Regno Unito: Passi indietro sulla pubblicità al gioco d’azzardo

mentre in italia si aspetta di togliere il divieto per la pubblicita al gioco azzardo nel regno unito stanno facendo passi da gigante

“Ci piace” davvero tantissimo sperare che anche il Decreto Dignità con il suo divieto della pubblicità ai giochi ed alle scommesse possa essere messo in discussione: ciò anche in considerazione che è un bel po’ che gli addetti ai lavori “spingono” affinché la politica lo riprenda in esame e ne sospenda magari una parte, quella forse più proibizionistica, e che il gioco d’azzardo ed i siti di gioco online migliori possano cominciare ad entrare in sinergia di nuovo con il mondo dello sport e riallacciare quel bel rapporto commerciale di sponsorizzazioni sulle maglie degli atleti.

E se da noi questo discorso sembra purtroppo ancora parecchio lontano chi mai poteva invece intraprendere un discorso per il nostro Paese così avveniristico? Ovvio, il Regno Unito che ha con il mondo del gioco un rapporto particolare di rispetto, condivisione ed anche supporto ed ha per questo tagliato vittorioso il traguardo arrivando ad essere la prima realtà che fa passi indietro e prende in considerazione il “ripristino” dei vecchi consolidati e proficui rapporti gioco-sport.

D’altra parte, non si può certo negare che tanto consolidati rapporti commerciali abbiano portato risorse considerevoli alle casse di quello Stato ed introiti che sono spesso stati usati per il sociale laddove il Governo centrale non poteva fronteggiarle.

Senza dubbio, se il Governo del Regno Unito facesse praticamente questa scelta si riaprirebbe in mezza Europa, e quindi anche in Italia, l’argomento dei divieti sulla pubblicità al mondo del gioco che ha sollevato parecchie discussioni anche sino ad oggi.

In quella realtà si potrebbe non vietare più la pubblicità del gioco sulle magliette dei calciatori della Premier League cosa che immediatamente farebbe anche sorgere l’interrogativo spontaneo se oggi con l’online che va a tutto spiano e nel quale le “regole” ovunque hanno maglie piuttosto rade abbia ancora senso eliminare la pubblicità al gioco ed alle scommesse sportive.

Potrebbe essere, senza ombra di dubbio, ciò che si sta domandando il Premier Boris Johnson che sommerebbe questo “problema” a quelli che già l’hanno travolto nell’ultimo periodo e che non sono pochi.

Ma ritornando al gioco sembra che lo stesso Premier sarebbe pronto ad annunciare una certa limitazione del gioco online ed anche quindi a fare il fatidico passo indietro rispetto al divieto di sponsorizzazione di operatori del betting sulle maglie dei calciatori nella massima serie inglese.

Non per togliere l’eventuale primato al Regno Unito, ma “ci piace” ricordare che lo stesso analogo argomento era stato affrontato dalla Federazione Giuoco Calcio Italiana con l’occasione della discussione della legge di Bilancio per il 2022, ma anche dal Presidente del CONI che propendeva per una sospensione temporanea del divieto della pubblicità ai giochi introdotto dal famigerato (quanto velocissimo nella sua approvazione) Decreto Dignità nel luglio 2018 e che, nonostante il periodo trascorso ancora oggi sta facendo discutere.

Soltanto che dopo questi tentativi ai quali si è accompagnato anche quello del sottosegretario Valentina Vezzali l’argomento è svanito nel nulla così come l’eventualità dell’invocato “percorso di sospensione”.

Ma, mentre di questo non se ne sente più parlare, voci di corridoio sussurrano della possibilità di destinare una percentuale delle somme raccolte per le scommesse al calcio, sulla falsariga di ciò già accaduto in pieno periodo pandemico quando è stato deciso di introdurre una tassa per il finanziamento da parte del gioco per lo sport: allora la percentuale era di uno 0,5 sulla raccolta e a breve si vedrà cos’altro si toglierà dal gioco, già traballante, per sostenere chi o che cosa.

Nel frattempo, però, “ci piace” guardare cosa succede in Europa sull’argomento del divieto della pubblicità al gioco sperando che diventi di attualità anche nel nostro Paese, ma sempre aspettando che la stessa attualità “venga sconvolta” oltre che da questo argomento anche dall’avvento del riordino nazionale dell’intero settore del gioco che, sinceramente, susciterebbe una grande risposta da tutta l’industria del gioco.

Dunque, per riallacciarci al discorso iniziale del Regno Unito si conferma che quel Governo a breve presenterà una revisione della normativa sul gioco.

Di fatto la stessa è piuttosto vecchiotta, ha compiuto infatti 17 anni: così si guarda all’introduzione di alcune misure restrittive.

Per esempio, i limiti delle puntate massime comprese tra 2 e 5 sterline per i casinò online, il divieto di scommesse gratuite e dei “pacchetti Vip” per coloro che subiscono perdite ingenti, nonché a controlli di accessibilità per i giocatori a rischio. Dovranno anche essere rimossi da alcuni giochi online le funzionalità che aumentano il livello di rischio per i clienti: tipo i giochi veloci dove si può perdere danaro più velocemente.

Nella nuova normativa, invece, non dovrebbe comparire alcun diktat per le sponsorizzazioni sulle magliette dei calciatori: qui, però, servirebbe aprire una parentesi per comprendere il pensiero del Governo che intende chiedere ai club di Premier League di rinunciare volontariamente alle attività di sponsorizzazione con le società di gioco. Questo sarebbe il percorso “suggerito” piuttosto che imporre un divieto assoluto.

La considerazione che nella massima serie inglese e nel campionato di secondo livello gli accordi di sponsorizzazione nel 2021/2022 hanno prodotto un totale di circa 100 milioni di sterline ciò avrà avuto un certo peso su tale scelta governativa!

Quindi, si può dire che non vi sia stato esattamente un passo indietro, ma una intricata valutazione degli interessi economici che circondano la sponsorizzazione del gioco sulle maglie delle squadre: cosa che si avvicina alle richieste che sono state fatte anche nel nostro Paese, ma che sono rimaste inascoltate.

Se ne deduce che l’argomento del divieto della pubblicità rimane ancora vivo e vegeto: lo sta affrontando anche il Belgio dove si sta presentando un regio decreto alla Commissione Europea per il consueto stand still che vuole limitare le forme di pubblicità consentite nel gioco d’azzardo e dove si vogliono imporre regole restrittive sul contenuto di tali pubblicità. In Belgio il settore del gioco è tenuto sotto attacco dalle parti coinvolte, dalla politica e dagli operatori del mondo ludico: sembra di parlare della problematica che esiste nel nostro Paese solo che noi viviamo il gioco con un regime ludico già proibizionistico.


Ci Mettiamo la Faccia

Giornalista Vanessa Maggi

Vanessa Maggi

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Pubblicazione: 23 Luglio 2022 ore 18:00
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