Il divieto di pubblicità blocca il gioco d’azzardo

divieto alla pubblicita blocca il gioco azzardo

Non basta che il mondo del gioco d’azzardo italico, compresi i migliori casino online italiani legali, sia fonte di innumerevoli “tavoli”, che faccia discutere associazioni ed imprenditori, Amministrazioni ed Enti Locali: non basta che il divieto totale della pubblicità ai giochi stia tenendo alta l’attenzione di tutta la filiera, anche dopo l’esternazione delle Linee Guida dell’Agcom che non sono riuscite, in ogni caso, a “dissipare le nubi” che sovrastano quel provvedimento così totalitario: come non basta, ancora, che tutta l’industria del gioco, ed anche qualcosa che vi gravita attorno, non sappia affrontare questa situazione per poter proseguire ed, eventualmente, investire sul futuro. Oggi, la regolamentazione del gioco pubblico italico arriva anche al Parlamento Europeo dove si vorrebbe che l’Italia ritornasse ad essere importante per tutti gli Stati che vi partecipano: ecco che lo stesso gioco diventa protagonista anche a Bruxelles a mezzo di un nostro europarlamentare che vuole sottoporre agli altri Membri la lotta al gioco problematico che si vuole fare nel nostro Paese ed anche la salvaguardia delle piccole e medie imprese che deve essere una priorità assoluta per il benessere di tutti i cittadini e dell’economia italica.

Ecco perché “ci piace” raccontare cosa potrebbe succedere nei futuri rapporti che potrebbero intercorrere tra l’Europa ed il nostro Paese e, sopratutto, curiosare tra le “cose” che l’Europa potrebbe fare per l’Italia e la sua economia: ma per cercare di instaurare nuovamente un rapporto con la Comunità Europea appare necessario che quest’ultima cambi il suo atteggiamento. Il dato di fatto certo è che l’Europa, se tutta unita, può essere sicuramente un fattore positivo per affrontare la pesante crisi economica che l’ha colpita: ma serve indubbiamente un’Europa che si avvicini maggiormente ai cittadini in termini sociali, fiscali, economici e che tutti insieme, ma proprio tutti, si lotti per le disuguaglianze e la povertà. L’Europa deve anche “sentire” le problematiche che investono il nostro Paese sul tema del lavoro e dell’uniformità fiscale per le aziende, grandi o piccole che siano e che si presti attenzione maggiore al Made in Italy: particolarmente interessante, poi, potrebbe essere un salario minimo europeo che non sia soggetto a disparità di alcun genere, ed anche la tutela dei giovani allo studio e l’avvio nell’ambito lavorativo.

Certamente, all’attenzione dell’Europa si richiamano tanti argomenti, ma questo dovrebbe far parte dell’Europa Unita, altrimenti… E poi il Decreto Dignità, con il relativo divieto della pubblicità che incorpora: sta facendo discutere molto a livello europeo perché si vorrebbe ben comprendere se questa applicazione proibizionistica sia positiva o negativa per lo scenario dell’economia italiana che però si riflette anche in ambito internazionale. Una delle cose più importanti che discendono da questo divieto sono i terribili vincoli che con questo provvedimento vengono imposti alle aziende che trattano il gioco, aziende che sono costrette a bloccare le assunzioni. Certamente la limitazione della pubblicità è importante, ma rispetto alla complessità che rappresenta il fenomeno del gioco d’azzardo, oggi sembra un “piccolo passo” che, però, sta bloccando tutto il mondo del gioco pubblico. Mentre appariva più giusto, forse, un riordino dell’intero settore per ridurre l’offerta e la domanda di gioco, diminuendo ulteriormente il numero degli apparecchi da intrattenimento e le sale da gioco.

Come sarebbe più che interessante inserire in questo riordino nazionale un’azione importantissima sul piano culturale per poter prevenire il gioco problematico con campagne di informazione dirette particolarmente ai giovani. Questo riordino indubbiamente manca e, sopratutto, “manca a livello europeo” perché assai probabilmente è quello che si aspetta l’Europa dopo l’emissione del provvedimento di divieto della pubblicità. Gli altri Stati sono alla finestra, per vedere come l’attuale Esecutivo Giallo-Verde affronti questo “blocco del gioco pubblico”, come ne affronti le conseguenze. Ma quello che appare dall’esterno è che lo Stato, purtroppo, “sta aspettando“ che l’industria del gioco faccia tutto da sé. E questo non è certamente un buon segno per gli altri Paesi che “applicano il gioco” in modo diverso, nell’interesse delle rispettive economie e non si sognerebbero mai di vietare la pubblicità nei loro Paesi, ma cercano di sfruttarne i risultati per il loro sociale e per le esigente generali.

Non si deve, però, dimenticare che anche gli altri Stati hanno problematiche con il gioco d’azzardo: non è che i problemi che ne possono derivare siano una prerogativa italiana, ovviamente! Solo che vengono affrontati non con quella forma di astio ed odio che non sono “veicoli idonei” per una legislazione obbiettiva e positiva. Ma, tornando all’Europa ed ai suoi sguardi verso l’Italia e particolarmente al divieto di pubblicità, si deve sottolineare che ciò che si appalesa è che le piccole e medie aziende del settore ludico non hanno la stabilità economica delle imprese grandi e con questo provvedimento, che limita e di parecchio il loro percorso commerciale, non si possono permettere di trasformare i contratti da tempo determinato in quelli a tempo indeterminato, poiché non hanno certezze sul loro futuro, creando un forte problema occupazionale. Questo vede l’Europa e non è un gran bel vedere, anche perché come può l’Italia favorire il lavoro e, quindi, risolvere il problema importante dell’occupazione se si penalizzano le imprese lecite che sono le strutture che il lavoro lo possono garantire?

Un’ultima cosa che l’Europa può vedere sono le Linee Guida di Agcom che, così come sono state espresse, sembrano destinate a rendere quasi inefficace lo stesso divieto di pubblicità ai giochi ed alle scommesse, poiché hanno lasciate aperte tante strade per “l’esclusione dal divieto di pubblicità”: cosa che, ovviamente, non può che creare ulteriore incertezza sia nei concessionari che negli operatori del gioco. Le Linee Guida si sono espresse in questo modo sicuramente perché questo divieto è materia oltre modo delicata e che mette ancora “pepe” su di una situazione di proibizione apparentemente non vista bene dal tutto il resto degli Stati Membri dell’Unione Europea. Ed è forse una situazione che rischia di peggiorare ulteriormente (qualora sia possibile) il difficile equilibrio che oggi esiste tra gli schieramenti che governano il nostro Paese e tra il nostro Paese e l’Europa: e questo è un altro tassello che certamente non depone a favore dell’italico popolo.

Agosto 11, 2019: •
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