Lazio: Operatori di gioco d’azzardo in allerta

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Gli operatori del mondo del gioco e dei siti italiani migliori di casino online legali, e non solo quelli della Regione Lazio, più e più volte si sono rivolti alle istituzioni per fare le proprie rimostranze neppure a volte ascoltate, relativamente alle norme esistenti, ed anche per quelle che inevitabilmente continuano ad essere emesse, con beneplacito del Governo centrale. Sono tutte leggi capestro che non stanno raggiungendo altro scopo se non quello di aprire spazi immensi nei quali l’illegalità e la criminalità fanno assai poca fatica ad inserirsi. Con queste normative, ed anche con le conseguenze che provocano, sembra che si voglia quasi “far del male al gioco pubblico” e non, invece, proteggerlo come dovrebbe fare l’Esecutivo, essendo lo stesso gioco una sua “Riserva di Stato” e come tale dovrebbe essere rispettato e difeso. Due termini che davvero vengono poco applicati al gioco insieme a quello che si è permesso di fare fino ad oggi, destabilizzando il mercato ludico e mettendo le sue imprese “alle corde”.

Evidentemente, però, tale disastro non è sufficiente a “far muovere” il Governo che continua imperterrito nella sua latitanza, nell’assurda noncuranza ed anche nella sua “dimenticanza” relativamente alle promesse più volte profferite pubblicamente sul riordino nazionale dei giochi d’azzardo. In questi giorni, poi, sotto la lente di ingrandimento si staglia la Legge Regionale del Lazio con norme che vengono attenzionate sicuramente dagli operatori di quel territorio, ma anche dall’Osservatorio Regionale che non si tira di certo indietro: ci si riferisce special modo all’approvazione in Consiglio Regionale dell’articolo che rende retroattiva la legge sul gioco del 2013, rendendo valida tale legge anche per le attività già autorizzate ma, fortunatamente, consente tempo di adeguarsi… e meno male! L’Osservatorio in relazione a questa nuova mossa sottolinea che per le due varianti che sono state effettuate, una del 2018 e quella attuale non è stato ascoltato (vai a sapere qual’è l’effettivo motivo) il parere dello stesso Osservatorio quando, evidentemente, vi era il tempo ed il modo di farlo.

Sicuramente, l’esperienza dell’Osservatorio relativa anche alle leggi regionali di altri territori avrebbe potuto “forse aggiungere qualcosa” e suggerire proposte ulteriori. Ma visto che le cose stanno così, l’Osservatorio, come tante altre strutture del settore, sottolinea quanto sia divenuto indispensabile il riordino nazionale dei giochi che ponga fine ai continui aggiustamenti che le Regioni attuano, sovrapponendo norme che stanno creando una confusione assurda, tanto da non risultare più gestibile. Un’altra cosa importante da inserire nella Legge Regionale sono i corsi di formazione obbligatori per coloro che operano nel gioco: rappresenta un punto fondamentale per garantire la padronanza di gestire situazioni a rischio per i giocatori che non riescono a gestire le loro pulsioni verso il gioco. Ultima osservazione è quella di vietare il gioco nel raggio di 500 metri dai luoghi sensibili: cosa complicata e che obbligherà i Comuni a provvedere alla mappatura del territorio. Queste sono le riflessioni dell’Osservatorio.

Si passa ora a quelle dell’Associazione dei Concessionari Sale Bingo, Ascob, che ritiene questa legge totalmente espulsiva perché consente troppo potere ai Comuni che già ne hanno a sufficienza. Quindi, assoluta mancanza di fiducia in quello che è stato deciso: si evidenzia che nel 2015 a Roma erano aperte 22 sale bingo e che con il distanziometro a 500 metri se ne dovevano chiudere 20. Per questo si era considerato che Roma è ricolma di luoghi sensibili e, quindi, richiesto di abbassare il distanziometro a 200 metri per salvarne almeno alcune : ora, con la retroattività della legge, si è tornati al punto di partenza, anzi forse peggio. Si sta avvicinando pericolosamente l’effetto espulsivo. A questo punto, da Ascob si invoca l’applicazione dell’accordo della Conferenza Unificata 2017, che sempre più frequentemente viene ricordato ”con affetto” dai vari protagonisti del mondo dei giochi, poiché perdura l’assenza del riordino nazionale del settore che condiziona la vita commerciale degli operatori che non possono fare programmi.

Su questa legge retroattiva anche Sapar vuole esprimersi, e sicuramente non in senso positivo: così facendo, si mettono in ginocchio tutte le imprese che hanno acquisito i diritti dallo Stato per rappresentare il gioco pubblico che si sta mettendo totalmente in dissesto, dando spazio a quel gioco illegale che si sta combattendo da quindici anni. Periodo nel quale il mondo dei giochi ha fatto tanto ed ora tutto sembra poter praticamente sparire, insieme naturalmente alle sue imprese ed ai dipendenti che le stesse occupano. Quindi, anche nel Lazio il gioco farà la stessa fine che nel Piemonte ed in Emilia Romagna dove sono state lasciate “tante vittime sul campo”, cosa che fa riflettere sul fatto di come sia possibile che un imprenditore possa subire una sorta “di furto dei propri diritti” e perda tutto il danaro che ha investito nella sua impresa. Oltre tutto, non si comprende come si possa approvare la retroattività di questa legge (espulsiva) e pensare che possa coesistere con i bandi del prossimo 31 dicembre che porterebbero alle casse erariali introiti alquanto considerevoli.

Ma questa, evidentemente, è l’attuale politica ed in questa non trova spazio l’idea equa del settore del gioco pubblico e la vita delle sue imprese. Poco importa che l’approvazione di questa legge retroattiva dia spazio alle aziende coinvolte di “risistemarsi”, facendo anche qui delle sperequazioni nella tempistica tra segmento e segmento. Pareri negativi anche da Sapar che non si sottrae, però, a mantenere rapporti con quella politica che si è manifestata disponibile ad ascoltare la voce del gioco pubblico e le sue esigenze. Si vuole concludere con il parere lapidario espresso da As.Tro: questa legge retroattiva, così come è stata concepita, distruggerà il 97% delle aziende che attualmente operano nel Lazio e metterà sulla strada circa 5000 lavoratori nella sola Roma. Si aggiunge poco altro a quello già sottolineato negli altri pareri a cui l’Associazione si allinea se non aggiungendo un riferimento ad alcune parole espresse dal Procuratore Generale Antimafia: “vietando di fatto di giocare legalmente, non si garantisce una libertà che deve essere rispettata, ma spalanca praterie per il gioco illegale”. Parole di Federico Cafiero De Raho, uomo di assoluta autorevolezza.

Pubblicazione: 16 Marzo 2020 ore 16:00

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