Il settore del gioco d’azzardo ha perso molto durante la pandemia

gioco azzardo ha perso molto durante la pandemia

Valutare chi è stato peggio durante la pandemìa e quali siano i settori maggiormente penalizzati appare impresa ancor più ardua e diventa necessario, innanzi tutto, armarsi di santa pazienza per stilare questa strana classifica! Infatti, in qualunque comparto si guardi, trovare chi abbia meno sofferto ci sembra improponibile. Tutto è cambiato: il modo di vivere, quello di acquistare, persino quello di divertirsi. Il quotidiano ha dovuto subire variazioni e modifiche ed anche se non “ci piace” essere retorici non vi è ombra di dubbio che “nulla sarà più come prima” persino noi stessi! Infatti, la pandemìa ci ha fatto confrontare con una realtà piena di sofferenza e di timori non ancora completamente assorbiti: sia “normali cittadini” che imprese ed imprenditori si sono trovati proiettati in un’emergenza talmente tragica che ha sconvolto i pensieri ed il trascorrere della vita quotidiana obbligandoci a cambiare “quasi pelle” per poter fronteggiare questo imprevedibile ed inimmaginabile tzunami che ha travolto il Paese.

Il problema importante è che questa emergenza, sanitaria ed economica, ha bloccato in toto gli acquisti: in proporzione a marzo 2019 e comparandolo con il marzo 2020 e quello successivo del 2021 si è ottenuta una percentuale di-48% come emerge da quanto pubblicato sul Sole24Ore. Pubblicazione che riferisce dello studio fatto dall’Osservatorio del Gruppo Bnp Paribas che ha fatto emergere alcune tendenze di spesa che, in qualche caso, hanno “salvato” settori come i servizi medici, cibo ed elettronica pur compromettendone altri. In effetti, insieme al turismo non praticato sul nostro territorio per cause di forza maggiore che ha messo, purtroppo, a sedere la categoria degli albergatori, anche il lavoro da casa ha decretato perdite più che rilevanti per il trasporto e per i benzinai, oltre che per i bar ed i ristoranti. Lo studio Bnp Paribas è stato “supportato” dalla possibilità di monitorare oltre 130mila Pos, che equivalgono a circa 20 milioni di transazioni al mese, che hanno “riferito” dove e su che prodotto sono state orientate le nuove scelte dei cittadini ed il metodo di pagamento: carte di credito o bancomat scelte da un italiano su tre nel periodo della pandemìa.

Tale studio può senz’altro essere estremamente utile nel momento in cui si sta decidendo di far ripartire l’economia e dove comunque, il distanziamento sociale e la situazione economica sta forzatamente cambiando le consuetudini sia di vendita che di acquisto. E tenendo anche conto che dal primo lockdown dello scorso anno a quello di quest’anno le persone si sono “quasi abituate” a risolvere i propri acquisti online. Proprio per questo motivo quelle attività che sono riuscite ad “organizzarsi con le vendite a distanza” sono riuscite a stare in piedi seppur con fatica e con una precisa organizzazione per fronteggiare un nuovo modo di relazionarsi alla propria nuova clientela. Si parla spesso di “nuova clientela” perché le esigenze sono inevitabilmente cambiate, così come i rapporti tra utenza e fornitore che ha dovuto adeguarsi, per non perdere “contatto” e rivoluzionare la propria impresa.

Ma non sono poi tanti quelli che hanno avuto la possibilità di gestire diversamente la propria attività, ma coloro che sono riusciti a farlo indubitabilmente ne hanno tratto vantaggio come per esempio i prodotti alimentari. La grande distribuzione è quella che ha usufruito maggiormente delle vendite online per i noti motivi di mancanza di circolazione dei cittadini, ma anche qualche impresa medio-piccola è riuscita a non soccombere, anche se attrezzarsi per poter accontentare l’utenza a distanza non ha dei prezzi contenuti: tutto questo, anche se dispiace dirlo, fa parte della pandemìa e per stare in piedi gli imprenditori hanno dovuto fare i salti mortali. Anche il gioco d’azzardo, compresi i casino migliori, è stato toccato inevitabilmente in questi “salti”: i punti di gioco terrestre sono stati chiusi per primi e saranno anche gli ultimi a riaprire. Nel frattempo il settore è stato in piedi con i giochi online che hanno avuto un’impennata senza precedenti: è cresciuto persino il poker che da tempo era alquanto sofferente.

Ma per tornare al titolo di questo articolo, e vedere quali sono i settori che hanno più sofferto la pandemìa si usufruisce sempre dello studio Bnp Paribas che ha comparato la terza settimana del 2021 con la rispettiva del 2019: sul più alto gradino di questo strano podio sale il settore turistico con hotel, compagnie aeree, operatori turistici con un -86%; il secondo posto è dell’abbigliamento e scarpe con una flessione dell’83%: al terzo posto si collocano i ristoranti e le pizzerie con un -79%; seguono il gioco e l’intrattenimento con un -75%; ed ancora, con un -55% parrucchieri, estetisti e centri estetici. Come si può notare il mondo dei giochi d’azzardo, che è quello che ci interessa particolarmente, ha subito “perdite per un 75%” che è una percentuale altuccia e considerevole: tante imprese, la maggior parte, hanno dovuto superare l’emergenza quasi con soltanto le proprie risorse “personali” perché per quel che riguarda gli aiuti istituzionali il settore ludico non è stato sicuramente quello più sostenuto, anzi.

Perché si è voluto fare questa classifica? Vederne le percentuali in negativo fa venire una stretta allo stomaco perché significa che tante imprese saranno state costrette a chiudere i battenti: i settori che hanno avuto percentuali particolarmente alte sono corposi e rappresentano di conseguenza tanti lavoratori. E questo è un altro dei “problemoni” che andrà ad incontrare l’attuale Esecutivo: l’occupazione farà girare la testa al Premier Draghi ed alla sua squadra perché purtroppo il numero delle persone senza lavoro è destinato inevitabilmente ad aumentare anche perché non è che la ripartenza delle attività darà risultati nell’immediato. Affinché le aziende si risollevino e recuperino almeno una parte di ciò che hanno perso, considerato anche che lo Stato non riuscirà a supportare tutti e per tutto il perduto, ci vorranno almeno un paio d’anni: quanti imprenditori potranno fronteggiare un periodo così lungo? Si sta riaprendo pur con un rischio calcolato ma, senza dubbio, “s’ha da fare” nella speranza che il Governo centrale, ed in particolar modo il Premier Draghi, si attrezzi per l’indispensabile “miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci”.


Ci Mettiamo la Faccia

Giornalista Vanessa Maggi

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Pubblicazione: 17 Maggio 2021 ore 18:00
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