Il Governo che guarda al gioco d’azzardo come ad una vecchia risorsa

governo guarda al gioco azzardo come risorsa economica

Durante questo “periodaccio” tra emergenza sanitaria e quella economica da queste righe si è osato dire che forse l’Esecutivo avrebbe potuto guardare al mondo del gioco, e dei migliori siti italiani legali di casino, come vecchia e consolidata risorsa per aprire le porte ad una nuova economia che, però, per ripartire ha assoluta necessità di contante che sembra ancora latitante nell’immediato e che potrebbe esserci invece nel futuro. Naturalmente, Europa permettendo a fronte di progetti che il Premier Conte sta cercando di portare avanti con fatica e tante discussioni persino all’interno della maggioranza tra la quale sicuramente non corrono intese facili, passi indietro di alcun tipo e punti di vista assolutamente diversificati nell’affrontare questo “caldo periodo” per il Governo, oltre che di temperatura. E senza contare che questo “calore” continuerà pure in autunno dove tutti sembrano essere intenzionati a “combattere” pro o contro le iniziative istituzionali che non sono così tanto supportate o mal sopportate dai cittadini.

Si è continuato a sottolineare quanto potrebbe essere positivo un rilancio del gioco pubblico, che se sistemato e meglio distribuito, nonché regolato dal riordino nazionale del settore, potrebbe essere un portatore essenziale di risorse la cui mancanza si sta facendo sentire dall’Esecutivo: e forse da qui potrebbe essere nata l’idea di emettere finalmente la delega per i giochi, accompagnata da una scelta alquanto oculata nella persona di Pier Paolo Baretta, le cui note peculiarità di mediatore tra i vari poteri non possono non essere conosciute al Premier Conte, seppur questo ultimo non sia particolarmente predisposto a conoscere qualcosa che riguarda i giochi d’azzardo legali. Queste riflessioni potrebbero anche far pensare che “coscienziosamente” qualcuno delle “alte sfere” si sia accorto quanto erano indispensabili gli introiti provenienti dal gioco: risorse certe, senza improvvisazioni, senza problematiche, senza sindacati, senza popolo (troppo) urlante per far conoscere i propri “desiderata”.

Forse, ci voleva questa crisi totale su tutti i fronti che l’Esecutivo Giallo-Rosso insieme al Premier Conte stanno cercando di fronteggiare, ma scontentando veramente tante associazioni ed organizzazioni di categoria, per far rivalorizzare il gioco pubblico, “riserva di Stato” che ha sempre portato alle casse erariali cifre più che ragguardevoli e delle quali, obbiettivamente, nessun Esecutivo né del recente presente, né del passato ha saputo o potuto rinunciare. Di tutto ciò è perfettamente a conoscenza Baretta, per il quale le dinamiche istituzionali non hanno alcun “lato oscuro” considerando le tantissime mediazioni che nel 2017 ha messo in campo per arrivare alla sottoscrizione dell’intesa in Conferenza Unificata. Accordo dal quale lo stesso intende ricominciare a trattare nuovamente di gioco pubblico, comprese le scommesse online, e di sua ristrutturazione: troppi discorsi a quel tempo sono stati scambiati tra i protagonisti di quell’accordo che varrebbe la pena di “rinverdire” e spostare nell’attualità per affrontarla ed adeguare tutto il suo contenuto all’emergenza di questo periodo.

Anche perché, seppur in questa emergenza, è riapparsa con tutta la sua forza la “questione territoriale” croce anche dell’intesa del 2017, che però è andata a sfiorarsi anche al di fuori del contesto dei giochi durante la pandemìa. Il Governo centrale ha dovuto scontrarsi più di una volta con le amministrazioni locali su svariati temi che si sono dovuti affrontare, cedendo forse su alcuni punti, ma conquistandone altri. Ma di fatto, purtroppo, per quello che riguarda il gioco pubblico ha dovuto cedere e continuare a tenere chiuse le aziende di gioco su tutto il territorio, rinunciando in pratica al suo ruolo ed alla sua centralità per la regolamentazione del settore ludico. Ciò non era bene tanti anni fa, e non lo è maggiormente ora poiché questo “tira e molla” tra Governo centrale, Regioni ed Enti Locali non può ovviamente essere una soluzione, ma rappresenta soltanto “un tirare avanti” senza un obbiettivo definitivo. Cosa che, invece, si dovrebbe avere anche perché se ci si troverà di fronte ad un gioco pubblico ben regolamentato e “normato” si potrà ricominciare ad avere risorse considerevoli per le casse erariali che mai come in questo periodo hanno bisogno di essere sostenute e riempite!

Ma ora, con la “riapparizione” di Baretta le cose potrebbero cambiare e non soltanto per il mondo dei giochi, ma anche per il Governo che è chiamato a rimettere in sesto l’economia nazionale a gran forza e può essere che per affrontare questo nuovo Sistema Italia e la sua nuova economia si possa anche ricorrere alla vecchia economia. Economia che dipendeva dalle cospicue cifre che il gioco pubblico riusciva a produrre, oltre all’occupazione di migliaia di lavoratori, altro argomento importante che in questo periodo si fa purtroppo sentire. Infatti, in settembre chissà quante aziende a causa della pandemìa saranno costrette a chiudere, od a non riaprire poiché non è economicamente sostenibile. Proprio per questo avere un settore che riesce ad occupare così tanti lavoratori come fa il gioco non è proprio da sottovalutare se non si vogliono far “imbestialire” tutte le sigle sindacali, le associazioni di categoria e tutta la filiera del gioco che sta dimostrando di riuscire a stare in piedi seppur in (quasi) assenza di risorse istituzionali.

Senza dimenticare la liquidità che il gioco può portare: liquidità, termine oggi “abusato”, ma mai così realistico e cosa che sta mettendo in ginocchio privati cittadini ed aziende. Si pensa che il Premier Conte debba pensarci proprio bene a questo percorso che potrebbe intraprendere per dare “ossigeno” alla nuova economia che stenta a ripartire: forse non si sono “battute le strade giuste”, forse le risorse non sono state ben calibrate, forse sono state spese troppe parole e pochissimi fatti tangibili, forse le promesse fatte dall’Esecutivo non hanno avuto riscontro con la realtà degli stessi cittadini che non riescono a fare la spesa, e di quelle aziende che aprono i battenti a volte con le proprie forze personali che ormai sono ridotte al lumicino. Il gioco pubblico, riaprendo forse potrebbe dare una mano: è già successo in altri periodi di crisi, di certo non così tragici come quelli attuali, però probabilmente con l’apporto dell’esperienza di Baretta si potrebbe provare a fare qualcosa che sicuramente lo stesso sottosegretario ha già in mente.

Luglio 15, 2020: •
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