Il divieto alla pubblicità al Gioco contro le norme Europee

pubblicità al gioco e norme europee

Si era anticipato in altro articolo di quanto avrebbe fatto discutere in SiGma 2018 a Malta il Decreto Dignità particolarmente, ed è ovvio, per quello che riguarda il divieto assoluto di pubblicità ai giochi ed alle scommesse che lo stesso provvedimento contiene. E così è stato. La disquisizione parte dagli aspetti salienti del divieto che tocca tutti i settori: eventi sportivi, culturali, artistici, televisione e trasmissioni radiofoniche, giornali e periodici, affissioni, canali informatizzati, digitali o telematici, compresi i social media. Un divieto assoluto, quindi, a largo spettro che coinvolgerà gli investimenti di vari settori e che avrà (ma questo è solo il parere di chi scrive) conseguenze particolarmente “pesanti” sull’occupazione perché tante imprese saranno costrette a licenziare quelle risorse che si trovano nel comparto della comunicazione e del marketing.

Senza tenere conto che le sanzioni contenute nel divieto “dignità” si concretizzano pari al 20% del valore della pubblicità su tutti i casino o della sponsorizzazione ed, in ogni caso, saranno non inferiori a 50mila euro per ogni violazione: ecco cosa rischiano le parti interessate! Ma a SiGma 2018, ovviamente, si è anche parlato di quanto anticipato nel “divieto”: cioè che entro sei mesi dall’entrata in vigore della legge di conversione, ossia entro il 12 febbraio 2019, il Governo proporrà una riforma generale del regolamento sui giochi in grado di garantire l’eliminazione dei rischi connessi al disturbo del gioco problematico, il contrasto al gioco illegale e alle frodi contro le amministrazioni fiscali ed in ogni caso, “assicurerà almeno la stabilità delle entrate rilevanti per lo Stato”. E su quest’ultima parte qualcosina da dire forse ci sarebbe.

Dopo queste premesse e questa esposizione, anche in SiGma 2018 si cerca qualche appiglio giuridico al quale potersi aggrappare particolarmente per quanto riguarda la coerenza del divieto con la legge europea. Ci potrebbe essere infatti la mancata notifica preventiva della bozza del decreto di legge alla Commissione europea, con la conseguente violazione della sezione 5 della direttiva europea del 2015/1535 che prevede che gli Stati Membri comunichino qualsiasi variazione o progetto di regolamento tecnico. Potrebbe anche sussistere uno la violazione del diritto di stabilimento e prestazione di servizi come si prevede nel trattato sul funzionamento dell’Unione europea e due anche la violazione alla sentenza della Corte di Giustizia europea in base alla quale le restrizioni alla libertà del mercato interno, devono essere “adeguate, necessarie e proporzionate”.

E ci sarebbero anche altri diritti violati come la mancata conformità con gli accordi di licenza con l’Autorità di gioco italiana, un conflitto tra l’intero divieto e l’obbligo dell’operatore autorizzato di portare a termine l’attività di commercializzazione del giochi esclusivamente attraverso i canali scelti e svolgere attività di informazione per i consumatori: questo per quanto riguarda le regole del gioco e sopratutto per la tutela dei giochi leciti e la promozione dei giochi sicuri e responsabili. E questo sarebbe una violazione “importante” alla quale si potrebbero “attaccare” gli operatori per “opporsi” al divieto totale della pubblicità: ma non bisogna dimenticare che sull’argomento del divieto si aspetta una disciplina specifica da parte dell’Agcom che possa fare luce e risolvere le criticità di questo importante provvedimento. Criticità che oggi esistono e delle quali ci si aspettano chiarimenti.

Ma non si può concludere questo articolo senza ben menzionare i precisi dettami della Commissione Europea che potrebbero forse dare una “spallata” al divieto totale di pubblicità contenuto nell’ormai famoso Decreto Dignità. Il Parlamento Europeo ha appena approvato, infatti, una nuova Direttiva Ue 2018/1808 il 14 novembre scorso (già pubblicata naturalmente sulla Gazzetta Ufficiale) che interviene anche per quanto riguarda i provvedimenti relativi alla pubblicità del gioco d’azzardo e che modifica la precedente direttiva 13/2010: “Le misure adottate da uno Stato membro per attuare il proprio regime nazionale in materia di tutela dei consumatori, anche per quanto concerne la pubblicità del gioco d’azzardo, dovrebbero essere giustificate, proporzionate all’obbiettivo perseguito e necessarie ai sensi della giurisprudenza della Corte”.

I termini “giustificate e proporzionate” non possono certamente correlarsi alla situazione del disturbo da gioco d’azzardo che percorre l’italico territorio: i dati che sono stati raccolti da varie indagini e ricerche effettuate da strutture altamente considerate non ravvisano un pericolo tale per i consumatori e fruitori dell’intrattenimento con le macchine da gioco da giustificare l’applicazione di un divieto totale della pubblicità ai giochi ed alle scommesse. Questo divieto otterrà, ed è ovviamente il parere di chi scrive per chi ancora ha la “forza” di leggerci, solo il risultato di distruggere un settore che negli ultimi tempi ha provveduto a sostenere l’economia del nostro Paese ed a concretizzare migliaia di posti di lavoro che, di contro, lo Stato non è mai riuscito a garantire. Quindi, di cosa si sta parlando? Cosa ha voluto fare il nostro vice premier penta-stellato quando ha studiato e messo in campo questo divieto totale? Eppure lo stesso premier è anche Ministro del Lavoro e dell’occupazione…

Non bisogna a questo punto anche dimenticare che la Commissione Europea ha sempre lasciato gli Stati Membri liberi di decidere cosa fare sui propri territori. Così facendo, ha mantenuto una sorta di neutralità, rispettando di conseguenza l’indipendenza di ogni Stato: ma con questa ultima direttiva, che riguarda la fornitura di servizi di media audiovisivi, si stabiliscono in modo chiaro principi ed obbiettivi che gli Stati, nessuno escluso od eccettuato, dovranno comunque mettere in pratica, con buona pace del nostro Esecutivo Giallo-Verde che, probabilmente ed in forza di quanto definito dalla Commissione Europea, dovrà fare qualche piccolo passo indietro, seppur controvoglia: sempre che, anche per quanto riguarda il gioco, al nostro Paese interessi qualcosa di ciò che statuisce l’Europa e non si voglia dare “strenua battaglia” anche in questo campo alla Commissione Europea!


Ci Mettiamo la Faccia

Giornalista Vanessa Maggi

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Pubblicazione: 11 Dicembre 2018 ore 12:02
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