La conferenza unificata ed il seguente decreto mai arrivato

conferenza unificata e decreto sul gioco mai arrivato

Più di una volta si è sottolineato quanto sarebbe stato importante per il gioco pubblico e per i migliori casino legali su internet, che all’accordo sottoscritto da tutti i protagonisti della Conferenza Unificata nel settembre 2017 fosse seguito il relativo decreto attuativo per darvi valenza ufficiale e per venire, quindi, applicato al settore ludico ed a tutto ciò che vi gira attorno e che lo compone. Come, sempre più di una volta, è stato sottolineato che tale accordo avrebbe sistemato una volta per tutte l’annosa “Questione Territoriale” che rende invivibile i percorsi commerciali delle attività di gioco, imprese ovviamente lecite che rappresentano, per chi ancora non lo sapesse, lo Stato a mezzo delle concessioni ed offrono i prodotti di gioco statali. In questi ultimi tempi, quel famigerato accordo sta “ritornando di moda” come la figura dell’interprete più importante di quell’intesa, il sottosegretario Pier Paolo Baretta anche oggi con la delega ai giochi per “sistemare” il comparto ludico e le sue imprese.

L’accordo, in realtà, ha sempre avuto una certa valenza, seppur non protetto dal relativo decreto attuativo, anche perché richiamato più di una volta nelle sentenze del Consiglio di Stato, sin dall’anno scorso, quando aveva stroncato l’ipotesi dell’Esecutivo di realizzare una gara per il rinnovo delle concessioni del gioco terrestre. Il CdS aveva sottolineato al MEF che il pensare ad un nuovo bando in assenza di un riordino nazionale del gioco, e quindi con l’asfissiante presenza della Questione Territoriale, sarebbe stato “un incomprensibile atto assurdo” poiché la stessa impediva ai futuri concessionari di avere la certezza, una volta acquisita l’autorizzazione al gioco, di poterla esercitare sempre a causa delle norme restrittive che non consentivano l’apertura delle stesse attività in determinate situazioni. Forse il MEF non aveva pensato a questo “piccolo particolare” che osteggiava le nuove attività? Oppure c’era soltanto la necessità di provvedere al bando, che tra l’altro era stato tanto sollecitato dagli operatori, per avere un tornaconto economico che faceva assai “comodo” alle casse erariali?

Certo che questi due interrogativi sono incredibili, se si pensa che le concessioni di gioco hanno un costo notevole e gli addetti ai lavori che investono, nonostante tutto, nel business del gioco pensano con tale autorizzazione di essere tutelati e protetti trattandosi dello Stato: ma mai come in questi ultimi due o tre anni avere una concessione non può di certo essere un affare! Anzi, sembra quasi che gli ultimi Esecutivi abbiano fatto, e stiano facendo, di tutto per mettere i bastoni tra le ruote a chiunque voglia affacciarsi al mondo del gioco d’azzardo legale. Quindi, come mai l’anno scorso il MEF voleva fare questo bando? C’è voluto l’intervento del CdS per farlo riflettere e per richiedere informazioni sulla motivazione per la quale l’accordo del 2017 non è stato seguito dal relativo decreto attuativo che avrebbe posto fine ad una situazione irragionevole che blocca il mercato dei giochi? Si vuole pensare che allora non fu fatto in coscienza tale provvedimento soltanto per il cambio dell’Esecutivo e per la confusione che ne è seguita e non certo per qualche oscuro movimento contrario al gioco pubblico!

Ma, per quello che è a conoscenza di chi scrive il MEF non ha dato risposta ufficiale al CdS e non ha dato neppure seguito alle richieste di quest’ultimo di “fornire più approfondite e complete valutazioni” sull’eventualità di recepire l’intesa sottoscritta in Conferenza Unificata in assenza del decreto ministeriale di attuazione. Certo, se vi fosse stata una risposta coerente da parte del MEF si sarebbe fatto un passo enorme in avanti nel mondo del gioco e non vi sarebbero stati tutti quei ricorsi ai vari TAR dei territori coinvolti in diatribe sterili che avrebbero potuto essere risolte veramente con “poco” o con “tanta volontà di riformare il settore dei giochi”. Non è stato fatto né poco né tanto: il settore ludico ed il suo mercato sono fermi, con tutto quello che ne può conseguire sopratutto oggi dopo tutto il disastro conseguente l’emergenza sanitaria e con quella economica che “sta facendo pagare conti salatissimi” a tante imprese ed ai loro lavoratori.

E non solo: il MEF è anche passato sopra alle domande del Consiglio di Stato e l’attuale Esecutivo ha addirittura anticipato l’emanazione delle gare aggiungendo così, oltre al rinnovo delle concessioni delle scommesse e del bingo anche la tematica delle apparecchiature da intrattenimento che scadranno comunque nel 2022: ma forse bisognerebbe stare tranquilli su questo argomento dato che, senza dubbio a causa anche della pandemìa, l’Esecutivo Giallo-Rosso non sembra in grado di poter organizzare una procedura di rinnovo, ma potrebbe far balenare l’ipotesi di una proroga, tanto per cambiare. Infatti, la proroga per quello che riguarda il bingo e le scommesse sono una procedura più che nota e che si è già vista e rivista, ed oltre tutto cosa che non appare affatto gradita all’Europa special modo quando si comprende che le proroghe sono messe in campo per non fare le riforme.

E forse per rispetto all’Europa, ma siamo certi non per il rispetto che si dovrebbe a tutta la filiera del gioco che è “riserva di Stato”, il Governo dovrà pur intervenire, seppure controvoglia e nonostante questo non sia il periodo migliore, visto che prossimamente sarà in altre faccende (senz’altro più importanti del gioco e del poker) affaccendato! Ma questa volte l’Esecutivo dovrà fare bene le sue valutazioni: se attuasse il tanto atteso riordino nazionale del gioco darebbe prima di tutto una risposta soddisfacente alle critiche sollevate dal Consiglio di Stato sulle gare per il rinnovo delle concessioni, risolverebbe poi la Questione Territoriale e inizierebbe anche un cammino proficuo per un nuovo settore ludico davvero sostenibile. Ma non solo, con il riordino l’Esecutivo rimetterebbe in moto una serie di introiti per le sue casse erariali indispensabile per affrontabile la rinascita economica del nostro Paese. Ed almeno quest’ultimo punto non può lasciarlo indifferente perché si tratta della salute di tutto il nostro Stivale, da nord a sud tutti hanno necessità di ripartire ed il gioco pubblico onestamente potrebbe dare una mano importante se finalmente il riordino vedesse la luce.

Settembre 10, 2020: •
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