La decentralizazione delle sale da gioco è iniziata

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Dentro il cuore di chi scrive queste righe alberga una paura, anche se forse è un termine esagerato, che si sta ingigantendo sempre di più mano a mano a mano che si ascoltano riflessioni e perplessità in relazione alla decentralizzazione delle sale da gioco, non quindi dei siti di casino, ed allo spostamento dei giochi di coloro che saranno costretti a farlo, poiché la loro attività si ritrova a distanza inferiore di quella “dettata dai vari distanziometri”. Purtroppo, oggi, si sta concretizzando una sorta di “transumanza” delle attività ludiche che si ritroveranno concentrate nelle varie periferie, sperando che le stesse non diverranno, con questa “brillante manovra governativa”, presidio assoluto degli strozzini e di altre diverse attività illegali. E sperando, anche che non si arrivi a degradare, così, l’assetto sociale di quelle stesse periferie, nonché il morale delle persone che vi abitano. Senza contare, poi, la dignità dei giocatori patologici che, essendo soggetti ad una dipendenza, continueranno a ricercare quotidianamente la loro esperienza di gioco in un ambiente si spera non degradato, ma senza alcuna possibilità, molto probabilmente, di avere miglioramenti circa la propria dipendenza.

E questo è il nostro pensiero che, senza dubbio, non sarà condiviso da chi ha messo in atto queste normative forse non riflettendo pienamente che “creare un ghetto per il gioco, non è il sistema per risolvere il suo fenomeno”. Sembra proprio che questo voler allontanare il gioco dagli occhi dell’opinione pubblica, ed obbligarlo a nascondersi nelle periferie, non aiuterà a farlo diminuire, ma senz’altro lo aumenterà. Il gioco d’azzardo vissuto, oltre tutto, in un ambiente circoscritto ed omertoso aumenterà il comportamento compulsivo da parte di chi è già incline a ricercarlo ed a subirne il richiamo… ovunque lo stesso gioco si ritrovi. Chi scrive queste righe si sente di dissentire dall’applicarsi di questo intervento di “ghettizzazione” perché, indubbiamente, metterlo in pratica oppure proibire il gioco non è un mezzo salutare per risolvere il disturbo da gioco d’azzardo: si affronta solo con la cultura e l’informazione, in ambienti strutturati e professionalmente assistiti, socialmente condivisi e controllati.

Possono, infatti, essere messi in campo differenti tipi di prevenzione: quella primaria da rivolgere alla popolazione o ad un gruppo di persone non a rischio e, quindi, non ancora toccate dal problema, quella secondaria da rivolgersi a gruppi a rischio, magari allo stato iniziale, ma non ancora vittime del problema. Infine la prevenzione terziaria da svolgere attraverso interventi indirizzati ad impedire il progredire del disturbo, ad azioni di cura e riabilitazione e già in presenza, quindi, di gioco problematico. E dopo queste ultime riflessioni, dovrebbe risultare chiaro a chiunque come non siano sufficienti i divieti per arginare il fenomeno del gioco problematico, ma necessiti ben altro. L’obbiettivo di chi si occupa della problematica del disturbo da gioco d’azzardo non è certamente quello di portare le sale da gioco in periferia, di vietare di giocare, di trasportare le sale da gioco del centro ai margini delle città, sottolineando anche tutto ciò che questi spostamenti potranno comportare, ma bisognerebbe portare le famiglie ad essere delle vere e proprie “agenzie educative primarie”.

Solo con questo intendimento, ed abituando i ragazzi a ricevere anche dei “seri no” si potrà riuscire ad arrivare ad ottenere dei giovani giocatori responsabili e ad estirpare il fenomeno del disturbo da gioco d’azzardo che quando affonda “le sue radici” diventa alquanto scomodo riuscire a rimuovere. Attraverso le normative che intendono regolamentare il gioco, e quindi gli spostamenti in periferia ed i divieti, non si otterrà di certo molto: anzi, il giocatore occasionale non farà molto probabilmente tanti chilometri per raggiungere le sale posizionate nelle lontane e scomode periferie: si indirizzerà, probabilmente, verso un’offerta di gioco che sia legale o meno, basta che sia comoda e vicina, con il rischio di poter sviluppare ugualmente un comportamento problematico. Il giocatore medio, poi, potrà decidere di volta in volta se spendere quattrini in benzina per raggiungere un punto gioco legale, oppure diminuire la voglia del “suo gioco”: ma potrebbe anche essere attratto dall’offerta illegale senza dubbio più comoda, più raggiungibile, più appagante anche economicamente in quanto il segmento illegale del gioco offre maggiore payout, ma non la sicurezza che viene invece posta in essere dal gioco pubblico.

Ma, per seguire le normative relative al gioco, e quindi effettuando gli spostamenti richiesti dalle stesse norme, quale sarà il contesto delle nuove location delle sale da gioco? Qui ci ricolleghiamo a quanto detto all’inizio di queste righe: periferia, usura, malavita, omertà, criminalità organizzata. Questo è lo scenario che si presuppone si possa rappresentare dopo gli spostamenti delle sale da gioco “inadempienti ai distanziometri” e sperando che ci si possa fermare a questi spiacevoli incontri. Ed invece come sarà l’atteggiamento del giocatore problematico “dentro questo scenario” alquanto discutibile? Si sentirà smarrito, oppure si sentirà spinto verso queste nuove soluzioni ludiche? Non è facile la risposta: ma si ritorna ad avere l’immagine del gioco d’azzardo di oltre trent’anni fa. Ambienti fumosi, nella penombra, nell’incertezza e senza tutela: insomma forse proprio gioco d’azzardo come si pensava tanti anni fa quando era in mano tutto alle organizzazioni criminali.

Ed alla fine ci si potrebbe domandare: tutta la fatica che si è fatta da parte delle istituzioni e delle imprese di gioco per renderlo ufficiale, legale, positivo e redditizio che fine ha fatto realmente? Tutte le normative che sono state studiate per regolamentare il settore, e le varie imprese che lo compongono, come si devono interpretare? Tanta fatica è stata fatta in quindici anni e si può dire che, se si va avanti così, con la ricerca di obbiettivi negativi (spostamento in periferia) sarà stato fatto tutto per nulla e ci si ritroverà nuovamente con il gioco illegale che spadroneggia sul mercato. É questo che si vuole realmente? Forse le risposte a questi quesiti si devono lasciare in capo all’Esecutivo Giallo-Verde che non ha saputo fare altro, per il momento, che un Decreto Dignità, con il divieto della pubblicità ai giochi che lo stesso include. Nulla più di questo.

Maggio 31, 2019: •
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