La situazione delle sale scommesse in Spagna: Si ferma tutto

sale scommesse in spagna

Recentemente, e sempre più di frequente, si è espresso il concetto che le scommesse sportive sono un segmento del gioco che sta “scalando la classifica” nelle preferenze dei giocatori che trovano accattivante questa scelta che si compie, oltre tutto, veramente a largo raggio e contemplando i generi più curiosi e disparati. Bisogna rilevare, però, che la scommessa è a volte “impegnativa” e, quindi, il giro d’affari che contempla coinvolge ed attira gli interessi anche della criminalità organizzata che riesce ad inserirsi nei punti di gioco legale, poiché usa strumenti altamente tecnologici ed innovativi ed è pure ben preparata ed istruita per la truffa. Se ne deduce, di conseguenza, che deve essere un segmento di gioco da seguire con attenzione estrema anche perché riesce ad attirare l’attenzione dei più giovani. Infatti, proprio per questa recente e particolare direzione presa dalle scelte dei giocatori, il Regolatore spagnolo è risultato alquanto sorpreso e particolarmente sensibilizzato e, di conseguenza, vuole correre al riparo.

E lo fa, prima di tutto, “stoppando le nuove aperture delle agenzie di scommesse e le relative autorizzazioni”: vuole persino rivederne la totale regolamentazione, magari provvedendo ad inserire una maggiore tutela per gli utenti del segmento, in modo particolare per i minori. Quindi, Madrid in questo periodo ha subito un cosiddetto stop alle ulteriori autorizzazioni per i punti vendite delle scommesse: tale decisione è stata annunciata dal Ministro della Giustizia allo scopo di proteggere i soggetti più facilmente influenzabili ed i minori. Da premettere e sottolineare che è stato un provvedimento richiesto dalle Autorità regionali che avevano già promesso di voler riformare il processo di concessioni delle licenze ed anche perché sembra che “la comunità abbia dichiarato guerra al gioco d’azzardo”: dunque, appare proprio che la Spagna stia seguendo l’esperienza del nostro Paese.

Quindi, con le Regioni di quel territorio che, oltre tutto, sembra stiano imponendo serie restrizioni a livello territoriale limitando, come in Italia, nuove installazioni ed esercizi che riguardano il gioco. Qualche differenza senz’altro esiste tra l’italico gioco e quello iberico: emerge e si può ravvisare prima di tutto visto che gli “strali spagnoli” sono indirizzati in modo specifico alle scommesse e non agli apparecchi di gioco, come accade da sempre in Italia. E poi che gli interventi effettuati in Spagna appaiono molto coerenti con il sistema vigente in quel Paese, considerando che le Regioni iberiche sono vere e proprie Amministrazioni autonome e possono interpretare a loro modo di vedere, ma ovviamente in una certa misura, i dettami del Governo centrale spagnolo. Come si dovrebbe sapere, in Italia non potrebbe accadere, ma cosa che, invece, accade ed anche frequentemente.

Infatti, nel nostro Paese il gioco pubblico, “molto teoricamente” rappresenta una “Riserva di Stato” che, quindi, ne vorrebbe in capo a quest’ultimo la centralità: purtroppo, si assiste che lo Stato sia assolutamente latitante di fronte al continuo nascere e crescere di nuove disposizioni restrittive sul gioco a carattere territoriale, anche quando queste sono palesemente contrastanti, od addirittura si sovrappongono, ai principi nazionali che andrebbero rispettati. Questa forma di debolezza del nostro Governo fa, quindi, vivere al mondo del gioco la arcinota questione territoriale che “tiene in scacco” tutto il mercato. Inoltre, sta creando notevole confusione e sicuramente poca trasparenza e tantissima attesa per qualche presa di posizione dell’Esecutivo Giallo-Rosso che stenta ad arrivare. Quello che spiace constatare, purtroppo, è che la ventata di demonizzazione del gioco, compresi i casino migliori in Italia, non spira soltanto in Italia.

Come si sta “raccontando” in queste righe, infatti, anche la Spagna comincia a dare segnali negativi nei confronti di questo delicato intrattenimento e si registrano in modo sempre più frequente levate di scudi contro tutto il mondo del gioco iberico, che finora era risultato sufficientemente tranquillo o, comunque, non così “agitato” come succede nel nostro Paese. Questa agitazione è stata la maggior causa del provvedimento di introdurre il limite alle installazioni di punti di scommesse: per il momento, ciò non tocca tutto il territorio spagnolo, ma sta esacerbando la situazione soltanto nella capitale, Madrid, dove si contano 678 agenzie di scommesse, di cui 171 sono di appartenenza a bookmaker, 470 sono sale da gioco con un corner e 33 sono sale bingo sempre con corner per le scommesse: esistono anche quattro casinò con servizio di scommesse annesso.

Questa, quindi, è la situazione del gioco d’azzardo nella capitale iberica, cosa che evidentemente sta creando tensione e preoccupazione: proprio per la realtà esistente, e quindi per i punti di gioco attivi ad oggi, ci si è riservati di intervenire al più presto forse per limitarne l’attività commerciale e per ridefinire le regole. Cosa questa, peraltro, che sta mettendo in preoccupazione, ed anche molto, le stesse attività ed i suoi gestori che si vedono “quasi sottratta” la propria attività che sta fruttando bene per i propri affari. Oltre tutto, questa decisione relativa ai punti scommesse è intervenuta in rapida successione al divieto di scommesse sulle competizioni cui partecipano i minori, diventato ufficiale nello scorso mese di luglio dove appunto il Governo spagnolo disponeva tale divieto: quanto disposto dal Regolatore iberico appare in sintonia con quello imposto anche dal Legislatore del nostro Paese.

Evidentemente, le tematiche del gioco d’azzardo vengono guardate ed esaminate quasi con i medesimi occhi ed affrontate con gli stessi provvedimenti, seppur in realtà territoriali diverse: ciò vuole significare con quanta attenzione, ovunque, vengono guardate le problematiche di attualità che riguardano l’industria del gioco, in tutti i suoi segmenti. Anche per il nostro Legislatore le scommesse su competizioni cui i partecipanti sono minori sono deplorevoli: infatti, non appare giusto che un mercato “difficile e delicato” come quello delle scommesse vada a sfiorare lo sport dei minori che dovrebbe essere rivolto esclusivamente alla mera competizione sportiva. Sopratutto, non dovrebbe essere coinvolto con “affari che contemplano tanto danaro” e che andrebbero a turbare il rapporto giovani-sport che dovrebbe essere pura applicazione delle forze atletiche e non subire il peso di scommesse che, purtroppo a volte, possono persino scivolare nell’illegale: cosa che nelle scommesse accade, purtroppo, ancora oggi con troppa frequenza.


Ci Mettiamo la Faccia

Giornalista Vanessa Maggi

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Pubblicazione: 16 Dicembre 2019 ore 12:00
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