La politica dovrebbe affrontare con serietà il gioco problematico

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Ancora oggi, ma questo dura veramente da tanto tempo, forse troppo, ci si trova a “riflettere” su gioco sì, gioco no: se ciò rappresenti il volto sorridente del sano intrattenimento, oppure “qualcosa” che distrugge le persone, le famiglie ed, automaticamente, che mette in crisi territori e strutture istituzionali decentralizzate. Questa visione così diversa del mondo del gioco pubblico in accezione negativa, dovrebbe richiamare seriamente l’attenzione del Governo per affrontare questa tematica: inevitabilmente, ci si dovrebbe rivolgere al gioco problematico che discende dall’abuso del gioco d’azzardo, compreso l’abuso di giocare al casino online, e dalla poca consapevolezza di ciò che può derivare quando ci si avvicina, con troppa leggerezza, a questo sano divertimento non conoscendone profondamente i rischi. Oggi, in virtù dell’esplosione del fenomeno del gioco, anche le istituzioni stanno informando su tali derive il pubblico giocante, ma by-passando le informazioni, è arrivato ad applicare divieti di svariata natura, mettendo tutto il comparto dei giochi in profonda crisi.

Ad un punto tale che tante imprese di gioco sono costrette a chiudere: per questo le istituzioni dovrebbero finalmente affrontare in modo serio questo fenomeno. Il comprendere, o far comprendere ma senza influenzare ad oltranza, se il gioco sia o meno un intrattenimento da avvicinare e come farlo in sicurezza, è compito dell’istituzione centrale che governa il nostro Paese. Invece, l’Esecutivo fa guidare i propri interventi legislativi dall’avversione che particolarmente una parte dell’attuale schieramento politico nutre nei confronti del mondo del gioco pubblico, arrivando alla messa in campo di un divieto totale sulla pubblicità ai giochi ed alle scommesse. Senza contare che l’attuale Governo, ma anche quelli precedenti, hanno consentito e stanno consentendo alle istituzioni decentralizzate di emettere ordinanze restrittive “ad oltranza”, e stanno consentendo distanziometri dai luoghi sensibili e fasce orarie ben definite, senza intervenire: ma, sopratutto, senza “mettere neppure in cantiere” una Legge nazionale sul Gioco che metterebbe, forse, termine all’agonia del settore ludico.

Legge, peraltro, annunciata più volte ma della quale non si vede alcuna traccia. E meno male che ad affrontare la tematica del gioco d’azzardo, e delle sue derive, ci pensano le associazioni di categoria che trovano sempre tempo per organizzare convegni, per avere dialoghi, per scambiare esperienze sul gioco problematico: l’ultimo convegno, denominato “Non t’azzardare, eh”, si è tenuto a Firenze dove è intervenuta l’Anci Toscana ed il Sindaco di Prato. L’Anci, in modo particolare, continua a sottolineare quanto sia importante il proprio impegno per cercare di contrastare il gioco problematico con soluzioni, regole condivise e campagne informative: ma tutto questo “fare” va a scontrarsi con la “pratica” che si permette di mettere in atto sull’italico territorio. Infatti, se in autogrill si dà come resto un gratta&vinci, oppure se la nazionale di calcio viene sponsorizzata da una società di scommesse, si va “a sbattere contro un muro invalicabile” e si rischia, anche, una sorta di “corto circuito” nazionale. Il gioco problematico è, senza dubbio, un fenomeno subdolo che si avvicina, inevitabilmente, ad una “qualsiasi dipendenza”.

E di fronte ad un problema di simile importanza ha il dovere di intervenire la politica, il Governo centrale che deve proteggere i propri cittadini e li deve educare ed instradare, ma che non deve ricorrere al proibizionismo, certamente non degno di una democrazia. Bisogna bilanciare, invece, i vari interessi ed i vari fattori che il gioco e le scommesse sportive mettono in campo: e di cose positive nel gioco ve ne sono. Prima di tutto un “mare di risorse occupate stabilmente” presso l’industria del gioco, sia dirette che come indotto, occupazione che purtroppo il nostro attuale Esecutivo non riesce a garantire almeno per il momento: visto, però, che per il Reddito di Cittadinanza si è sottoposta l’idea di proporre un numero incommensurabile di posti di lavoro… si vedrà! Basta che le offerte di lavoro non siano nel gioco, ovviamente. Non bisogna dimenticare, anche, che nel gioco d’azzardo si sta insinuando pericolosamente la criminalità organizzata che “prende forza e fiato” dalle difficoltà logistiche che il mondo del gioco lecito è costretto a subire dalle ordinanze restrittive.

Già, il mondo dei giochi sembra essere il “preferito” dalla criminalità: figuriamoci oggi che vi sono “in giro tanti giocatori leciti” che non hanno più possibilità di intrattenersi con il gioco legale e, quindi, sono “diventati disponibili” per quello che non lo è! E questo, dispiace dirlo, è dovuto alla latitanza della Legge nazionale sul Gioco che metterebbe fine alle varie normative che “ostruiscono” il cammino commerciale del gioco pubblico. É sin troppo evidente che le “mire imprenditoriali” delle organizzazioni mafiose nel campo del gioco e delle scommesse provocano ricadute ingenti non solo per i mancati incassi per l’Erario, che vengono dallo stesso gioco illegale sottratti alle sue casse, ma anche sul piano della sicurezza dei territori e degli stessi giocatori: minando, quindi, l’intero sistema economico del nostro Paese. E neppure davanti a questo l’Esecutivo Giallo-Verde interviene con una legge nazionale che salverebbe “capra e cavoli”, ma come già detto non se ne parla ancora, almeno per il momento.

Per la criminalità il settore ludico è interessante per la sua potenzialità, per il grande movimento di contante che lo stesso comporta e, di conseguenza, per l’opportunità che lo stesso settore offre per riciclare, investire, “lavare e stirare” senza gravi rischi il danaro illegale, frutto delle attività mafiose e criminali che producono ingenti capitali provenienti da altri “tradizionali” settori illeciti, come la droga e l’usura per citarne solo un paio. Se la Politica, quella con la “P” maiuscola non si sbrigherà ad intervenire, dovrà anche fare i conti con la percezione che l’opinione pubblica sta avendo del gioco illecito: una attività criminale che viene costruita semplicemente come “servizio alternativo” a quello legale offerto dallo Stato, visto che il gioco pubblico si riesce a rintracciare con difficoltà, fatica, orari determinati… mentre il gioco illegale “sta diventando più comodo”. Ed a questa “trasformazione” del mercato l’Esecutivo dovrebbe guardare con attenzione e studiare un intervento intelligente e funzionale per regolamentare il settore del gioco, ma non dovrebbe mai arrivare a proibirlo, per questo si ritiene che abbia già fatto abbastanza.

Marzo 11, 2019: •
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