L’anello debole del Gioco potrebbero essere i Regolatori

regolatori appaiono come anello debole del gioco

Tante volte, nel nostro scrivere, si è parlato del famigerato Decreto Dignità contenente il divieto totale della pubblicità ai giochi ed alle scommesse schierandoci chiaramente contro questo tipo di imposizione totalitaria e proibizionistica che ha fatto moltissimo male all’intera industria dei giochi: di certo, non si è avuto timore di esprimere la nostra opinione, ma ciò che invece ha contrariato il nostro pensiero è che questo diktat, così autoritario, piano piano ha conquistato anche i Regolatori di altri Paesi che hanno seguito il percorso italico e lo hanno applicato alle loro normative anche se poi, altrettanto piano piano, hanno fatto passi indietro rendendosi forse conto che tale divieto avrebbe consegnato de facto il mercato all’illegalità.

Cosa che durante l’emergenza pandemica è accaduta sul nostro territorio facendoci constatare quanto è stato rapido per la criminalità organizzata riprendersi in mano la gestione del gioco d’azzardo, così da farci comprendere, a posteriori, che forse divieti e chiusure non sono certamente una soluzione.

Dunque si potrebbe pensare, seppur velatamente e senza alcuna particolare acrimonia, che la politica ed i Governi che assumono queste decisioni proibizionistiche, peraltro nettamente in contrasto con le note “raccomandazioni” della Commissione Europea che forse potevano anche far riflettere ed agire con maggior prudenza, sono i peggiori nemici del mondo dei giochi in Paesi anche diversi dal nostro e, quindi, sono loro il vero “anello debole” dell’intera filiera che comportandosi così non fanno sicuramente il bene del settore ludico.

Politica, fra l’altro, che si impegna soltanto in fase elettorale a cavalcare l’argomento gioco d’azzardo legale e le sue criticità, anche se in questi tempi tutti i Paesi hanno senza dubbio molti altri argomenti sui quali basare i loro interventi televisivi.

Per quello che riguarda in modo specifico il nostro Paese poi, essendo in piena kermesse elettorale, è evidente che la crisi energetica, l’inflazione, il caro-bollette sono sinceramente molto più “attrattivi” e discussi televisivamente delle problematiche del gioco.

Ed è sul nostro mondo ludico e del nostro Paese che vogliamo entrare a gamba tesa nei confronti dell’attuale politica, ma non dell’attuale Governo che ha dato almeno l’impressione di voler cominciare un diretto confronto con il settore, le sue associazioni, le sue imprese ed i suoi lavoratori per cercare di cambiare: e la prova è sempre la stessa.

L’apparente entrata in scena dell’ormai “abbandonata” ma già famigerata Legge Delega sul Gioco che alla sua comparsa aveva aperto i cuori di tutta l’industria del gioco: davvero si pensava che il Governo Draghi mettesse un punto fermo sulla riforma del gioco.

Senza dubbio la Legge Delega “portatrice sana” del riordino tanto atteso era un imprescindibile elemento per poter risistemare il sistema gioco. Forse il Governo Draghi, o magari lo stesso Premier personalmente, aveva avuto la pragmaticità che gli è congegnale per comprendere che il settore riveduto e corretto sarebbe stato, come sempre accaduto, di estremo interesse economico per lo Stato. Ma quando “le cose si vogliono sistemare” c’è sempre qualcuno che rema contro: e così è stato.

Sicuramente non per colpa del gioco pubblico: però il Governo Draghi è stato “mandato a casa” rimettendo il Paese ed anche il gioco in condizioni di dover “ricominciare tutto da capo”. Ed è esattamente da questo “da capo” che tutto il Paese deve ricominciare e tutti coloro che amano il mondo del gioco d’azzardo e dei siti di casino legali ADM sperano che il nuovo Esecutivo non si dimostri nuovamente come “l’anello debole” del settore e che faccia l’impossibile per riordinarne la normativa che per le varie attività di gioco pubblico sta diventando sempre più ostativa.

Anche se le speranze non sono tante, seppur le ultime a morire! Troppa l’esperienza dei vecchi Esecutivi e della politica che purtroppo è sempre la stessa: e proprio con questa riflessione la mente non può che ritornare al 2017 con la sottoscrizione dell’Intesa avvenuta in Conferenza Unificata tra Stato, Regioni ed Enti laddove dopo tante trattative per arrivare ad un documento che metteva (quasi) d’accordo tutti i protagonisti del gioco di allora, a causa di un mancato decreto di attuazione tutto è andato vano.

Ed anche lì, in quell’occasione, la politica ed il Regolatore si sono dimostrati ulteriormente “l’anello debole” del gioco e di tutta la filiera: ma, dopo quel 2017, si sono susseguiti altri Governi che non hanno preso sul serio il gioco ed il suo riordino sino ad arrivare ad oggi dove la storia si ripete, purtroppo.

Legge Delega sul gioco in fase avanzata e crisi di Governo che rimette di nuovo tutto in discussione: riordino ed interventi per la nuova regolamentazione dell’intero settore.

Come togliere dalla testa degli addetti ai lavori il ruolo della politica nel voler abbandonare a sé stesso un settore pubblico, e quindi legale, che è costretto a “navigare a vista” per poter sopravvivere cercando di stare a galla e di non licenziare la forza lavoro che nel mondo ludico è sempre tantissima anche se le aziende di gioco che hanno dovuto chiudere per svariati motivi economici, e non per ultimo quello dell’onda lunga dell’emergenza pandemica, sono di certo innumerevoli e, quindi, anche le persone che si trovano oggi a cercare lavoro sono davvero tante.

Quando la politica, e quindi il Regolatore, uscirà dalla sua posizione di “anello debole” della catena del gioco e smetterà di affrontare questa materia, soltanto per un proprio qualsivoglia tornaconto, cercando di andare a fondo dei problemi del settore volendo cercare di capire qualcosa di più profondo che la superficialità alla quale si è sempre fermata, forse il settore potrà tirare un sospiro di sollievo e sperare che qualcosa di positivo accada davvero.

Oltre tutto se si pensa che la raccolta del gioco, nonostante i mille disagi che il settore incontra quotidianamente, risulta essere soddisfacente per le casse erariali, non si riesce a comprendere questo lassismo della politica e la mancanza di iniziativa di mettere il settore in condizione di produrre al meglio introiti che mai come in questo periodo potrebbero essere di estremo interesse per il Governo, qualunque esso sia e di qualunque colorazione si tinga poiché il gioco pubblico è senza dubbio una “sua Riserva”.


Ci Mettiamo la Faccia

Giornalista Vanessa Maggi

Vanessa Maggi

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Pubblicazione: 8 Ottobre 2022 ore 10:00
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