Il gioco d’azzardo non può permettersi passi falsi

gioco azzardo costretto ad andare avanti e non indietro

Non ci sarebbe nulla da obbiettare se il mondo dei giochi e dei casino si sentisse davvero “leggermente preso di mira” da quello che sta accadendo, e che ruota attorno al suo settore, e che sta veramente preoccupando tutti i suoi addetti ai lavori. Prima il lunghissimo lockdown, poi l’apertura “ritardata” ed inizialmente soltanto in “zona bianca”, successivamente il report dell’Osservatorio per il contrasto alla dipendenza che vuole applicare nuove restrizioni ai punti di gioco ancora più “pesanti” di quelle attuali e, per chiudere in bellezza, la possibilità che per accedere al gioco prossimamente ci vorrà anche il Green Pass. Strumento già inviso a parecchie persone ed a tanti settori che lo trovano “anticostituzionale” da un lato, anche se da un altro metterebbe, comunque, al sicuro da ulteriori contagi. Ed a questo elenco manca soltanto lo “spauracchio” della possibile ventilata nuova chiusura dei punti di gioco che l’Osservatorio (non richiesto) ritiene ad alto rischio per la nascita di focolai.

E, quindi, non si può neppure evitare di continuare a parlare di queste fantomatiche raccomandazioni dell’Osservatorio: ma si vorrebbe valutare la loro fondatezza e su quali elementi si concretizzino i suggerimenti e le raccomandazioni esposti nel report “a sorpresa” di cui si sta parlando da qualche giorno. Così si presenta proprio “una bella grigliata di possibilità” da affrontare da parte del gioco d’azzardo pubblico! Ma si sottopone anche un programma che riserva l’occasione di non annoiarsi, poiché non si sa veramente da che parte voltarsi per riuscire a trovare una soluzione per vedere uno spiraglio positivo per l’economia del mondo ludico. Logicamente, tutta questa movimentazione che segue da vicino il settore dei giochi non può essere condivisa né dal settore, né dalle associazioni che ne tutelano le imprese e che ribadiscono con fermezza che nei punti di gioco, sino a questo momento, non è apparso alcun focolaio e che, quindi, le attività sono tutte super controllate con i protocolli e con le varie restrizioni esistenti.

È evidente, però, che il gioco pubblico, casino con bonus compresi, con tutto ciò che si sta “borbottando” si sente quasi “sotto attacco” dal quale risulta veramente difficoltoso difendersi anche perché ormai l’intera industria del gioco è stremata dalla lunga pandemìa che ha assestato a questo settore, di certo insieme ad altri, colpi così forti da non riuscire a far ripartire tantissime unità tra le piccole e medie imprese che formano questo delicato comparto con i suoi 150mila lavoratori. Ulteriore fonte di preoccupazione che sta assalendo le attività di gioco, e purtroppo non solo questo comparto, è la previsione di un ritorno alla “zona gialla”, pericolo che si vorrebbe indubbiamente evitare dato che sarebbe senz’altro un bruttissimo passo indietro in base alla “zona bianca” che dà un po’ più di serenità agli esercenti. Serenità che onestamente è durata veramente poco se si considera che le attività di gioco hanno riaperto soltanto alla fine dello scorso mese di maggio. E non è tutto qui.

Questo cambio di colorazione si va ad affiancare alle preoccupazioni per gli operatori del gioco relative all’applicazione del Green Pass per poter accedere alle sale da gioco. Il Governo ci sta pensando seriamente e si vorrebbe valutare l’opportunità di rilasciare questo documento soltanto dopo il completamente vaccinale. Naturalmente, potenziando la campagna sopratutto per gli over 60 cercando di convincere gli “sfuggenti il vaccino” a sottoporsi alla inoculazione in modo da poter avere una certificazione obbligatoria per accedere, come detto, in tutti i luoghi a rischio di possibile assembramento, come ipoteticamente potrebbero essere le sale da gioco e scommesse. I punti nei quali si dovrà esibire il Green Pass per potervi accedere saranno sicuramente i treni, gli aerei e le navi, gli spettacoli ed i concerti, gli stadi, i ristoranti al chiuso, le palestre e le discoteche con capienza al 50% ai quali si presume si dovrà “accodare anche il gioco pubblico e l’intrattenimento”.

Mentre la precisazione dei “prescelti” all’uso del Green Pass è stata dibattuta, chiarita e definita seppur tra mille pareri diversi e con il conseguente “mugugno” di qualcuno, quello che risulta invece essere certo è la sanzione per chi non rispetta l’obbligo di chiedere o fornire, la certificazione: cinque giorni di chiusura per i gestori e 400 euro di multa per i clienti. Nel frattempo, bisogna anche specificare che il Green Pass viene rilasciato solo dopo il 14° giorno dalla fine del ciclo vaccinale, periodo deputato affinché il vaccino comprovi il suo personale sviluppo anti-virus in sicurezza. In tutta questa incertezza che sta accompagnando, in ogni caso, tutta l’emergenza pandemica per questi territori Sardegna, Sicilia, Veneto, Lazio e Campania si apre lo scenario del ritorno alla “zona gialla”. Il cambio di colorazione è una croce veramente pesante da sopportare e forse anche per questo, e per non far ripiombare l’economia in un baratro dal quale faticosamente si sta arrampicando tutta l’italica industria, il Ministro della Salute ed il suo sottosegretario si stanno attivando per variare i parametri per l’attribuzione della colorazione.

Per gli eventuali cambi di colore si andrà a guardare al numero delle ospedalizzazioni in modo da tenere sotto controllo quel segmento assolutamente determinante per affrontare un nuovo aumento di casi. Tenere sotto controllo tale “bilanciamento sanitario” è quello che dovrebbe aiutare ad affrontare con meno timore la situazione in sviluppo: la variante Delta procura molta preoccupazione e proprio per questo il sistema sanitario deve essere prioritario nelle valutazioni oltre, naturalmente, alla spinta sull’acceleratore per la campagna vaccinale che deve svilupparsi prima possibile. Ad oggi, comunque, si allontana la stima dei 50 casi di Coronavirus su 100mila abitanti per il “cambio di colorazione” che era in vigore sino a poco tempo fa e si avvicina l’obbiettivo prioritario di “non tornare indietro” e di non dover provvedere di nuovo a chiusure. Il Paese si sta avviando ad una quasi normalità sia di vita che commerciale e sarebbe un “ferale colpo” per tutti, cittadini ed imprese, dover assistere “al passo del gambero”. Non sarebbe giusto sottoporre lo Stivale ancora a restrizioni oppressive che stavano portando al collasso oltre che l’economia anche la psiche dei suoi cittadini.


Ci Mettiamo la Faccia

Giornalista Vanessa Maggi

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Pubblicazione: 10 Agosto 2021 ore 13:13
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