La doppia faccia del Governo nei confronti del gioco d’azzardo

il governo italiano ha due facce nei confronti del gioco

La vecchia diatriba che ha tenuto banco per parecchio tempo, e che ci sente coinvolti in prima persona poiché amiamo il mondo dei giochi e dei casino online ADM, purtroppo si palesa identica negli anni: il Governo centrale che ha creato ed è padrone del gioco pubblico, rappresentato dalle sue “Riserve di Stato” che, però, mai come in questo ultimo triennio hanno subito dalle Istituzioni (regionali e locali) un ostruzionismo spinto all’ennesima potenza lo osteggia sottotraccia. Accade da un lato con le ordinanze e le norme che vengono consentite alle Regioni senza “nulla profferire” e che impongono i tanto famigerati distanziometri di diversa misura alle attività di gioco: mentre dall’altro, quando se ne presenta l’occasione od il tornaconto, ecco che si invita l’opinione pubblica a partecipare, per fare un esempio, alla “Lotteria degli Scontrini” od al cash back che tanto stanno coinvolgendo i consumatori. Entrambi possibilità di “facile guadagno” che spingono e fanno “correre” i cittadini dietro un sorteggio ed un premio che si spera raggiungibile.

Non ci si scosta dall’atteggiamento che da un certo punto della storia del gioco pubblico continua ad essere palese: il tira e molla del Governo centrale (sempre sottotraccia che sembra essere l’atteggiamento scelto) sull’argomento gioco d’azzardo e casino mobile con applicazioni. Gioco che fa comodo da un lato, ma dall’altro “fa perdere voti” e, quindi inevitabilmente, lo si deve di facciata contrastare e combattere. A volte, però, senza scoprire troppo le carte, oppure addirittura rendendosi latitante nelle decisioni che sarebbero in carico proprio allo stesso Governo centrale. Quest’ultimo, infatti, dovrebbe detenere “il comando delle Riserve di Stato” essendo rappresentanti della legalità del prodotto di gioco a mezzo delle ormai sempre più nominate concessioni statali. Ma tali concessioni probabilmente, ed anche a breve scadenza, potrebbero persino risultare “inutili” se in alcuni territori, uno per tutti in Piemonte, si proseguisse nell’applicazione della Legge Regionale: tante piccole e medie imprese sarebbero fuorilegge.

Insomma, il mondo del gioco è sempre più confuso da questo atteggiamento anche del nuovo Governo Draghi che non si decide a far nascere il famigerato riordino nazionale dell’intero settore ludico. Strumento ed atteggiamento che dimostrerebbero apertamente che il Governo “tiene al suo gioco pubblico”, ne vuole sfruttare apertamente le risorse che oggi più che mai sarebbero molto utili per la rinascita dell’economia del Paese. Come è già stato affermato più volte, la mancanza dei consueti gettiti erariali che provengono dal settore ludico, come accaduto l’anno scorso a causa della chiusura di tutte le attività di gioco con la conseguente mancata raccolta, sono veramente mancate al bilancio statale. Sicuramente, però, lo schierarsi del Governo a fianco del gioco potrebbe essere negativo. Cosa che, invece, è stata fatta nella politica più recente da un determinato Movimento politico che si è espresso nelle sue massime intenzioni con il divieto della pubblicità ai giochi ed alle scommesse, inserito nel Decreto Dignità, dando un tremendo scossone al settore che ha dovuto, velocemente, provvedere a cambiare la sua organizzazione economica.

In quel momento l’avvento del Decreto Dignità, poco compreso persino dagli investitori esteri che ne sono risultati “sorpresi e sbilanciati”, ha costretto parecchie aziende a rivedere contratti e partnership che portavano alle aziende di gioco stesse un considerevole gruzzolo ogni anno. Ma così è successo e così quel Movimento forse ha acquisito qualche altro voto popolare che non ha risolto, però, la sua vita politica visto il caos che sta vivendo attualmente con le discussioni che non prevedono nulla di buono tra l’ex Premier Conte e Beppe Grillo. Perché si stanno facendo oggi queste dissertazioni che sono ormai vecchie? Semplicemente perché proprio in questi giorni ritorna lo stesso quesito ormai obsoleto, ma che non è stato mai risolto: da che parte sta davvero il Governo centrale in proporzione al mondo dei giochi d’azzardo ed ai suoi consumatori? Non si placano le polemiche di questi giorni sulla lotteria degli scontrini e sul cashback che vengono ritenuti “ambigui”, in quanto non vanno a contrastare l’economia sommersa.

Si discute, poi, in politica del diverso uso che di “questi giochi statali” si dovrebbe fare in relazione al PNRR, Piano Nazionale di Ripresa e di Resilienza, che avrebbe tutto il diritto di essere rispettato ed alimentato anche con le risorse di questi giochi anziché essere “restituite” ai consumatori. Una parte della politica, come Fratelli d’Italia, sta lottando per questo principio, ma anche per riuscire a far dichiarare la posizione esatta che intende prendere il Governo centrale nei confronti del settore dei giochi, bonus casino compresi. C’è sempre più confusione tra i rapporti istituzionali con il mondo ludico e lo si è potuto vedere dall’atteggiamento del nuovo Esecutivo nei confronti delle attività di gioco durante la pandemìa: gioco legale chiuso per più di otto mesi e questo sicuramente non determina “protezione delle Riserve di Stato”, ma significa aver dato un colpo quasi mortale al settore, oltre tutto senza aver intrapreso davvero sostegni tangibili per queste aziende con attività “non essenziali” che hanno subito un così lungo lockdown.

Ed in quell’occasione si è capito da che parte stanno le istituzioni: di certo non dalla parte del gioco pubblico, altrimenti qualcosa si sarebbe potuto fare di più concreto. Invece, il gioco che agisce per conto dello Stato è stato lasciato solo ed allo sbando a sopravvivere durante tutta quella lunghissima chiusura con le uniche risorse personali degli operatori: tanti ce l’hanno fatta, ma purtroppo altrettanti no e così, oltre a chiudere la propria piccola o media impresa hanno anche dovuto licenziare i propri dipendenti. Quindi, si ritorna al comportamento ambiguo delle istituzioni: è stata creata la Lotteria degli Scontrini ed il cashback: perché non usare queste risorse per sostenere il settore ludico, quello della ristorazione e gli Alberghi senz’altro penalizzati più di altri durante la pandemìa? Oppure perché non usare tali risorse per costruire nuove carceri? Invece si sono “spinti” i consumatori a spendere di più, a partecipare ai concorsi e quindi a giocare d’azzardo senza pensare di usare le relative risorse per un sociale che ne avrebbe davvero bisogno.


Ci Mettiamo la Faccia

Giornalista Vanessa Maggi

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Pubblicazione: 18 Luglio 2021 ore 18:00
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