Il gioco d’azzardo è fuori dall’ottica politica

gioco ripudiato dalla politica

La nostra politica, ed il nostro Governo Giallo-Verde, stanno vivendo un’altalena alquanto pericolosa: troppi battibecchi e troppi pareri differenti quando si deve affrontare un qualsiasi argomento relativo alle promesse effettuate in campagna elettorale e, poi, al contratto che i due schieramenti hanno sottoscritto tra di loro e con gli italiani: si spazia dalle opere pubbliche, alla sanità, al numero dei parlamentari, al reddito di cittadinanza, alla diminuzione delle tasse. Tutti argomenti importanti per il nostro Paese, che vanno a toccare direttamente od indirettamente la nostra Economia ed il nostro vivere e tutti in modo assoluto di estremo interesse. Basta che non si parli di gioco d’azzardo pubblico, delle esigenze delle sue imprese, dei suoi operatori ed anche della sua problematica occupazionale: infatti, a causa delle restrizioni normative che l’attuale Esecutivo consente di mettere in pratica alle Regioni ed agli Enti Locali, tantissime piccole e medie imprese stanno chiudendo, da nord a sud della nostra Penisola, forzosamente licenziando i propri dipendenti.

Di gioco pubblico, e di migliori siti italiani legali di casino, si è parlato, anzi accennato fugacemente, soltanto quando si promesso il riordino nazionale, demandando la sua concretizzazione al sottosegretario con la delega ai giochi, Alessio Villarosa che ha ricevuto “questo pesante incarico” al quale, però, non ha dato ancora seguito: ma la speranza come si sa, è l’ultima a morire… quindi il gioco attende e spera. Per il resto, il gioco pubblico continua ad essere un argomento tabù per la nostra politica e per l’Esecutivo, visto che tutto ciò che delimita il settore ludico, e di conseguenza anche quello che contiene questo perimetro, sembra argomento che non si debba toccare “perché scotta”. É una patata bollente che non si vuole “mangiare”: oltre tutto, negli ultimi mesi questa situazione ostica è aumentata ulteriormente e racchiude in sé esigenze, questioni e problematiche che non si vogliono affrontare e che stanno creando un tale disagio nel mondo dei giochi quasi da renderlo invivibile per l’intera filiera.

Certo la nostra politica non può paragonare le problematiche del settore ludico a tutte le altre priorità che in questo momento “stringono” il nostro Paese in una morsa insostenibile ed a voler pensare bene prima si dovrebbe affrontare e risolvere tutto ciò che “blocca il nostro Paese” nel suo sviluppo: cosa che non si ottiene, certamente, con una sorta di tira-molla tra i due schieramenti che pare non faccia andare avanti di un passo se non nel continuo osteggiamento di qualunque cosa uno dei due vice premier proponga. Questo è ciò che ci consegna la politica attuale e con questo clima non si può affrontare una problematica “ritenuta evidentemente di poco conto” come quella che riguarda il settore dei giochi. Ma del gioco pubblico si parla, invece, quando bisogna estrapolarne qualche risorsa per questo o quel provvedimento che non ha le “adeguate coperture”. A quel punto, del gioco pubblico (ma più precisamente della sua nuova tassazione, oppure della destinazione di parte delle sue risorse) si trova il tempo di parlarne.

Purtroppo, però, non si affronta il riordino nazionale che tanto necessita al settore per farlo proseguire nella sua vita commerciale, più volte accennato ed annunciato ma di cui in pratica non si vede traccia. Quello non è argomento “degno” di essere affrontato dai due schieramenti che impiegano troppo tempo a scagliarsi l’uno contro l’altro per decisioni su altre tematiche: così, l’argomento del gioco pubblico rimane tabù e non si sposta dal suo stato di “situazione incancrenita”, che avrebbe necessità di essere presa in carico ed affrontata in modo serio, senza pregiudizi, in modo obbiettivo ed equo: è ciò che si sta aspettando il mondo dei giochi ed ogni giorno che passa è un giorno in meno per tutta la “popolazione che tratta il gioco d’azzardo” come lavoro, come attività, come investimento. Ma di questo al Governo Giallo-Verde, evidentemente, poco importa.

E ci si domanda anche il perché di tale atteggiamento assurdo: come mai si può parlare di soldi dati ai partiti, di traffico di droga o di armi, di mafia, di alcol e di prostituzione e tutti questi argomenti vengono trattati in modo “frequente”, ma mai si affronta “l’argomento gioco”? E quando lo si affronta lo si fa solo mettendo “nel mirino” di abolirlo, oppure mettere divieti come è successo recentemente: oppure se ne parla chiedendo la destinazione dei suoi proventi ad attività pubbliche. Ma dalla metà dello scorso mese di luglio (data in cui è divenuto definitivo il divieto ufficiale della pubblicità ai giochi ed alle scommesse) la “linea abolizionista” è diventata ancora più viva, al punto che il vice premier penta-stellato (tanto per cambiare) ha dedicato più di un messaggio video sulla materia giochi, affiancato da attacchi “pesanti” all’Autorità Garante per le Comunicazioni che ha avuto l’ardire di esprimere con le sue Linee Guida relative a detto decreto che il provvedimento era “rivedibile” in quanto andava a volte a cozzare con la realtà del mercato e con le norme già in essere.

Ma come si è permesso il Garante di esprimersi in questo modo sul “suo Decreto Dignità” (avrà pensato il vice premier Luigi Di Maio)? Praticamente, con le Linee Guida il provvedimento è stato depotenziato e così si consentirà ai concessionari di gioco di “evitare il divieto della pubblicità” nel loro percorso commerciale. E da qui l’ira del vice premier si è veramente scatenata annunciando un ricorso al Tar nei confronti del Garante ed un prontissimo altro provvedimento di divieto ancora (se possibile) più severo. Ecco, quindi, che la politica a questo punto “parla del gioco pubblico”: ma solo quando vi si deve scagliare contro e senza minimamente pensare di fare interventi o provvedimenti che vadano a dirimere tutte quelle situazioni negative e restrittive in cui il gioco pubblico (riserva di Stato) è costretto a vivere da qualche (lungo) tempo. Più tabù di così non si può dire: il gioco pubblico, ed anche il settore delle scommesse online, sembra un “appestato” del quale si preferisce non parlare: ma invece attingere alle sue risorse (ed a piene mani), questo invece si può fare: e, sicuramente, non è più immorale!

Agosto 19, 2019: •
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