Governo e Gioco: Ancora rapporti non idilliaci

rapporto tra governo e gioco

Quando si tratta di valutare i rapporti tra Governo e gioco pubblico, compresi i migliori siti italiani di casino online, bisogna stare molto attenti: certamente, non sono idilliaci e per questo anche la più sottile variazione suscita interesse, almeno in quella parte di persone che amano il gioco e vorrebbero che fosse seguito, rispettato, regolamentato e vissuto come si conviene ad un settore importante, da qualunque parte si guardi, per l’economia del nostro Paese. Che sia di interesse economico è incontrovertibile e lo dimostrano i continui “inopinati e (a volte) scriteriati” aumenti della tassazione che lo riguardano ed ai quali l’industria del gioco risponde sempre e comunque: “Presente”. Oggi, si deve prendere atto che l’ultimo anno per il settore ludico è stato forse il peggiore degli ultimi tempi: in pratica, da quando circa un anno fa è stato messo in campo il Decreto Dignità, con il relativo totale divieto della pubblicità ai giochi, le attività ludiche hanno subito da parte delle istituzioni un atteggiamento proibizionistico che faticano a fronteggiare e che sta portando il settore verso una debacle senza precedenti.

Atteggiamento quasi persecutorio, ma mai come quello sbandierato in campagna elettorale da una particolare schieramento del Governo Giallo-Verde, ed oggi ridimensionato: atteggiamento che è passato dalla totale abolizione del settore alla presa di coscienza dell’assurdità di quell’idea che, però, nel frattempo è passata a “macinare impresa dopo impresa” con le restrizioni continue alle quali gli operatori hanno dovuto rispondere in qualche modo, compreso quello di chiudere i battenti e licenziare i dipendenti. Forse, oggi, il nostro Esecutivo, dopo aver portato all’esasperazione tutti quei cittadini e lavoratori che si “cibano dell’industria del gioco di Stato”, si sta rendendo conto che il settore dei giochi in altri Paesi, probabilmente più civili e sociali del nostro, viene tenuto in alta considerazione e presentato con orgoglio anche in virtù dell’alto livello di tecnologia e di competenze che richiede. Peccato che in Italia, ancora oggi, il mondo dei giochi è da ritenersi una vergogna, almeno per come predicava una parte del nostro attuale Esecutivo.

Ma questa settimana passati i termini contenuti nello scellerato provvedimento di divieto della pubblicità, è scattata “l’ora X”, lo “switch off”, che vede spegnersi i riflettori sul gioco, e lo vedrà sparire dalle maglie delle squadre di calcio, dalle pubblicità negli stadi, dalle radio, dalle TV e da quant’altro sino ad oggi ha avuto l’ardire di trasmetterne le vestigia. La stampa sportiva ha quantificato tutto questo “scempio” in più di 35 milioni di euro soltanto per i club di Serie A, tenendo conto che 15 club su 20 di questa serie avevano stretto, negli ultimi anni, rapporti con le società di betting. In tutto il resto del Mondo (che non è poco) la pubblicità dei giochi esiste, specialmente in Spagna e nel Regno Unito e, forse, anche in modo molto più spregiudicato di come avveniva nel nostro Paese: si stima da parte dei pubblicitari che vi saranno introiti con un -150 milioni rispetto all’anno scorso per adeguarsi al famosissimo Decreto Dignità, ovviamente per quello che riguarda i giochi. Eppure, ad un anno di distanza da questo decreto fortemente restrittivo, qualcosa nell’Esecutivo nei confronti del gioco è proprio cambiato.

Non certamente perché ci si interessi dei problemi di tutta la filiera, di mettere in campo il riordino del settore così insistentemente annunciato, e non perché si ascoltino le associazioni che si stanno dando da fare per salvare i posti di lavoro: per questo lo Stato non si sta impegnando affatto. Però, “misteriosamente”, ha deciso di mettere in campo nuovi giochi, allungando così la serie di quelli già esistenti che sin qui ha sempre combattuto. Sta cominciando a considerare con un particolare “interesse economico” lo sviluppo di quelli vecchi, che si uniranno a quelli nuovi, facendo considerare il mondo dei giochi una vera e propria risorsa per lo Stato. Quindi, i fatti sono questi: l’Esecutivo Giallo-Verde ha sancito l’introduzione, tra lo stupore generale, di nuove forme di gioco partendo con il nuovo Totocalcio che porterà ad un nuovo gioco riveduto e corretto nei prossimi mesi, per poi passare alla creazione della Lotteria degli scontrini che era già stata annunciata e che partirà dal prossimo anno. L’Esecutivo ha concretizzato oggi quel passo che molti vecchi Governi avevano già pensato di fare, ma che per mancanza di coraggio non avevano reso concreto: troppa la paura di aggiungere altri giochi in un Paese dove questa offerta è molto presente.

Ora, invece, a compiere questo gesto è proprio questo Esecutivo Giallo-Verde che fino ad un anno fa prometteva senza peli sulla lingua di voler liberare il Paese dal “demone dell’azzardo”. Chissà come si sarà convinto a questo nuovo percorso “di pace”: forse, le ragioni di carattere politico ed istituzionale dettate alla fine proprio dalle virtù del sistema del gioco legale. Forse, il Governo ha finalmente compreso che anche attraverso l’attività che si sta svolgendo nei confronti del mactfixing con risultati più che soddisfacenti l’Italia si rappresenta all’avanguardia ed apprezzata e gli investitori stranieri, probabilmente, stanno guardando ancora nella direzione del nostro mercato che ha solo la negatività di non essere regolato da una legge quadro nazionale che possa dettarne i principi da seguire. Quindi, l’atteggiamento dell’Esecutivo sta cambiando: e ciò pur mantenendo le distanze dalla filiera e nonostante sia proprio l’industria del gioco lecito il baluardo della legalità che forse gli altri Stati ci invidia(va)no.

Per ritornare, quindi, al nostro gioco pubblico, risulta sempre più urgente provvedere al riordino del settore ludico: ma con una riforma ben pensata, equanime, omogenea, snella, ferma. Tutto racchiuso in una Legge nazionale che detti in modo trasparente le norme che tutta l’industria del gioco dovrà seguire: l’importante sarebbe che il nostro Esecutivo, finalmente, si chiarisca le proprie idee nei confronti del gioco pubblico, della legalità che lo stesso rappresenta e che si finisca qui con tutta quella confusione ed avversione nei confronti del gioco d’azzardo che serpeggia da tempo nella mente di chi gestisce istituzionalmente le nostre vite: sarebbe proprio ora di terminare questa guerra assurda contro chi rappresenta un vero sostegno per l’economia del nostro Paese.

31 Luglio, 2019: •
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