Le imprese di gioco d’azzardo sono con l’acqua alla gola

imprese di gioco italiane in forte difficolta

Aver ottenuto dal Ministro dello Sviluppo Economico, Stefano Patuanelli, l’assicurazione che avrebbe valutato attentamente insieme al Ministro Speranza della Sanità ed al Comitato Tecnico Scientifico la valutazione di “non essenzialità” di alcune determinate categorie, special modo nell’intrattenimento, appare ai settori che non sono stati mai ascoltati, o quanto meno che non hanno avuto risposta alle proprie richieste, davvero un “lunghissimo” passo in avanti. Ciò forse suggerirebbe, infatti, riuscire ad ottenere un realistico confronto istituzioni-esercizi commerciali, comparto ridotto veramente allo stremo e che non riesce più a fronteggiare l’attuale situazione. In effetti per qualche attività la realtà si concretizza nel tenere aperto il proprio esercizio soltanto per qualche ora al giorno, mentre per altri purtroppo l’attualità è la chiusura totale che si trascina ancora oggi e da tempo “immemorabile”. Quindi, la revisione della “non essenzialità” seppur dopo tantissime richieste sottoposte in questo senso special modo dal mondo del gioco all’attuale Esecutivo, sembra davvero una tanto sospirata “vittoria”.

Ma sperando, però, che ciò non si concluda con una “vittoria di Pirro” di buona memoria che non porterebbe nulla di positivo né alle imprese, né agli operatori né, sopratutto, ai lavoratori. Ecco perché dopo questa assicurazione per incanto e di conseguenza, viene vissuta forse con minor peso l’ulteriore chiusura imposta alle sale gioco, scommesse, bingo e casinò sino al 5 marzo poiché si spera che in questo lasso di tempo si possano raccogliere risultati positivi conseguenti ad alcune promesse fatte dall’Esecutivo: prima dal Premier Conte nel corso di una conferenza stampa della scorsa settimana coincidente a chiarimenti ai giornalisti relativi alla crisi del Governo, dove il gioco gli aveva appunto strappato una promessa di esame delle richieste di settore e dopo quella ricevuta appunto dal Ministro Patuanelli e riferita qualche riga più sopra. Soltanto che la volontà di tutta l’industria del gioco di rialzare le saracinesche e riprendere il proprio lavoro è così intensa che la scorsa settimana le associazioni di categoria e le forze sindacali dei pubblici esercizi hanno avviato un confronto con il Governo centrale proprio con il fine di una possibile riapertura in assoluta sicurezza.

D’altra parte non vi è alcun dubbio che in questi ultimi mesi tutte le insinuazioni sulla sicurezza delle attività “non essenziali”, che comprendo tutti i casino online italiani, abbiano inciso non poco sulla reputazione di tali attività, e non solo di quelle del gioco ovviamente. Proprio per questo le associazioni hanno sottoposto al MISE, Ministero dello Sviluppo Economico, un documento per tenere accese le luci sugli esercizi pubblici di tutto il Paese che meritano senz’altro più attenzione e più rispetto perché sono proprio questi esercizi che aiutano lo stesso Paese a “stare in piedi”. Ormai, le istanze che si sottopongono al Governo sono tutte convogliate alla riapertura delle attività commerciali, anche condizionate ad orari ed anche gradualmente, in modo da poter garantire la continuità aziendale per almeno 300mila imprese che nell’ultimo anno hanno registrato perdite considerevoli e che non riescono a vedere uno spiraglio per il futuro. C’è speranza che queste ultime richieste vengano davvero prese in considerazione come anche la possibilità di definire i dettagli per il ritorno alla normalità anche se, obbiettivamente, i dati relativi al virus lasciano parecchie perplessità.

Serve anche prendere nota che il nuovo Decreto Ristori deciderebbe risorse per circa 7 miliardi anche per il comparto dei pubblici esercizi: e per questo non si deve dimenticare che il mondo della ristorazione, nello scorso anno, è rimasto chiuso in media 160 giorni, mentre i locali di intrattenimento hanno in pratica subito quasi un anno di chiusura poiché sono stati i primi ad essere stati chiusi senza alcun orario alternativo: chiusura che ancora oggi persiste e che lascia aperta per il momento soltanto la possibilità di un’eventuale riapertura per il 5 marzo prossimo, il che è abbastanza lontano. E senza dimenticare di sottolineare che tali esercizi avevano anche affrontato investimenti abbastanza impegnativi per uniformarsi ai protocolli richiesti per restare aperti ed implementare la sicurezza sanitaria sia per i propri dipendenti che per il pubblico e la propria utenza. Investimenti effettuati con risorse personali che stanno veramente esaurendosi.

Si spera che con questo ultimo Decreto Ristori arrivino effettivamente i sostegni indispensabili per le imprese del gioco d’azzardo pubblico e che siano stati applicati nuovi meccanismi per il calcolo dei contributi a fondo perduto su base annua. Ma anche che si sia pensato all’esenzione per i pubblici esercizi dal pagamento dell’IMU 2021 ed, ovviamente, al prolungamento degli ammortizzatori sociali sino al termine del periodo di emergenza sanitaria nonché ad un intervento sulle locazioni commerciali, incentivando i locatori a ridurre i canoni ed, infine, all’estensione a quindici anni del periodo di ammortamento anche dei prestiti sino a 800mila euro garantiti dal Fondo Centrale di Garanzia. Di certo, se questi interventi del Governo centrale si concretizzassero sarebbero l’ottimale, ma quando si parla del mondo del gioco avere delle “ampie riserve” è diventata, purtroppo, un’abitudine che continua a ripetersi.

Già rappresenta molto poter sperare di avere qualche provvedimento a favore del settore ludico per poter affrontare questa emergenza e per poter vedere la possibilità di un’uscita dal tunnel pandemico che ha messo tantissime attività commerciali in ginocchio: il che creerebbe evidentemente anche una problematica per quel che riguarda l’occupazione. Importante e sentito cruccio per tutto il mondo dei giochi e del poker che, come si sa, racchiude un numero considerevole di lavoratori sia diretti per le imprese di gioco che per quelli indiretti che lavorano in aziende che “girano attorno al gioco ed all’intrattenimento”. Come il settore ludico ha fatto più volte presente, è stato studiato e messo in pratica un “personale protocollo sanitario settoriale” per offrire maggiore sicurezza nell’eventualità di una ripartenza e si spera che questo possa agevolare le decisioni che il Governo centrale dovrà prendere e che deponga a favore della serietà delle imprese di gioco e che possa prevalere sulla loro tanto decretata “non essenzialità” cercando finalmente di mutare questa valutazione.

Data Pubblicazione: 2 Febbraio 2021 ore 13:45

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