L’innovativo modello concessorio per il gioco d’azzardo legale

bandi di gara per il gioco azzardo sembrano essere davvero innovativi e confortanti

Prima di passare all’argomento che oggi “ci piace” trattare, si vorrebbe sottolineare a chi si prenderà l’onere di mettere in campo il riordino del gioco e dei siti per giocare alle slot, che la figura dei gestori degli apparecchi da intrattenimento è stata ignorata per anni, insieme alla figura dei fornitori di connettività nel gioco a distanza e per la raccolta delle scommesse su rete fisica. Serve senza dubbio farne “un tracciamento” e delinearne il relativo perimetro di responsabilità ed il regime dei rapporti che costoro intrattengono con gli altri soggetti della filiera. E perché si parla di queste figure ludiche prima dei bandi di gara? Perché direttamente od indirettamente sono soggetti coinvolti in questi bandi che si aspettano da tempo (insieme al riordino del gioco) e che vengono continuamente spostati “in susseguenza” e dei quali ancora oggi non si riesce a valutare la tempistica, seppur ipotetica: si spazia dall’inizio di quest’anno, all’anno prossimo. Senza date certe e senza alcuna sicurezza, termine che rappresenta “degnamente” la vita attuale del mondo dei giochi.

Ed ora si può affrontare l’argomento dei bandi gara da interpretarsi come strumento che dovrebbe mirare ad un armonico sviluppo dell’intero comparto e che stabilisca anche una certa stabilità di risorse per le casse erariali, sempre bisognose di “ingressi corposi” che, peraltro, il gioco d’azzardo ha sempre garantito negli anni. Proprio per questo forse, sarebbe opportuno assegnare agli oneri delle concessioni un rapporto effettivo con la redditività dell’attività ancorata al conferimento della concessione: ovviamente, un rapporto equo tra risorse erariali e conti aziendali dovrebbe garantire una sicurezza maggiore e, sopratutto, supportare una certa stabilità a lungo termine dell’azienda cui viene rilasciata la concessione stessa. Inoltre, potrebbe anche diventare necessario evitare troppe limitazioni ai partecipanti alla raccolta dei giochi, sia direttamente che indirettamente: infatti, il gioco a distanza è racchiuso in una cornice normativa ristretta e dove è stato previsto un tetto massimo nelle assegnazioni.

Pare abbastanza evidente che così si corre il rischio di una concentrazione troppo accentuata del mercato, raggruppata “su pochi soggetti” e ciò, senza dubbio, non farebbe bene allo stesso mercato a distanza, come pure al gioco terrestre. Si potrebbe ipotizzare che se si riuscissero ad evitare concentrazioni troppe accentuate e si prevedesse l’accesso ai bandi ad una varietà di soggetti di dimensioni diverse anche economicamente, si andrebbero ad eliminare quelle “posizioni dominanti” magari di soggetti troppo “abbondanti a livello finanziario” che sarebbero indiscutibilmente destinate a limitare una corretta concorrenza tra le imprese. E così, senz’altro, si renderebbe il mercato più armonico ed anche più monitorabile. Poste queste premesse, si potrebbe anche pensare ad una concessione per gli apparecchi che preveda la garanzia dell’offerta di gioco nei bar e nelle tabaccherie, con modello concessorio che preveda due tipologie di concessione.

Una per la gestione della rete telematica cui devono collegarsi tutti gli apparecchi in uso e l’altra per la raccolta del gioco e per gli operatori che direttamente organizzano e gestiscono l’installazione degli apparecchi e la gestione dei rapporti con gli esercizi presso i quali gli apparecchi vengono installati. Questo modello “binario” senz’altro renderebbe più leggibile e sicuro l’assetto dell’intero comparto e supererebbe le molteplici contraddizioni che si sono sviluppate negli ultimi anni. Ma senza “allargarci” in modo eccessivo nell’esposizione di un modello futuro di concessione e di distribuzione (che non è esattamente il nostro compito), si potrebbe sottolineare che dovrebbe basarsi su specifici elementi di certezza nell’offerta e di sicurezza nelle modalità di gioco: ed il tutto dovrebbe sottostare ad una rete organizzata per i relativi controlli. Ed, infine, a favore di questo “modello”, si vuole aggiungere che porterebbe alla realizzazione di una rete ben articolata di punti di gioco, con le relative offerte: rete che vada a comprendere sale ed esercizi tipo bar e tabaccherie, esercizi generalisti certificati sulla base di requisiti piuttosto stringenti.

Tutte cose che consentirebbero l’introduzione di nuove tecnologie (forse già pronte) che garantiscano modalità di gioco e strumenti di controllo a tutela e garanzia della salute dei giocatori. A seguito di questo possibile nuovo sviluppo nel gestire i punti di gioco, sarebbe indispensabile l’impegno per gli operatori della formazione obbligatoria: non dovrebbe anche mancare, ma è una richiesta che è già stata sottoposta, la creazione di un Registro per tutti gli operatori che provvedono, in ogni forma, alla raccolta del gioco e delle scommesse. Abbinato all’idea di un nuovo modello concessorio, con tutto quello che lo circonda, dovrebbe trovare spazio anche un “cambio” nel regime fiscale. Quindi, dato per scontato che il modello costruito sulla “Riserva di Stato” che rappresenta la legalità sul territorio può continuare ed esistere, seppur rivisitato ed aggiornato, il regime fiscale andrebbe rivisto tenendo conto della “vera” redditività delle imprese del settore. E regime fiscale che, però, dovrebbe fornire agli operatori delle certezze e non cambiare “ad ogni soffio di vento” come sta accadendo da tanti anni.

Infatti, quando il Governo centrale deve “recuperare risorse” dove va? Finora, quasi sempre dal gioco aumentandone la tassazione, visto che quest’ultimo ha sempre e comunque risposto: “Presente”: ma chissà se oggi potrebbe essere ancora così. Qualche dubbio sovviene: il gioco pubblico, comprese le applicazioni gratis dei casino, ed i suoi operatori hanno necessità di sapere la tassazione quale sarà e per quanto tempo lo sarà, ben sapendo che è un’impresa forse complicata, sopratutto quando si cerca di ricostruire un’economia, ma è inconcepibile che gli importi che si richiedono al mondo ludico siano così “variabili” nella quota e nel tempo. Forse, si potrebbe anche prendere in esame una “tassazione sul margine” (richiesta più volte dagli operatori) anziché quella che è stata imposta sinora e con importi oggi insostenibili. A nessun altro settore accade questo: quindi, con i prossimi interventi che si studieranno per il gioco pubblico, ammesso che verranno davvero portati a termine, si spera che il pensiero del Governo centrale si “allarghi” a comprendere anche il gioco tra i settori “normali” di servizi e, quindi, che lo si tratti alla stregua di qualsiasi altro settore similare. E questo è senz’altro un argomento “molto scomodo e delicato”, come quasi tutto quello che concerne il mondo dei giochi.


Ci Mettiamo la Faccia

Giornalista Vanessa Maggi

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Pubblicazione: 21 Dicembre 2021 ore 18:00
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