Il paradosso del Decreto dignità e delle slot machine

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Se si vuole ancora una volta “entrare nel paradosso” quando si parla di gioco d’azzardo, si deve assolutamente sottolineare, per quel che riguarda il divieto totale della sua pubblicità, che le apparecchiature da intrattenimento le “famigerate macchinette slot machine” non ne hanno mai fatta! E questo è proprio il massimo considerando che saranno proprio loro quelle che spariranno in numero considerevole dal nostro territorio: vuoi per i provvedimenti usciti dalla Conferenza Unificata, vuoi per i successivi assunti dall’attuale Esecutivo Giallo-Verde e compresi prima nel Decreto Dignità ed ora nella Manovra finanziaria, peraltro a breve distanza gli uni dagli altri. Non ci si può esimere, quindi, dallo spendere ancora qualche parola in relazione a questo paradosso, parola che ormai sta diventando alquanto ricorrente quando si parla di gioco d’azzardo pubblico, e quindi lecito.

Bisogna risalire, per disquisire di questa problematica, alle “premesse e promesse pre elettorali” particolarmente messe in campo dall’attuale vice premier penta-stellato, nonché Ministro del Lavoro, Luigi Di Maio laddove si dichiarava e si garantiva una lotta estrema e cruenta nei confronti delle lobby dell’azzardo e dei casino sul web, ma che nei giorni attuali ci fa confrontare con “un nulla di fatto”. Il famoso Governo del Cambiamento in realtà non sta cambiando nulla e trova riscontro in altri interventi similari che sono poi spariti anche durante le precedenti Legislature e che hanno lasciato le lobby del gioco al loro posto, aumentandone forse addirittura il potere economico e pratico.

I due provvedimenti che avrebbero potuto dare fastidio a queste imponenti strutture, il divieto di pubblicità e la riduzione degli aggi sui Gratta&Vinci e su tutte le altre lotterie istantanee, hanno avuto uno stop improvviso e tali provvedimenti, miracolosamente ed anche inspiegabilmente, si sono tramutati in aumento del Preu esclusivamente per le apparecchiature da intrattenimento. Certo che nell’italico Paese dove il Decreto Dignità e la Manovra avrebbero dovuto mettere “tutti i giochi sullo stesso piano” ci si ritrova invece e soltanto ad obbligare i gestori delle Awp a tappezzare i giochi ed i propri locali con locandine assurde e ripetitive, obbligandoli ad un cambio del parco apparecchi nel nome, come sempre, della sicurezza del territorio e per la lotta al gioco problematico.

Senza dimenticarci dell’instaurazione della tessera sanitaria in giochi dove la presenza dei minori è pari ben allo 0.003% e dovendo anche rispettare (sempre i gestori solo delle apparecchiature da intrattenimento) regolamenti, norme ed orpelli come distanziometri e fasce orarie di accensione messi in campo dalle istituzioni decentralizzate che fanno in questo segmento il “bello ed il cattivo tempo” a loro piacimento, avendone ricevuto e rafforzato il proprio “incarico” sempre dall’accordo avvenuto in Conferenza Unificata tra Stato, Regioni ed Enti Locali di buona memoria. Ed anche sottolineando che, mentre la filiera delle apparecchiature ormai rasenta il collasso, dall’Esecutivo (particolarmente dal Ministro del Lavoro) si dichiara “di aver tolto ricchezza a chi negli anni l’aveva tolta agli italiani”.

Non tenendo assolutamente conto di tutti quei posti di lavoro che inesorabilmente svaniranno, oppure tenendone conto ma dato che riguarda lavoratori del settore ludico (e quindi evidentemente lavoratori di “serie B) non è discorso importante o di rilievo! E non si può neppure dire che tutti i giochi siano uguali e neppure che vengono trattati in egual misura e questo da sempre purtroppo. Ogni iniziativa negativa che viene presa dalle istituzioni coinvolge sempre e comunque questi benedetti apparecchi di gioco che prima, però, sono stati legalizzati, autorizzati e messi in circolazione per “movimentare” le risorse dello Stato: e questo, ovviamente, andava bene. Discorso al quale hanno sempre ampiamente risposto e contribuito nonostante il loro percorso commerciale sia come un campo minato.

Gli operatori che gestiscono le “macchinette” non sanno veramente più come muoversi, dove muoversi ed in che ora farlo e se questo non è un paradosso come si potrebbe invece chiamarlo? Ma questa è la realtà di questo comparto del gioco pubblico e, quindi, si dovrà fare ancora una volta “buon viso a cattivo gioco” ed attenersi alle normative inserite sia nel Decreto Dignità che nella Manovra, mettere mano di nuovo ai loro portafogli sempre più sottili ed investire ancora una volta (se tali operatori vorranno rimanere “vivi”) sul parco macchine con i vari cambiamenti in corso d’opera per potere essere ligi ed attenti al rispetto della Legge in essere.

A quel punto, però, che non si dica che il settore ludico è composto da cittadini di serie B, che non sono professionisti ma che abusano delle debolezze altrui e che sono quasi tutti delinquenti perché ciò sarebbe veramente troppo anche per un settore abituato ad essere bersagliato da ogni parte: dalle istituzioni, dall’opinione pubblica, dai vari provvedimenti restrittivi. Sino a quando la pazienza continuerà ad accompagnare questi imprenditori del gioco sano e sino a quando essi continueranno a credere nel business del gioco pubblico tutto andrà bene: bisognerà vedere la “tempistica” che potrà sostenere queste piccole e medie imprese sempre sottoposte a sacrifici economici e personali e mai riconosciute per ciò che hanno saputo creare e mettere a punto sopratutto a livello di occupazione.

Ci si dimentica troppo presto e troppo spesso (e questo anche e sopratutto da parte del Governo centrale) quante risorse sono impiegate nel settore ludico, sia direttamente che indirettamente, e quanti ragazzi hanno potuto trovare lavoro in questo campo che ancora oggi è dichiaratamente disponibile ad ospitare persone che vogliono diventare protagonisti e professionisti del mondo del gioco d’azzardo pubblico. Quale altro settore, in questo periodo di profonda crisi che ha attraversato il nostro Paese e che ancora non lo lascia in tranquillità, può essere orgoglioso del tanto lavoro procurato su tutto l’italico territorio? É una domanda alla quale dovrebbe rispondere particolarmente il Ministro del Lavoro e della Occupazione Luigi Di Maio: sì proprio lui, l’acerrimo nemico del gioco, della sua industria e delle sue imprese… il che veramente è tutto dire! E non si vuole proprio aggiungere altro.

Gennaio 24, 2019: •
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