Come perseguire la cultura della legalità per il gioco d’azzardo

la cultura della legalita verso il settore del gioco azzardo italiano deve essere una cosa da perseguire sempre

Inseguire il gioco illegale, e contrastare con estrema forza, il fenomeno della crescita della criminalità organizzata che lo gestisce da nord a sud dello Stivale, è diventato senza alcun dubbio l’impegno sia del Governo centrale che anche quello dei vari territori che vorrebbero l’intero Paese stretto attorno alla legalità.

Elemento indispensabile per poter vivere in tranquillità, in modo particolare dopo aver passato l’esperienza pandemica che ha fatto conoscere a tantissime persone dolori e sentimenti tragici.

Ed emergenza che, purtroppo, ha dato la possibilità alle organizzazioni criminali di tendere ancor meglio la ragnatela delle sue attività illecite, ma per la criminalità estremamente redditizie: come il gioco d’azzardo, i nuovi casino e l’usura per esempio che, disgraziatamente, molto spesso viaggiano a braccetto per le conseguenze che il primo a volte riesce a provocare se ci si avvicina ad un settore, che dovrebbe per sua natura provocare soltanto divertimento, in un modo non appropriato ed irresponsabile.

Quindi, ecco spiegato il motivo per il quale, ad emergenza sanitaria quasi messa dietro le spalle, le varie Regioni si stanno attivando più di prima nel contrasto appunto della illegalità e dei suoi “mandanti”, delle mafie in generale.

Oggi “ci piace” parlare della Regione Emilia Romagna, da sempre terreno ostile al mondo ludico, nonostante la presenza piuttosto sostanziosa delle sue attività, in modo particolare nella riviera romagnola da sempre richiamo per i giovani che lì in quel territorio possono trovare quei divertimenti ludici che sono tanto apprezzati dalla gioventù.

E proprio dove esiste questa richiesta piuttosto importante di gioco d’azzardo, si va ad instillare l’illegalità sia nello stesso gioco che in altre attività poiché la criminalità riesce ad entrare ovunque, riuscendo persino ad infiltrarsi nelle attività legali che vengono assorbite dalla criminalità e dove è anche difficile per l’utenza riuscire a distinguere se sta giocando con la legalità oppure con quel gioco che sicuramente legale non è.

Risulta difficile questa distinzione dopo il divieto di pubblicità al gioco, perché la criminalità è abile nel rendere apparentemente legale qualsiasi sua attività.

In Emilia Romagna si parla, proprio in questi giorni, dei Piani per la legalità e la valorizzazione dei beni confiscali alla criminalità: piani che comprendono osservatori locali e centri studi sulla stessa criminalità ed incontri e seminari per i giovani sulle mafie, campagne di informazione e contrasto ai racket ed all’usura.

Ma si parla anche di prevenzione del gioco patologico in cui, “ci piace” sottolinearlo, questa realtà territoriale è sempre stata in prima linea. Forse perché tende a non apprezzare il mondo dei giochi e delle scommesse sullo sport e cerca con il contrasto al gioco problematico, e con le sue relative campagne di sensibilizzazione, di allontanare dalle persone la “voglia di gioco” che però c’è stata sempre e che si è dimostrata presente anche durante l’emergenza sanitaria.

Nei “Piani” si parlerà di strategie per contrastare l’ingresso della criminalità, delle devianze giovanili, una su tutte il bullismo, che sta prendendo le forme di un “fenomeno della rete” anche se si sviluppa delle scuole e nel sociale terrestre, in generale.

Secondo la Giunta emiliano-romagnola vanno decisamente tenuti sotto controllo i fenomeni legati al crimine organizzato a mezzo dell’Osservatorio Regionale secondo il quale la formazione e l’informazione sono i pilastri della strategia regionale che in pratica si fonda su alcune priorità: antiriciclaggio e usura, corruzione, rischio di infiltrazioni mafiose, transizione ecologica ed ecomafie.

Tutti reati che sono collegati anche al mondo del gioco d’azzardo ed alle app di slot machine gratis, settore che va tenuto sempre sott’occhio, sopratutto dopo l’emergenza pandemica che ha fatto senz’altro rifiorire la criminalità organizzata che lo gestisce e che riesce ad infiltrarsi come già accennato nelle attività lecite di gioco mantenendone le sembianze, ma cambiandone di fatto la gestione che passa in mano all’illegalità criminale.

Ecco perché sono di certo indispensabili le campagne di formazione ed informazione, va fatta conoscere la cultura del gioco in modo più ampio di quello che è stato fatto sinora.

I giocatori di tutte le età, oltre al divertimento che ovviamente ricevono, devono essere a conoscenza anche dei “punti più bui” del gioco che sono quelli che li potrebbero mettere a rischio.

Come devono conoscere dove si trovano i punti illegali e cercare naturalmente di non entrarne in contatto, poiché è molto pericoloso: in quelle attività è alquanto difficile riuscire a vincere poiché vengono impiegate apparecchiature tarate proprio per non far vincere l’ignaro o sprovveduto giocatore.

Quanto, poi, a riuscire a riscuotere le scommesse è un’altra problematica presente sempre nel gioco illegale ed essendo gestito, come sottolineato più volte, dalla criminalità chi si troverebbe nella condizione di reclamare?

Ed è per questo che il gioco illecito è pericoloso: non certamente quello legale che è gestito da operatori di tutto rispetto che hanno il compito di rappresentare il prodotto di Stato con tutte le sicurezze che questo comporta. E ciò in modo che un momento di gioco, anche nei siti di poker migliori, non si trasformi “in paura”, ma rimanga soltanto intrattenimento.

Tutti questi piani per contrastare il più possibile il cammino dell’illegalità hanno avuto ottimi risultati, infatti sono stati confiscati parecchi beni alle mafie: beni che possono essere riutilizzati nella Regione e quella dell’Emilia Romagna è la prima realtà territoriale del centro nord ad aver attuato questo percorso di recupero.

Così può accadere che alcune aziende confiscate alla criminalità riescano ad essere reinserite nel circuito locale e regolare.

Oltre tutto, la politica regionale sostiene e supporta finanziariamente chi recupera questi beni per cambiarne la destinazione d’uso: infatti, circa il 50% dei beni confiscati è stato riassegnato e sono stati svolti corsi particolari per gli Enti del territorio che volessero iniziare questo nuovo percorso.

Peccato che data l’assoluta lentezza anche attuale della nostra burocrazia i tempi di consegna di un immobile di questo tipo è lunghissima: possono passare anche nove anni per una confisca definitiva. E ad oggi sono 865 i beni immobili confiscati nel territorio di cui solo una minima parte è stata riassegnata per essere “destinata ad una seconda vita”, ma questa volta legale.


Ci Mettiamo la Faccia

Giornalista Vanessa Maggi

Vanessa Maggi

Giornalista

Gioco Sicuro e Legale

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Pubblicazione: 5 Marzo 2022 ore 18:00
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