portato a quella sorta di “abdicazione decisionale” nell’ambito del gioco a favore delle Amministrazioni Regionali, come se lo stesso gioco pubblico non fosse più di pertinenza del Governo centrale, ma bensì di competenza locale. Cosa che non è più “gradita” all’intera industria del gioco che desidererebbe avere nello stesso Governo centrale il suo unico e reale punto di riferimento.

Può anche essere, anche se onestamente ci sembra davvero assurdo, che tale “abdicazione” del Governo centrale nelle decisioni relative al gioco sia dipesa dal troppo ritardo che negli anni si è accumulato nelle decisioni da intraprendere: motivo per il quale lo stesso Governo centrale ha pensato di demandare il tutto alle Regioni. E non si deve dimenticare che questa problematica era già emersa nel 2017 in Conferenza Unificata dove già allora si era posto il “problema decisionale”: in quella stessa Conferenza poi era uscita la famosa Intesa, mai seguita dal relativo decreto attuativo, che l’ha fatta diventare un accordo “inutile” poiché privo della sua forza legislativa. Anche se, sempre più frequentemente, viene tirata in ballo persino dai Giudici dei TAR che sono arrivati ad attribuirgli una “sua validità”, proprio per essere aiutati a stemperare le asperità che mano mano sono venute alla luce. Forse sarebbe il caso di prendere, come si suole dire “il toro per le corna” e mettersi all’opera per il riordino nazionale del gioco e delle scommesse sportive, sembrerebbe davvero giunta l’ora giusta per “ricostituire i giusti ruoli”!

Anche per equilibrare gli interessi del Governo centrale e quelli locali serve decisamente il riordino e l’omogeneità della normativa che deve essere sfrondata da tutta quella sovrapposizione di norme che si vanno inevitabilmente ad elidere e che complicano la vita delle attività di gioco anziché regolamentarla. E cosa che obbliga troppo spesso gli operatori a rivolgersi ai vari TAR per vedere acclarato, o meno, il proprio “diritto ad esistere”: un cammino a volte pericoloso, evidentemente assai costoso sia nel danaro che nel tempo che si mette a disposizione. Ed, in ogni caso, tutto quanto sopra fa sempre emergere il ritardo con il quale il Legislatore avrebbe potuto attivarsi di fronte ad una valanga di norme ed ordinanze che hanno finito per destabilizzare sia le imprese che il mercato del gioco e delle app casino, già penalizzato dal Decreto Dignità con il divieto di pubblicità ai giochi che ha infierito “senza pietà” sulla situazione economica dell’intero mondo dei giochi.

Ed anche qui, la responsabilità del Governo centrale c’è, indubbiamente. Quel provvedimento ottenuto ed emesso con una velocità supersonica da un certo schieramento politico non vedeva l’ora di bloccare con ogni mezzo l’espansione dell’uso del gioco e del poker sul territorio e che non ha tenuto prima di tutto presente che il giocatore italiano esiste, segue e ricerca il gioco e se non lo trova dalla parte legale, si confronta anche con quello che non lo è che, di contro, è sempre raggiungibile. Da questo si potrebbe anche evincere che il divieto di pubblicità (posto che proibire una cosa è come incentivarne l’uso e l’esperienza antica avrebbe dovuto insegnare qualcosa) ha aiutare il gioco illegale a progredire nel suo cammino verso l’appropriarsi di una parte di territorio, rimpinguando le sue casse che non hanno certo bisogno di essere sostenute dallo Stato. Perché così è accaduto e di questo il Governo centrale dovrebbe coscientemente ammettere la sua responsabilità, considerando che più di un esperto in materia ha confermato ampiamente il susseguirsi di tale percorso.

Data Pubblicazione: 18 Dicembre 2021 ore 18:00

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