Il gioco d’azzardo legale chiede l’intervento della Politica

gioco chiede intervento alla politica

Oggi, e qui da queste righe, si vorrebbe partire con il “risultato” di una ricerca effettuata da parte di Nomisma dal titolo “La priorità di intervento richieste alla politica” e dalla quale risulta che il gioco d’azzardo, ed anche i migliori casino italiani, sia del tutto assente dalla lista delle priorità per cui la popolazione italica richiede l’intervento della politica. Ma perché si vuole dare risalto a questa “considerazione”? Semplicemente poiché da parecchio tempo viene messo in campo un “furore ideologico-politico” contro il gioco che non sta facendo per nulla bene allo stesso settore ed alle sue imprese, sopratutto poiché tutto questo battagliare non è richiesto dalla cittadinanza in quanto il gioco non viene recepito come esigenza principale da risolvere: ve ne sono altre più importanti. Combattere il gioco viene cavalcato dalla politica come fosse “un mandato divino” ed una problematica da risolvere perché questo è ciò che richiede l’opinione pubblica. Ma non è assolutamente così.

Quella di attaccare il gioco, e quindi le sue imprese, è stata una scelta da parte di un determinato schieramento politico: si è arrivati, purtroppo, “con questo fare” alla situazione attuale con attacchi mediatici un po’ forti che sono stati prodromo di interventi normativi obbiettivamente “scriteriati e frustranti”. Norme che stanno recando notevoli danni alle attività ludiche che vengono additate come “portatori di criminalità” sull’italico territorio e che fanno percepire la presenza del gioco come completamente negativa sia per la salute dei cittadini che per il territorio. Questo è stato il risultato che tutte le campagne contro il “gioco immorale” hanno raggiunto, senza considerare quello elettorale recente che non ha certamente “pagato” queste scelte: ma, ovviamente, non è corretto addentrarsi in una analisi politica che può far esprimere giudizi sui risultati elettorali recenti.

Mentre “ci piace” sottolineare che la regolamentazione del gioco pubblico non è stata assolutamente affrontata in modo pragmatico, con il reale scopo di prevenire gli effetti negativi che oggi le norme in essere stanno provocando, ma è stata affrontata solo in “ottica strumentale”. Questo si intende ribadirlo. Come “ci piace” anche constatare che lo spazio di manovra della politica, nel poter incidere sulla “realtà reale” del nostro Paese, si sta sempre riducendo, ed i vincoli che ne limitano l’azione inducono la stessa politica a ricercare consensi in quei settori della vita pubblica dove ancora resiste uno spazio di manovra. E nel gioco d’azzardo la strada è ancora percorribile seppur diretta in un unico senso: purtroppo, contrario certamente a quello che potrebbe rendere il settore ludico socialmente sostenibile. Questa politica dell’Esecutivo Giallo-Verde non vuole un gioco presente nella vita degli italici cittadini, vuole solo un gioco pubblico presente quando da quest’ultimo può “attingerne ed usarne a piene mani” le risorse.

Risorse che, tra parentesi, il gioco non si è “mai rifiutato” di corrispondere. Insomma, da un lato l’attuale politica fa rientrare il mondo dei giochi a livello di emergenza nazionale, mentre dall’altro si rifiuta di analizzare con onestà intellettuale le problematiche che ne possono discendere e che non sarebbero irrisolvibili. Ora, ci manca solo che una parte dell’attuale Esecutivo faccia passare i risultati negativi ottenuti nelle ultime elezioni come un “pegno” che lo stesso schieramento “deve pagare” per essere stato così presente nella criminalizzazione del gioco legale ed aver cavalcato questo argomento “per difendere il territorio ed i propri cittadini dal gioco immorale e dalle scommesse sul calcio” sostenendo questo percorso nei propri programmi. Così, si dovrebbe interpretare il fallimento del M5S una conseguenza del suo schieramento contro il mondo dei giochi. A questo furore ideologico, però, non c’è fine: la stessa parte politica si è addirittura spinta ad attribuire, e molto orgogliosamente, l’aumento della tassazione sul gioco come una “valenza punitiva” nei confronti del settore e non, come invece palesemente è, una maggior raccolta di risorse per sostenere iniziative pre-elettorali che non potrebbero, senza quelle risorse, essere portate a buon fine!

Ma si intende approfondire i rapporti tra politica e gioco e, sopratutto, i risultati che certa politica porterà all’economia del nostro Paese: il tutto slegato da slogan prettamente propagandistici che, purtroppo, il gioco è costretto a subire. E non si vuole mettere in discussione le convinzioni politiche di ogni schieramento, oppure la facoltà di chi gestisce il nostro Paese di scegliere le priorità dell’azione politica che intende mettere in atto. Infatti, la strategia di coloro che hanno ritenuto che l’indirizzo del gioco fosse un’emergenza richiesta dall’opinione pubblica è risultata, senza ombra di dubbio, sbagliata sin dall’inizio perché proprio dall’inizio si è scelto di scagliarsi contro l’industria del gioco non prendendo neppure in esame l’idea di rivedere e risolvere le emergenze che in quel settore erano alquanto palesi. Ma sopratutto di aver consentito, con la propria latitanza e con la mancanza di voler affrontare il fenomeno del gioco pubblico, e quindi lecito, che venissero messe in campo normative assolutamente restrittive che vanno a volte persino a ledere la libertà di impresa e, sopratutto, la libertà individuale di ciascheduno di decidere come passare il proprio tempo libero anche se fosse con il gioco d’azzardo.

Era ed è compito dell’Esecutivo Giallo-Verde trovare soluzioni alle problematiche che maggiormente discendono da un errato modo di relazionarsi con il gioco: la responsabilizzazione, la consapevolezza e la cultura del gioco sono gli strumenti che uno Stato che ha a cuore i propri cittadini dovrebbe essere obbligato a mettere in campo, con tutte le cautele possibili. Nulla di tutto questo è stato fatto, almeno sinora: ed il risultato oggi è che il settore ludico è disgregato dal resto del sociale, è ai minimi storici come introiti, tante aziende sono state costrette a chiudere e tante ne chiuderanno, tanti dipendenti della filiera sono “a spasso” e le risorse che le casse dell’Erario si aspettava dal gioco sono chiaramente a rischio. Il gioco pubblico, che era sino a poco tempo fa considerato una colonna portante dell’economia del nostro Paese quasi non esiste più, poiché è stato espulso da tantissimi territori dove si è instaurato, soppiantandolo, il gioco illegale: quello sì gestito dalla criminalità organizzata. E lo Stato di questo non poteva non essere a conoscenza.

Giugno 21, 2019: •
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