Il divieto della pubblicità al Gioco è incompatibile

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Chi aveva qualche dubbio (oppure qualche speranza) sul “passaggio in Senato” del Decreto Dignità ormai si deve rassegnare: è passato al Senato senza sconvolgimento particolari e senza particolari aggiunte e, quindi, è diventato a tutti i sensi ed effetti, Legge dello Stato. E da qui inizia un ulteriore (ed assolutamente nuovo) percorso del gioco pubblico, o di quello che ne resterà dopo che diventerà effettivo il divieto assoluto della pubblicità ai giochi ed alle scommesse. Nonostante il “transito in Senato”, però, rimangono le riflessioni e le considerazioni del Servizio Studi di Camera e Senato che ha esaminato le varie disposizioni contenute in questo già famosissimo Decreto Dignità, anche quelle relative al gioco e racchiuse nel testo scaturito dai lavori di Montecitorio. Il Centro Studi, in ogni caso, ribadisce il concetto, che d’altra parte i tecnici del Parlamento hanno più volte espresso in modo assolutamente esplicito, che vi sia una certa carenza di armonizzazione tra le varie normative in materia di divieto di pubblicità al gioco, sul quale non bisogna dimenticare era già intervenuta la “vecchia” Legge di Stabilità 2016.

Si ricorda, infatti, che già durante l’esame del provvedimento presso la Camera era stato chiarito che le nuove norme operano in conformità ai divieti di cui all’art.1 comma 937-940 della Legge 208 del 2015 e, di conseguenza, si invitava a valutare l’opportunità di riconsiderare la clausola di salvezza della normativa vigente, a fronte dell’introduzione di un generale divieto di qualsiasi forma di pubblicità, anche indiretta e, comunque, effettuata su qualunque mezzo. La normativa in essere, che il decreto-legge fa espressamente salva, nel presupporre la liceità del messaggio pubblicitario di giochi “non appare compatibile con il divieto generale introdotto dal decreto legge”. Tali osservazioni rimangono ovviamente “vive”, anche se il Decreto Dignità, ora, è “passato” dall’approvazione del Senato.

Nonostante, quindi, l’approvazione del Decreto “tanto caro” al vice Premier Luigi Di Maio, si vuole sottolineare che anche il Servizio Bilancio del Senato, nell’esaminare il testo poi approvato, ha evidenziato in merito agli effetti del divieto di pubblicità la stima in 545 milioni di euro pari alla perdita di gettito per l’Erario, suddivisi in tre anni: la relazione tecnica relativa afferma che per il gioco gli effetti del divieto “sarebbero più negativi rispetto a quelli evidenziati in precedenza in quanto il mezzo pubblicitario rappresenta l’unico modo che hanno gli operatori per farsi riconoscere dai giocatori e per distinguersi dagli operatori illeciti”. Ed ancora viene evidenziato che anche la Commissione Europea ha raccomandato ai Paesi Membri una regolazione della pubblicità che sia strettamente limitata a quanto necessario al fine di “canalizzare i consumatori verso le reti di gioco controllate” ed ha pure affermato che le “comunicazioni commerciali sui servizi di gioco d’azzardo online possono svolgere un ruolo importante nell’orientare i consumatori verso offerte permesse e controllate”.

Vi è da fare, anche, un’ulteriore riferimento all’aumento del Preu per le apparecchiature da intrattenimento, che siano slot machine oppure Vlt poco importa: per quanto riguarda il maggior onere derivante dal divieto generalizzato di pubblicità per i giochi, si osserva che la relazione tecnica si basa su una stima presuntiva in quanto i precedenti provvedimenti che hanno posto limiti alla pubblicità nei giochi non hanno presumibilmente procurato riduzioni nelle entrate in quanto tale pubblicità era di portata più limitata rispetto alla norma che ne dispone il divieto totale. In ogni caso, ed a parte qualsiasi riflessione od osservazione precedente al passaggio a Legge dello Stato da parte del Decreto Dignità, si vuole sottolineare (ed “a buon intenditor poche parole”) che lo stesso è passato con soli 155 voti favorevoli e 125 contrari: ergo, quindi, che qualche problemino nel passaggio in Senato era probabilmente presente.

Ma l’importante per il Governo sarà di aver ottenuto lo scopo che si era prefissato già dalla campagna elettorale: emettere il divieto di pubblicità sui giochi e sulle scommesse ed altre misure restrittive sempre nei confronti del settore ludico. Ora, però, si attendono le reazioni ed i “risultati” di tale divieto assoluto, nonché qualche considerazione proveniente da Legislatori esteri che, senza dubbio, guarderanno questo provvedimento con la lente di ingrandimento: particolarmente, poi, coloro che avevano deciso sino a poco tempo fa di investire e fare business con l’italico gioco d’azzardo. Pazienza, vuol dire che lo Stato, le imprese di gioco, comprese di indotto, ne faranno (non volentieri) a meno.

Si è assolutamente certi, purtroppo) che gli interventi sul gioco “non finiscano qui”: l’approvazione di questo Decreto Dignità creerà senza ombra di dubbio sconquasso sul mercato dei giochi per quel che riguarda il divieto della pubblicità, ma forse anche relativamente all’occupazione ed ad altri argomenti che lo stesso provvedimento enuncia. Ma si sa, il Movimento Cinque Stelle è abituato alle contestazioni ed alle discussioni, così come lo è il suo leader e vice Premier Luigi Di Maio: sarà, però, tanto forte la soddisfazione per questo risultato assolutamente eclatante, sotto tanti punti di vista, che tutti i “colpi” che arriveranno al neo Governo Giallo-Verde verranno tranquillamente assorbiti e metabolizzati con estrema sagacia e verranno incamerati nella “colonna dei provvedimenti portati a buon fine” di cui il Movimento Cinque Stelle potrà andare fiero. Ma fino a che punto? Bisognerà, come detto, aspettare i primi riscontri commerciali, finanziari ed economici per riuscire a fare un piccolo bilancio sul provvedimento in discussione: ma si è sicuri che al Governo del Cambiamento andrà tutto bene, o quanto meno non farà trasparire nulla di negativo al “suo popolo”. Chi vivrà, vedrà sperando che ognuno possa farsi una propria idea personale delle conseguenze reali che arriveranno sul nostro Paese.

Agosto 16, 2018: •
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