Il gioco d’azzardo al tempo del distanziamento sociale

distanziamento sociale e gioco azzardo

Quando si parlava, e si parla ancora, di mondo dei giochi, casino migliori italiani compresi, e delle sue sale si pensa alla socializzazione ed in modo inevitabile all’aggregazione: proprio termini che dovrebbero oggi essere quanto meno “lontani” e che potrebbero far riacutizzare il contagio e motivo, forse, per il quale sono state tenute più a lungo chiuse le attività ludiche. Troppa paura che gli operatori del settore non riuscissero a tenere a bada la propria nuova utenza, non si riuscisse a regolare l’ingresso nelle sale e che tutto sfuggisse dal controllo che in questo momento dovrebbe essere l’obbiettivo primario per tutte le imprese che riaprono i battenti. Riapertura che è stata decisa dall’Esecutivo anche prestando la dovuta attenzione alle dure critiche da parte di tutta la filiera del gioco e delle associazioni di categoria: ed oggi che anche il gioco pubblico tenta lentamente di riaffacciarsi al mercato bisognerà vedere se l’utenza vorrà ancora divertirsi, seppur in modo diverso “da prima”, con tutti i protocolli di sicurezza che metteranno a disposizione le sale giochi, ma in che modo agli occhi dei giocatori?

Il gioco d’azzardo legale richiama aggregazione e considerato che ancora non vi potrà essere nelle sale, quale sarà veramente la risposta commerciale, ma anche istintiva, del pubblico? Preferirà continuare a giocare online come ha fatto durante il lockdown, oppure “rischierà” di entrare nei punti di gioco? Forse cercherà di adeguarsi alla nuova vita proposta dalle attività ludiche che dovranno fare i salti mortali per incentivare il proprio pubblico a non disertare le sale ed a proporre queste ultime senza snaturarle e cercando di mantenere quell’interesse ludico che hanno sempre proposto: gioco, divertimento, spensieratezza e leggerezza. Ma oggi, con gli ingressi controllati ed il distanziamento sociale come verrà vissuto il gioco e, sopratutto, cosa cambierà nelle sensazioni del giocatore e nella socializzazione tanto cara a chi frequenta le sale? Ormai il termine socializzare, purtroppo, è inflazionato ed anche forse poco elegante linguisticamente: però, di fatto consegna esattamente la sensazione di ciò che si ricerca quando ci si trova in gruppo.

Socializzare: stare in mezzo ad amici o comunque a persone che dividono lo stesso intrattenimento e divertirsi con loro. Scambiare idee e punti di vista e, naturalmente, sfidarsi anche in qualche partita: in pratica, scambiare esperienze ed avventure che nel periodo Coronavirus hanno toccato diversi punti. Non rimane che valutare dove andrà a finire la socializzazione al momento dell’ingresso nelle sale da gioco e da scommesse, diversamente adibite, e sopratutto cosa sarà mai accaduto nella mente delle persone in relazione al divertimento? Ed ancora come vedono ora il gioco con tutti questi protocolli che vanno a togliere schiettezza e leggerezza al divertimento di cui, in realtà, tutti hanno un disperato bisogno. Però, è altresì vero che durante il lunghissimo lockdown le priorità sono cambiate, così come il modo di vivere e può anche essere che “quel modo di vivere” durante la reclusione domiciliare possa diventare proprio “il nostro modo di vivere”, cambiando così l’approccio a tutto ciò che faceva parte della nostra quotidianità, magari persino il rapporto con il gioco e l’intrattenimento.

E considerando, quindi, che il gioco “non sarà più come prima”, non solo la nostra vita. Un’altra riflessione importante potrebbe essere che chi frequentava prima, con assiduità, le sale da gioco ne ha dovuto fare a meno per un bel po’ di tempo: ora che sono riaperte, però, si aprono due percorsi ben definiti. Il primo che spingerebbe a ritornare in quei luoghi per divertirci dopo tanta solitudine domiciliare ed il secondo percorso che ci potrebbe indirizzare verso altri intrattenimenti che nulla avrebbero a che fare con il gioco che potrebbe non rientrare più nelle “vecchie” priorità. La socializzazione che prima si cercava nelle sale da gioco si può trovare in altri luoghi: sportivi, intellettuali, teatrali, cinematografici. Basterebbe scegliere da che parte stare e da qui discende l’impegno degli operatori ludici nel riuscire ad offrire ai propri clienti qualcosa di innovativo e coinvolgente per poter riacquistare l’interesse di chi, dopo tanti giorni, non è più abituato a giocare con il gioco fisico ed ha dirottato verso altri interessi.

Questo è il momento più critico per il gioco pubblico: deve investire per riaprire, ma deve anche investire per offrire qualcosa di diverso, tecnologicamente avanzato, che colpisca la fantasia e la mente del “nuovo giocatore”. Impegno sicuramente non facile che si va a sommare alle altre difficoltà che gli operatori devono affrontare. Il primo pensiero, che probabilmente spaventa gli addetti ai lavori, è senz’altro il timore che le persone avranno nell’entrare negli esercizi, nella vicinanza che in alcuni casi è inevitabile, seppur controllata e nonostante i protocolli che si devono rispettare. In fondo la pandemìa ha obbligato alla “reclusione”, all’isolamento: riuscire e rimettersi nuovamente in contatto, in fondo socializzare, con gli altri con mascherine e guanti sarà un cambiamento radicale. Convivere oltre che con il virus anche con questi strumenti che tutelano la salute potrebbe creare forme di asocialità, o comunque di poca predisposizione, ad incontrare altre persone.

Da qui il passo è breve per capire se queste “nuove” persone entreranno o meno nei punti di gioco: anche se è molto difficile prevederlo e valutarlo. D’altra parte, durante il lockdown e la “reclusione domiciliare” sono successe cose impensabili che hanno portato alla violenza, alla divisione di coppie, alla mancata sopportazione della vicinanza in ambienti troppo piccoli. Insomma, il lockdown forse ha creato un popolo di asociali e riportarli alla normalità, anche nel gioco, non sarà impresa tra le più semplici. Ci vorrà tempo e tanta voglia di costruire un gioco pubblico nuovo, più sociale, più attento alle esigenze personali dei giocatori che hanno necessità di essere più seguiti e consigliati. Gli addetti ai lavori dovranno essere più sensibili, e quasi psicologi, per entrare di nuovo in sintonia con la propria clientela, ovviamente accompagnati anche da offerte di gioco nuove ed attrattive che riescano a coinvolgere più profondamente l’animo e la mente dei giocatori che devono distrarsi dalle ultime esperienze che stanno lasciando, purtroppo, un segno tangibile sia nelle stesse persone che nell’economia.

Luglio 6, 2020: •
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