Si deve far ripartire il mercato dei giochi d’azzardo

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Si può certamente affermare che la maggior parte degli italiani ha recepito la pericolosità dell’emergenza sanitaria che il nostro Paese sta combattendo: si stanno cercando di rispettare le disposizioni imposte dal Governo per la salvaguardia della salute di tutti e, dopo quasi un mese di isolamento forzato, sembra che si stiano acquisendo nuove quotidianità e ritmi diversi di vita che non si sarebbero mai scoperti, anche a livello personale. Sicuramente i giovani sono quelli che stanno subendo maggiormente questo blocco, insieme a coloro che hanno ristrettezze abitative che magari costringono tre o più persone a vivere “sotto la stesso tetto per tante ore di seguito”. Sacrifici ancora più apprezzabili da parte di chi risente quasi fisicamente il dover restare in casa. Posta questa segnalazione ed il conseguente ringraziamento a chi è riuscito ad adeguarsi alla forzata “detenzione casalinga”, ma anche esprimendo l’assoluto dissenso a chi, purtroppo, si comporta con estrema superficialità e con mancanza di rispetto per la propria salute e per quella degli altri, si deve per forza riflettere sulle misure d’emergenza che si dovranno applicare per far ripartire i mercati alla fine dello tzunami Coronavirus.

Chi legge ancora ciò che si scrive in questi spazi, sa che il gioco d’azzardo è l’argomento principale del nostro scrivere come la particolare situazione delle attività ludiche già in dissesto molto prima della pandemìa: gioco pubblico che deve prepararsi a ciò che farà la politica per questo benedetto settore ed interventi che dovranno aiutare tutta la sua industria a riprendersi, risollevarsi, riacquistare il proprio mercato e la propria liquidità, Tutto il sistema Italia, si troverà di fronte a realtà ben diverse da quelle lasciate pre-Coronavirus ed è proprio per questo che bisogna essere preparati a valutare e forse anche a contestare gli interventi che si aspettano dal Governo, e che saranno indispensabili per ricominciare a scalare i gradini della normalità. Senz’altro, saranno misure emergenziali ma che, come nel caso del settore del gioco pubblico, dovranno inevitabilmente essere accompagnate da una serie di riforme senza le quali appare impossibile ricostruirne l’economia. Saranno, magari, riforme capaci di rinnovare completamente un comparto che presentava già tantissime criticità e che, prima del Coronavirus, era al limite della sopravvivenza.

La prima ondata di chiusure che ha toccato le varie attività del gioco risale a più di un mese fa, ed il settore ludico di conseguenza già disastrato è uno di quelli che sta subendo i danni più consistenti. Poi, dopo la serrata di tutti i locali di gioco disposta con il decreto del 12 marzo scorso e le successive ulteriori restrizioni, per questo benedetto settore ludico anche se la ripresa si potrà concretizzare a breve, si presentano mesi alquanto difficoltosi. E non solo perché a passata emergenza gli italiani avranno a disposizione molto meno liquidità che difficilmente metteranno al servizio dei giochi e dell’intrattenimento, seppur magari la voglia di ritornare a giocare ed a rincorrere la Dea Bendata sarà forte, ma perché le problematiche che si apriranno post-Coronavirus saranno tantissime e peculiari. Il gioco peraltro, nella sua negatività, sarà accompagnato anche dal turismo che risentirà della mancanza dei viaggiatori che per i due rispettivi settori sono a rappresentare i “clienti tipo” per frequentare i locali pubblici e per conoscere le nostre Bellezze.

Il rischio che quest’anno l’estate passi senza turismo, ed anche con poco di quello locale, è più che reale: ci vorrà un po’ di tempo prima di trovare il coraggio di ritornare a girare e riappropriarsi della vita che il Coronavirus ci ha tolto con tanta “ferocia e cattiveria”. Il pericolo, quindi, che quest’anno passi con un’economia monca degli introiti ricadenti dal turismo è presente e fino al 2021 non si avranno visitatori se non quelli che dovranno forzatamente muoversi per le loro attività lavorative e per lo stretto necessario. É evidente che di questo stato di cose bisognerà rendersi conto al più presto e non nascondere la testa sotto la sabbia: il Governo velocemente dovrà mettersi a ragionare su qualche particolare strategia per la movimentazione del comparto dei giochi, magari andando ad eliminare tanta burocrazia che purtroppo alberga anche in questo settore, in modo da poter generare con scioltezza nuove entrate, cercando così di garantirsi introiti simili a quelli che erano abituate ad incassare le casse dell’Erario.

Ma saranno importi alquanto lontani da quelli che si riuscivano ad incamerare dai giochi sino a qualche mese fa. Lo Stato, insieme al settore ludico, dovrà spremersi le meningi per studiare interventi anche per evitare la perdita di circa 150mila posti di lavoro, cosa che sarebbe devastante dopo l’emergenza sanitaria e la situazione economica che ci presenterà “un conto assai salato” quando si potrà ripartire. A questo punto, si potrà davvero pensare ad una ripartenza quasi come quella dopo la guerra, che però ha consegnato opportunità nuove per un mondo nuovo in tutti i suoi componenti. Come allora, ci vorrà parecchia pazienza: lo Stato dovrà averne tanta, ma dovrà anche sborsare parecchi quattrini se si vuole ricostruire l’economia di un Paese, che già non ne aveva una florida precedentemente l’epidemia, e che dovrà ripartire, quindi, quasi da zero.

Nel cuore di chi scrive, purtroppo, si riapre il “cassetto dei ricordi”, in modo specifico di quello del terremoto in terra d’Abruzzo nel 2009 dove i giochi furono usati come una sorta di “leva economica” mal ragionata per raccogliere fondi: allora portò il Governo di quel tempo a legiferare in maniera straordinaria, chiedendo contributi pesantissimi al gioco pubblico ed attivando, per questo scopo, nuovi prodotti di gioco da introdurre nel quotidiano dei cittadini e, quindi, nuove filiere. Risultato: la gente d’Abruzzo in parte sta ancora aspettando gli interventi del 2009, mentre proprio da allora il mercato dei giochi è risultato assolutamente inflazionato e, quindi, troppo presente sui territori, cosa che ancora oggi sta facendo pagare le conseguenze al settore. Dopo tale esperienza, evidentemente, non sono queste le misure d’emergenza che si chiedono all’attuale Governo per il gioco dei nostri giorni che tante persone vogliono vivere perché è troppo divertente.

Aprile 7, 2020: •
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