Le imprese di gioco d’azzardo ed i “ristori istituzionali”

gioco e decreto ristori

Sono circa 212mila le imprese che avrebbero diritto a ricevere i “ristori istituzionali” messi a disposizione a fondo perduto per le attività che si sono ritrovate a dover chiudere i battenti per il contrasto al Coronavirus: si è ripetuto più volte in questi ultimi giorni che la chiusura imposta a tantissime aziende le ha assolutamente spiazzate facendole confrontare con una situazione economico-finanziaria da togliere il fiato. Sulla carta il Dpcm Ristori dovrebbe dare una mano per sostenere i bilanci di fine anno di tali imprese che si sono trovate dall’oggi al domani con le saracinesche abbassate: ne sa qualcosa il gioco, non i vari siti italiani di casino, che ha già subito in primavera la stessa chiusura con l’identica strana valutazione di rischio ed il medesimo “finale”. Quindi, ecco che dopo il lockdown primaverile si è presentato quello “autunno-inverno” che tanti speravano di evitare e che, invece, ha bussato alla porta, come era stato annunciato, per affrontare un’ondata d’urto di contagi pari alla prima, se non addirittura peggiore.

E si dice peggiore anche economicamente perché gli addetti ai lavori, special modo quelli del gioco che avevano già subito la prima lunghissima chiusura, si stavano da poco riappropriando del mercato, seppur con le varie complicazioni dettate dalla pandemìa e con i protocolli di rito. Ma questa è la situazione non solo del nostro Paese che si trova in ostaggio di questo infimo nemico invisibile così letale per le persone, ma anche distruttore delle diverse economie e delle varie filiere. Giusto quindi, anche se molto pesante a livello finanziario, che lo Stato centrale abbia pensato di provvedere al sostegno delle imprese chiuse per causa di forza maggiore. Il pensiero dei ristori a fondo perduto, sperando arrivino con una certa precisione vista l’esperienza precedente dove altrettante risorse sono ancora in giro per il territorio a caccia delle aziende e dei lavoratori da raggiungere, è stato gradito dagli operatori dei diversi settori anche se i ristori stanziati ed anche quelli a venire sembra non riescano a soddisfare completamente.

D’altra parte, era impensabile che uno Stato come quello italiano che danaro non ne ha proprio, potesse sostenere un contraccolpo economico di questo genere: oggi la politica, l’economia, gli esperti e le imprese in collaborazione pare si stiano impegnando per cercare di “salvare il salvabile”. Solamente che risulta lapalissiano che il Governo non riesca a trovane una “quadratura del cerchio”, ad accontentare tutti e che non riesca ad essere trasparente, ed a focalizzare davvero le diverse situazioni e le esigenze che attraversano i vari settori. Anche sotto questo profilo economico-finanziario pare che non si sia all’altezza di questa situazione e che non si riescano a fare progetti funzionali, rapidi, tangibili che possano almeno dare un “minimo sostegno reale” alle imprese che hanno necessità assoluta di “ossigeno economico” almeno per poter pensare di andare avanti nella propria attività una volta passata la pandemìa, ammesso che si riesca davvero a fronteggiarla e ad uscirne.

Come detto il Governo è riuscito a stanziare un miliardo di euro a favore di 212mila imprese circa: quelle più colpite dalle misure imposte a fronte della seconda ondata del Coronaviru. E, strano a dirsi e difficile da credere perché sino ad oggi il settore ludico non è stato sicuramente privilegiato nei vari Dpcm del Premier Conte, sembrerebbe che davvero le attività di gioco siano inserite in tali “ristori” a fondo perduto. Oggi pare confermato che i ristori raggiungano anche le attività delle lotterie, le scommesse e le case da gioco: i dati ufficiali comunicano che siano 1.478 i beneficiari della prima tranche di contributi a fondo perduto che si traducono in poco meno di 7,4 milioni di euro al settore ludico con un importo medio di circa 5mila euro che sono purtroppo veramente poca cosa in relazione ai tanti mesi di inattività forzata, ma meglio di nulla.

In effetti, e per tutti i settori, quanto messo a disposizione dalle istituzioni sia in questo Dpcm che in quelli precedenti è veramente poca cosa se si guarda il lunghissimo periodo di inoperosità cui le aziende sono state sottoposte: e non è soltanto una riflessione, ma in tanti programmi televisivi si alzano le grida di operatori assolutamente disperati della situazione e, sopratutto, demoralizzati delle continue promesse del Premier che non si concretizzano in realtà, od almeno in una realtà che possa considerarsi tangibile e che riesca a far superare i momenti di empasse. Neppure lo spostamento delle tasse in generale e di qualsiasi tipo all’anno prossimo e poi rateizzate riesce a prendere corpo in modo concreto. É evidente che regni rabbia e scontento a tutti i livelli: solo chi ha una solida forza finanziaria potrà resistere a tutti questi mesi di “stop” ed anche a questi “tira e molla” sugli orari di apertura delle attività. Infatti, si pensa già di riaprire i ristoranti ed i bar seppur con estrema attenzione alle norme di sicurezza per la salute.

E quindi perché sono stati chiusi? Scelta sbagliata? Ma si continua a sbagliare sistematicamente e non si riesce a trovare una strategia che possa dare un minimo di certezza a tutti. Sicuramente non appare né facile né raggiungibile “un qualcosa” che possa da un lato contenere l’allargamento del contagio e dall’altro sostenere l’economia: e, poi, quando si lasciano andare un po’ le redini, subito c’è il contraccolpo dell’aumento dei contagi. Cosa decidere diventa veramente impresa titanica e si stanno scontentando tutti i settori: la strada più concreta sarebbe quella di affrontare la “questione affitti e delle tasse”. Bisognerebbe congelare tutto e rimandare all’anno prossimo, quando la pandemìa comincerà a rientrare “nella normalità” ed i cittadini si saranno abituati a conviverci con tutti i margini di sicurezza indispensabili. Ma questo il Governo non lo fa e rinunciare alle tasse non vuole: ma non ha sentito i cittadini che non intendono pagare né multe, né cartelle esattoriali, né alcun tipo di tasse e non solo perché non hanno danaro, ma perché non lo ritengono giusto in questo momento? E le cose ingiuste si devono contestare, sempre.

Data Pubblicazione: 5 Dicembre 2020 ore 18:00

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