Gioco d’azzardo: Non sono gli operatori a dover fare la parte del controllore

non sono gli operatori di gioco a dover fare i controlli ma le istituzioni italiane

Dopo che il mondo dei giochi e dei casino online italiani autorizzati, negli ultimi anni, è stato tacciato da una certa politica di essere un settore “immorale ed approfittatore” e pure gestito da “mezzi delinquenti” oggi, dopo l’avvento del Governo Draghi, dopo la pandemìa ed il risultato assolutamente negativo ottenuto con la chiusura totale delle attività legali di gioco, la stessa politica fa quasi “sotto traccia” un passo indietro notevole invitando gli addetti ai lavori del gioco “a mettersi in gioco” ancora una volta con tutta la caparbietà che contraddistingue da tempo il settore per ripresentarsi al popolo nuovo di giocatori, frutto della “forzata domiciliazione” e dell’emergenza pandemica, con strategie e prodotti innovativi che facciano riavvicinare al gioco, in modo particolare a quello terrestre, chi si è orientato in altre scelte che, inevitabilmente, hanno portato le risorse per le casse dell’Erario a dimezzarsi in relazione al pre-Coronavirus. Allora, le stesse casse erariali potevano contare su circa 11 miliardi di euro l’anno provenienti dal gioco, oggi poco meno della metà.

E chi ha fatto questi conti, chissà perché, si è reso conto che degli introiti provenienti da questo settore, lo Stato non può proprio fare a meno. Così non si assume apertamente la responsabilità di ciò che è accaduto nel periodo pandemico più intenso con una lunga chiusura imposta al gioco legale e sicuro che ha prodotto, purtroppo, la rinascita dell’illegalità nel gioco d’azzardo su tutto l’italico territorio, ma passa “la patata bollente” in capo agli operatori del gioco che oggi devono fare il miracolo di far rinascere il mondo ludico, vicino ad uno sgretolamento preoccupante, e devono riproporre la tutela della legalità ai cittadini e sul territorio. Ma la politica, nel frattempo, cosa fa? Gira sempre la testa dall’altra parte, oppure oggi fa ciò che avrebbe dovuto già fare e sostiene le “sue Riserve di Stato” almeno mettendo in cantiere quel benedetto riordino nazionale? Cosa che darebbe un ragguardevole scossone e che sarebbe linfa vitale sulla quale contare per ricostruire un gioco sostenibile, migliore, distribuito in modo equo, tutelato e divertente.

Cosa che tutta l’industria del gioco richiede da anni, ma che particolarmente dopo la pandemìa sta facendo sentire la sua priorità indiscutibilmente indispensabile per il futuro dei vari comparti ludici che sono stremati, ma sopratutto non sostenuti economicamente da alcun intervento indirizzato in modo specifico al settore ludico che la politica, senza dubbio, ritiene “scomodo, ma alquanto redditizio”. Quindi, per tutelare i consumatori, il territorio, il comparto con tutti i suoi lavoratori, ed in modo che tutto ciò rappresenti la legalità, diventa indispensabile che la politica supporti il gioco d’azzardo pubblico poiché quest’ultimo diventa “un’arma letale” per contrastare la ludopatia. Oggi, finalmente, la politica ed una buona parte dell’opinione pubblica si rendono conto quanto sia controproducente criminalizzare e demonizzare il gioco pubblico. Con questo pensiero discriminante si percorre il cammino del pregiudizio, oltre tutto sbagliato, in quanto si sa che alle persone “piace giocare” perché è insito nell’essere umano.

Ma giocare per divertirsi non significa necessariamente essere un soggetto problematico e l’industria del gioco legale è proprio lì, come presidio di Stato, creato per la tutela del cittadino e del giocatore. Ed è proprio in relazione all’industria del gioco e delle scommesse sullo sport che bisogna far sapere agli instancabili detrattori del gioco che ogni punto autorizzato per rappresentare il prodotto legale viene sottoposto a verifiche sui requisiti legali, economici e personali: ecco perché il Governo centrale dovrebbe intervenire in modo chiaro e definitivo su tutte le norme che lo regolamentano, sfrondando quelle di indubbia e contraddittoria interpretazione: cosa, purtroppo, che è accaduta troppe volte nel caso delle norme locali che vanno a sovrapporsi ed a stridere con quelle del Governo centrale. Tutto questo riordino metterebbe l’operatore in condizione di avere un percorso commerciale legale, protetto dalle norme dello Stato: però, se sbaglia violando la normativa viene sanzionato ed espulso dalla filiera.

Ma, innanzi tutto, non può essere discriminato a prescindere come è accaduto troppo spesso negli anni recenti. Quindi, il settore ed i suoi operatori devono essere ligi nell’applicare le normative che il Governo centrale deve riordinare, riequilibrare, rivedere e correggere in modo che in sinergia si porti avanti il prodotto del gioco pubblico e del bingo in contrapposizione a quello illegale che è fonte anche di disagio per i cittadini e per il territorio. Questo percorso di rinascita commerciale in simbiosi farebbe fare un notevole salto di qualità a tutti i diversi comparti del gioco, e darebbe loro la grande responsabilità di tutelare la legalità e di contrastare il gioco patologico. Questo perché gli operatori ormai sono soggetti che riescono a scorgere nei giocatori quei “sintomi” che lasciano presagire “troppo coinvolgimento” nel gioco d’azzardo ed a poter intervenire con i suggerimenti ed i supporti più adatti affinché l’utente non vada ad incorrere in derive difficili da contrastare una volta che hanno preso “l’ anima ed il corpo” del giocatore, come accade purtroppo in qualsiasi altra dipendenza.

Il concetto finale, e quello sicuramente più importante, è che per contrastare il gioco problematico o patologico serve inventarsi soluzioni più efficaci rispetto a quei provvedimenti confusi e contraddittori che sono contenuti nelle famigerate Leggi Regionali “capestro” che non hanno raggiunto alcun obbiettivo di contrasto, anzi. Ormai si sa, e lo hanno confermato anche gli esperti in materia di gioco e app casino, che non servono i distanziometri o le fasce orarie di accensione come valido deterrente per impedire “la voglia di giocare”: sta in tutt’altro agire per raggiungere risultati concreti: informazione, formazione e cultura del gioco per poter ben comprendere con “chi si ha a che fare” e cosa si può trovare pur divertendosi. Insomma, conoscere a fondo i “punti oscuri” di questo intrattenimento che è bello, leggero e divertente sino a quando rimane un gioco, motivo per il quale è nato ed è stato legalizzato. Nulla di più: non deve essere un salvavita e neppure evitare che qualcuno lavori per sostenersi. Meno ancora aspettare il Bacio della Dea Bendata che si fa vedere e sentire troppo di rado per ricorrervi con tanta angoscia…

Data Pubblicazione: 18 Ottobre 2021 ore 18:00

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