La guerra contro il mondo del gioco d’azzardo si è inasprita

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Negli ultimi anni, e sinceramente ci si continua a domandare il perché questo accada ed a favore di chi o di che cosa, la guerra contro il mondo del gioco pubblico, ed anche contro tutti i casino online, si è esacerbata: particolarmente, poi, con l’avvento di questo Governo Giallo-Verde che non nasconde mai la sua avversione nei confronti del settore ludico, delle sue imprese e dei suoi operatori. Il gioco, quindi, continua a rappresentare, per la nostra italica politica, una sorta di tabù a tal punto quasi da innescare una corsa a chi pensa e mette in campo le norme più restrittive e non solo. Si arriva persino a proporre emendamenti che dicendo “strani” sembra quasi di usare un eufemismo, perché vanno ad “inneggiare all’illegalità” piuttosto che salvaguardare la legalità: basta che si vada contro il gioco. Non ha importanza che lo stesso sia “ricercato da una parte di sostenitori che vedono in questo intrattenimento un sano e tranquillo divertimento.

Quindi, si deve persino assistere in Parlamento, che purtroppo non sfugge alle regole del “no azzardo-no slot machine”, alla presentazione di emendamenti come quello che stiamo raccontando in queste righe che fa “rabbrividire” e che fa pensare che lo Stato stia assestando il colpo di grazia al mondo del gioco pubblico, che oltre tutto lo rappresenta: ingraziandosi l’opinione pubblica e continuando nella battaglia contro “l’immoralità” dello stesso gioco e dei suoi rappresentanti. Ma, si vuole tornare all’emendamento presentato al Decretone del quale “ci piace” disquisire per fare qualche (irriverente quanto sardonica) risata. Ci si riferisce alla parte della legge in cui si elencano i casi di esclusione dal Reddito di Cittadinanza e, precisamente, quando si dice: “L’omessa comunicazione di variazione del reddito, anche qualora derivante dallo svolgimento di attività lavorativa irregolare” (soggetta alla reclusione da due a sei anni) andrebbe sostituita con “anche se provenienti da somme incassate con il gioco legale od illegale”.

Ciò costituisce veramente un “autentico capolavoro” a favore dell’economia sommersa e, nel caso in cui il Senato dovesse mai approvare una modifica di questo tipo, si potrebbe senza dubbio dire che sarebbe un “passaggio veramente paradossale”. Nel testo, un cittadino onesto che venisse rintracciato a spendere quattrini messi a disposizione dallo Stato attraverso il reddito di cittadinanza in un prodotto di gioco, di proprietà anch’esso dello Stato medesimo, sarebbe punibile come di una appropriazione indebita di danaro pubblico e perderebbe, in ogni caso, il diritto di ricevere quel contributo perché incompatibile con la spesa in giochi: cancellando, con la approvazione di questo “scriteriato” emendamento, la previsione di base che andava a colpire un altro tipo di cittadino, questo certamente disonesto, che continui a percepire il Reddito di Cittadinanza pur avendo altre entrate “in nero”, perché provenienti da attività irregolari.

Non rappresenta forse questo percorso un assurdo paradosso? Si spera, ovviamente, che una modifica di questa tipologia non potrà mai passare perché in caso contrario “ci sarebbe veramente qualcosa che non va” nella testa della nostra italica politica ed in chi la “frequenta e la mette in atto”. Qualcosa di occulto che non si riesce bene a percepire, ma che senz’altro va verso l’obbiettivo di mettere i campo qualsivoglia normativa che riempia il gioco di nefandezze e di vessazioni. Null’altro ci viene in mente. Forse che tale emendamento, così come espresso, sia figlio di un mero errore da parte dei suoi firmatari tanto più che tra uno di questi si trova un ex Pubblico Ministero che di attività irregolari e criminali dovrebbe proprio “intendersi”! Ma tutte queste dissertazioni a cosa portano, in pratica? Portano ad accrescere la preoccupazione che ancora una volta il gioco venga trattato con una superficialità non degna della buona politica, con disattenzione e forse anche con una sorta di menefreghismo: e pensare che il gioco rappresenta un’industria che garantisce un notevole livello di occupazione, rappresenta la terza economia nazionale ed, indubbiamente, un elevato importo di entrate erariali a cui nessun Governo, di qualsivoglia colore, sembra poter o voler rinunciare.

In aggiunta a quanto detto, si vuole ancora sottolineare come mai nelle spese proibite dal Reddito di Cittadinanza compaia il gioco, ma non il consumo di alcolici: questo, infatti, non c’è ma non ci deve stupire perché questo è il nostro Paese e la nostra politica. Il dibattito che la riguarda è talmente esacerbato e contaminato da falsi miti e condizionato da questa fantomatica caccia alle streghe che si è polarizzata nei confronti del mondo dei giochi, ed anche al mondo delle scommesse online, che si arriva persino alla formulazione di leggi come quella di cui si sta parlando e di proposte di modifica alla stessa che sembrano veramente ridicole se non toccassero un settore che, a causa appunto di questo modo di fare politica, è stato messo in ginocchio. C’è da sperare che l’emendamento che sta facendo da volano a questo articolo, sia un caso isolato: ma in cuor nostro si sa, purtroppo, che non sarà così e chissà ancora per quanto.

Sembra, però, che la nostra politica sia pervasa da un’ossessione diffusa per il gioco che spinge ad inserire misure sempre maggiormente restrittive e che hanno l’obbiettivo di dimostrare all’opinione pubblica che il Governo centrale “tiene a cuore” il cittadino e la sua salute, quasi passando sopra tutto il resto. E questo viene fatto dimenticandosi di certo di verificare l’applicabilità delle norme messe in campo così come la sostenibilità delle stesse o senza addirittura valutarne la coerenza o l’incoerenza, come per l’emendamento che si è voluto riferire e che ancora ci lascia “sbigottiti”. Certo è che tutta questa superficialità rappresenta una specie di malcostume politico sempre più presente tra i suoi rappresentanti quando si parla, in modo particolare, di gioco: ma chissà se un atteggiamento del genere avrebbe potuto verificarsi nei confronti di altri settori come quello delle automobili, o delle navi o del petrolio o, comunque, di qualsiasi altra industria che abbia “peso economico” per il nostro bel Paese.

Marzo 2, 2019: •
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