Le imprese di gioco verso il baratro: Basta tasse

basta tasse alle imprese di gioco

Forse le istituzioni, centrale e decentralizzate, pensano che il mondo dei giochi sia effettivamente un “pozzo senza fondo” e che allo stesso vada bene tutto ciò che viene imposto alle attività ludiche che agiscono a nome e per conto dello stesso Stato, in virtù delle concessioni, anche rilasciate ai casino online aams, che fanno proporre l’offerta di gioco pubblico (e quindi lecito) ai cittadini: oggi, però, non è più così, Ciò che sino all’anno scorso poteva essere “sopportato” dalle imprese di gioco perché “il cassetto era sostanzioso”, oggi non lo è assolutamente più ed ecco perché cominciano a sentirsi quegli “strani scricchiolii” nel settore dei giochi che, certamente, non fanno presagire nulla di buono. E, sopratutto, ecco perché l’Associazione gestori e costruttori apparecchi da intrattenimento, Agcai, si è mossa per rivolgersi direttamente al nostro Premier per fargli giungere “lo stato d’animo” degli operatori di questo segmento: senz’altro quello maggiormente colpito dai vari provvedimenti che il nuovo Esecutivo Giallo-Verde ha messo in campo nei confronti del mondo dei giochi.

Si continua a sottolineare quanto il segmento dei gestori delle Awp conti di parecchie imprese, circa tremila che danno lavoro ad oltre 100mila risorse che si potrebbero chiamare “dipendenti dello Stato”: infatti, con il loro lavoro consentono la distribuzione di un prodotto statale sul territorio, incassandone gli introiti. Incassi dei quali ogni quindici giorni viene versata all’Erario una sostenuta percentuale, circa il 70%, e versamento che non ammette deroghe o scuse. Infatti, questi “operatori, “dipendenti” dello Stato”, ogni giorno, rischiano furti ed a volte anche l’incolumità personale poiché spesso vengono aggrediti e derubati dell’incasso che sono costretti a versare nonostante questi accadimenti dei quali l’Erario “non vuole avere contezza”. Quindi, l’Agcai “pretende” che i rappresentanti delle istituzioni che governano il Paese portino “un po’ di rispetto” per questi operatori e che non continuino ad emettere provvedimenti e nuove tassazioni solo nei confronti di questo segmento del gioco che già deve “convivere”, forzatamente, con norme restrittive ad oltranza.

Con gli aumenti del Preu recentemente applicati dal Governo, oltre che “rovinare” i giocatori poiché sono state ridotte le percentuali di vincita, si stanno rovinando anche le imprese che non riescono più a sostenere la “gestione aziendale” come qualsiasi altra attività di diverso settore. Si stanno costringendo gli operatori a richiedere prestiti in banca per far fronte agli impegni che, essendo concessionari di Stato, devono rispettare. Non vi è dubbio che questa situazione, oggi, corrisponde a verità e si è disposti a dimostrarla in un eventuale incontro con le istituzioni: incontri che si continuano a richiedere ma che, purtroppo, non vengono mai accolti. É chiaro che questa “denuncia” al Premier Conte è il seguito dell’ultimo ed ulteriore aumento del Preu, inserito nel Decretone che farà fronte al reddito di cittadinanza ed alla quota 100, per i quali si è dichiarato che verranno attinte ancora dal gioco “alcune risorse che mancano”.

E questo non è certamente più sostenibile: le imprese sono al collasso, i cassetti alla sera sono semi-vuoti, le tasse sempre più alte ed il tutto non riesce a giustificare il tenere aperta un’azienda solo perché “riserva di Stato”, ma che dallo stesso Stato non viene affatto tutelata e difesa, bensì vessata e presa di mira con qualsivoglia provvedimento economico. Ma, invece, provvedimenti e riforme a favore del gioco non ne vengono né pensati né tanto meno emessi, anche se si stanno aspettando con ansia per la sopravvivenza dello stesso settore ludico che da tempo ne aspetta la sua riforma ed il suo riordino. Chissà se il Governo Giallo-Verde si preoccupa della “vita” delle attività di gioco: che possa essere almeno dignitosa e che almeno con ciò che rimane degli incassi si possano pagare almeno i dipendenti, prima che sopravvenga addirittura l’eventualità di un loro licenziamento, dovuto sempre alle “ingerenze economiche e fiscali” dello Stato.

Ma la sensazione che si percepisce è che di questo non si preoccupi alcuno e che si pensi (erroneamente) che “tanto il mondo (effimero) dei giochi riesca a sopportare e sopperire a qualsivoglia tassazione ed impegno che viene imposto”. Quindi, onestamente, si ritiene che questo Esecutivo, questo famoso Governo del Cambiamento, non voglia approfondire la situazione del settore ludico, né sentire le sue esigenze e le sue problematiche. Vi si scaglia contro quando serve in campagna elettorale, salvo poi a ricorrervi per far quadrare il bilancio statale, come già successo in pratica con altre Legislature precedenti che si sono comportate nell’identico modo. Sì, forse si può dichiarare che questi nuovi schieramenti che governano il Paese siano più agguerriti, abbiano dalla loro parte la “freschezza della gioventù politica, che forse può anche farli sbagliare in alcune scelte, abbiano dalla loro il “dono della comunicazione” che fa percepire positivamente anche “qualcosa di negativo”.

Ma quello che è certo è che i giochi non possono essere trattati in questo modo. Si deve ricordare che le imprese del settore, grandi o piccole che siano, sono sempre composte da cittadini onesti che fanno il proprio lavoro, si adeguano alle leggi, pagano (profumatamente) tasse e concessioni e non meritano di essere demonizzati e vessati in questo modo. Ma tutta la filiera avrebbe questo diritto, certamente non solo il segmento delle apparecchiature da intrattenimento: ed anche in questo il trattamento non è equanime. Ma cosa c’è di giusto nei rapporti tra Stato e mondo dei giochi? Poco o niente e non si ha paura di essere smentiti! Infatti, tanta battaglia contro il gioco d’azzardo, tanto ardore nel ritenerlo “immorale” e, quindi, nel volerlo “spazzare via” dall’italico territorio… ma poi, alla fine dei conti, si offre al pubblico non una, ma ben due nuove lotterie statali, naturalmente escluse da tutti i provvedimenti di divieto inseriti (per gli altri giochi) nel famigerato Decreto Dignità. Cosa significa questo? Certamente una sorta di non equilibrio e non equità: ma di equità quando si parla di giochi non importa a nessuno: tanto meno al nuovo Esecutivo Giallo-Verde ed in modo particolare al vice premier penta-stellato.


Ci Mettiamo la Faccia

Giornalista Vanessa Maggi

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Pubblicazione: 10 Febbraio 2019 ore 12:00
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