Il mondo dell’ippica naviga in acque molto confuse

ippica in confusione

Chi ancora ci legge, sa che ogni tanto “ci piace” raccontare anche ciò che succede nell’ippica, oltre che nel mondo dei casino online italiani, stupenda “istituzione ed eccellenza italiana” che sta cercando di recuperare terreno e di non perdersi completamente. Special modo in beghe istituzionali, politiche ed amministrative che andrebbero a complicare la vita a tutti gli attori che partecipano al mondo dei cavalli, come succede per esempio nel gioco pubblico. Qui, in queste righe, si vuole dunque “raccontare” di un derby che è in corso tra Roma e Napoli per la finale di trotto e che sta creando parecchie tensioni: cosa alquanto deplorevole per tutti ed anche per l’opinione pubblica che non riesce quasi mai a godere di uno spettacolo “importante” senza dover assistere a “tira e molla” non certo edificanti per accaparrarsi questo o quell’evento. Purtroppo, si rievoca, ancora una volta e per non perdere l’abitudine, una battaglia tra nord e sud che non avrebbe ragion d’essere, ma che coinvolge tanti soggetti e che fa discutere.

Chissà, alla fine, “chi vincerà” oltre che la gara in sé stessa, impersonata dai nostri magnifici e possenti amici a quattro zampe, questa benedetta assegnazione. L’argomento in discussione è la decisione di togliere la finale di Derby di Trotto a Capannelle di Roma per essere assegnata a Napoli, come lo scorso anno: decisione che lascia sconcertata una parte degli addetti ai lavori dell’ippica e le dichiarazioni del Ministro Centinaio non hanno certo fugato dubbi ed incertezze, anzi. Sembrerebbe opportuno, e consueto, che la finale si vada a disputare sulla medesima pista dove si svolgono le qualificazione e questo anche per preservarne l’aspetto tecnico che dovrebbe essere il fulcro attorno al quale, poi, si sviluppa la conclusione. Invece, si è stabilito di svolgere la finale a Napoli e le qualificazioni a Roma: si deve anche far rilevare che l’ippodromo di Capannelle è l’impianto “più completo”, attrezzato per le competizioni ippiche e terreno, quindi, assolutamente ideale per il loro svolgimento, cosa che è stata confermata più volte anche da tutti i protagonisti del mondo dei cavalli.

Ma sembra evidentemente che non sia abbastanza. O quanto meno non è sufficiente al Ministro delle Politiche Agricole che ha deciso di spostare il Derby di Trotto dalla sua “sede naturale di Capannelle” all’ippodromo napoletano ritenuto più “efficiente” e sereno, ma non si capisce secondo quale “metro”. La serenità che si richiede per lo svolgimento del Derby del Trotto è assolutamente disponibile nella Capitale e prima di prendere decisioni definitive che vanno a penalizzare quella città, forse si sarebbe potuto contattare il Campidoglio per eliminare le preoccupazioni eventuali che si potevano incontrare. Fra l’altro, ogni tipo di criticità presente negli scorsi mesi, e che gravavano sull’impianto comunale, è stata superata e tutti stanno operando in piena collaborazione ed in modo disteso per fare in modo che tutto si svolga in modo efficiente. Da Roma si assicura che è stato messo in campo un impegno profondo ed una collaborazione coesa con dialoghi condivisi con tutti i protagonisti per sanare una situazione che si era aggravata e che con l’andare del tempo si era “stabilizzata negativamente”.

Oggi si può dire che la situazione è stata superata grazie, in particolar modo, all’intervento dell’Assessorato allo Sport ed all’impegno profuso dall’Amministrazione. Dopo tanto lavoro e tanti sforzi da parte di tutti è evidente che ci si aspettava, prima delle decisioni definitive, un confronto con le istituzioni per avere un quadro più chiaro della situazione. Pare sin troppo evidente che fare distinzioni tra nord e sud sia veramente inopportuno e, sopratutto, veramente poco funzionale: certamente, Napoli è una città stupenda , così come i suoi abitanti, è una realtà meravigliosa ed efficiente e la recente organizzazione delle Universiadi, che si sviluppano in questo periodo, dimostra tutto questo. Ma non è certo il Derby di Trotto che può definire le capacità delle due città che rimangono due punti cardine del nostro Paese: però, Roma è la Capitale d’Italia e, dunque, dovrebbe essere il luogo dove svolgere il Derby di Trotto, come lo dovrebbe essere per la finale di Coppa Italia di calcio, per esempio.

E questo, naturalmente, è ciò che speravano tutti gli addetti ai lavori di Capannelle, confidando che vi possa essere un passo indietro e che si possa assegnare la finale a Roma Capitale. Con “l’occasione” delle disquisizioni sul Derby del Trotto si vuole anche riferire di un appello sottoposto al Ministro Centinaio ed al Servizio Veterinario Nazionale, che regolamentano e controllano il mondo dell’ippica, affinché si possa far nascere anche nel nostro Paese una vera cultura per il soccorso dei cavalli che si infortunano nel corso delle gare nei vari ippodromi. Magari iniziando a predisporre un parco mezzi adeguato nel soccorrere in modo tempestivo un cavallo: in pratica una sorta di clinica mobile, struttura che ad oggi manca negli ippodromi italiani. A questo appello, assolutamente giustificato, manca un’appendice di chiusura che segnala come in mancanza di questo “soccorso” si possa certificare da parte del veterinario del servizio pubblico nazionale la regolarità delle gare. É come se durante una qualsiasi manifestazione sportiva “umana” mancasse l’ambulanza per soccorrere eventualmente un atleta che si infortuna, oppure dare assistenza agli spettatori in caso di necessità.

La regolarità delle gare, infatti, non dovrebbe essere attestata poiché al veterinario non gli è dato di sapere “a quali parametri devono rispondere gli ippodromi, rispetto alle varie norme sanitarie, di pubblica sicurezza e dei dispositivi di sicurezza che devono per legge garantire la salute ed il benessere dei cavalli”: attualmente, pare che solo Varese, Napoli e Taranto siano attrezzati con una clinica veterinaria all’interno delle scuderie dei rispettivi ippodromi: questo, però, accade senza alcun aiuto da parte dello Stato, ma soltanto grazie alla sensibilità dei proprietari o dei gestori dei cavalli. E si vuole concludere questo articolo, certamente atipico per chi scrive generalmente sul gioco d’azzardo, con una perla di saggezza che ci può ricondurre anche allo stesso gioco: “Molte persone parlano ai cavalli: troppo poche prestano loro ascolto”. Se non è una metafora che si può applicare anche agli operatori del gioco questa…

Luglio 19, 2019: •
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