Gioco D’azzardo: Si stenta a ripartire

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Apparentemente, il lockdown sembrerebbe quasi un ricordo e negli ultimi giorni di maggio in pratica è ripartita la stragrande maggioranza delle attività nei diversi settori, sempre con attenzione per gli eventuali possibili rischi, ma per dare almeno una possibilità alla nostra economia, già non in buone condizioni pre-Coronavirus, di riuscire a rialzare la testa. Si viaggia, però, tra mille difficoltà per rendere le aziende “compatibili con i protocolli”, danzando tra la poca liquidità che è l’interprete principale di questo ultimo periodo, i timori e le incertezze: oltre tutto, bisogna sempre tenere presente come sarà la maggioranza dei cittadini. Sicuramente non quelli “della movida” riprese nelle grandi città che hanno dimostrato tanta poca responsabilità se non “si viene costretti” ad un certo comportamento, ma la gente normale che cerca di riacquistare la propria quotidianità, ha ancora paura di un eventuale contagio. E non solo, si dovranno anche fare i conti con le mascherine ed i guanti che, diventando un accessorio indispensabile per le nostre uscite, andranno ad incidere con una certa importanza sui bilanci delle famiglie.

Basta fare due conti e valutare che se in una famiglia tipo sono i due genitori che vanno a lavorare e, quindi, ne devono usare almeno due a testa al giorno si andranno a spendere circa più di 700 euro all’anno solo per questi strumenti. Sempre che il prezzo venga tenuto sotto controllo e che non vi siano gli aumenti registrati all’inizio della pandemìa e, sopratutto, che si trovino: altrimenti, subentreranno altri costi ed altro timore. Insomma sembra di vivere in una situazione di precarietà nella quale il mondo del gioco non viene addirittura contemplato, visto che sino ad oggi non si parla di una sua riapertura, mentre hanno riaperto i battenti attività senz’altro più rischiose del gioco pubblico e dei casino nuovi. Ma sembra l’argomento non interessi proprio a nessuno ed è esattamente con questa situazione che le imprese si devono confrontare ed organizzare considerando che l’Esecutivo non accetta incontri di alcun tipo con i rappresentanti del settore ludico. Chissà cosa avrà mai fatto il gioco al nostro Governo per essere trattato così: evidentemente, non ha proprio voce in capitolo.

Hanno aperto piscine, palestre, luna park, parchi a tema, scuole guida, persino i circoli ricreativi: insomma, uno svariato panorama di imprese, si allargano le maglie delle riaperture quindi. Ma non si dà il libero accesso per il gioco e, di conseguenza, i locali che lo offrono rimangono ermeticamente chiusi senza neppure “sentire l’odore” di una possibile riapertura. Niente sale bingo, sale slot ed agenzie di scommesse, ma addirittura rimangono fermi i videogiochi arcade, i flipper ed i “vecchi” calcio balilla poiché anche questi ultimi sono considerati alla stregua di apparecchiature da intrattenimento: se non è un paradosso, di che cosa si sta parlando? Quindi, la raccolta del gioco è ulteriormente ferma ed i suoi apparecchi desolatamente spenti. Eppure, il gioco ha dimostrato di essere già in grado di proporre protocolli per i suoi diversi punti a garanzia della situazione sanitaria: ed è evidente che a questo punto non si tratta solo di sicurezza sanitaria, c’è dell’altro che blocca le attività di tutta l’industria del gioco. Ma non viene spiegato apertamente: il gioco rimane chiuso, punto e basta.

Che sia in grado di garantire di poter far entrare un cliente alla volta, di avere le barriere di plexiglas che separano le slot machine, che facciano dove possibile percorsi di ingresso nelle sale da gioco e relativi percorsi di uscita, poco importa. Tutte le altre attività che seguono più o meno gli stessi protocolli sono autorizzati a riaprire, il gioco a tutt’oggi no! Ed esclusivamente perché tali attività di gioco non sono consentite. Non sono servite persino le dichiarazioni del Capo della Polizia che ha avvertito che la persistente chiusura dei punti di gioco legali può diventare pericolosa perché sta continuando a far crescere in modo esponenziale le attività illecite: prima tra tutte quelle delle scommesse che si sono ben attrezzate per far puntare sugli eventi sportivi che sono ricominciati, comprese le corse dei cavalli. L’illegalità sul territorio si sta “allargando” a macchia d’olio, ma neppure questo sembra “svegliare le coscienze” dell’Esecutivo che, sicuramente, non guarda con un occhio benevolo le “sue Riserve di Stato” e le lascia chiuse chissà ancora per quanto tempo.

Quindi, anche le corse ippiche hanno ripreso, facendo tirare un grossissimo respiro di sollievo a tutta la categoria che stava veramente rischiando grosso ancora prima dell’emergenza sanitaria: questa decisione di riaprire le porte alle corse ippiche, seppure senza pubblico, è stata una scelta veramente coraggiosa che è da attribuirsi ad una fattiva mediazione tra la politica ed il sottosegretario alle Politiche agricole. Peccato che con i rappresentanti del gioco pubblico, la politica attuale non voglia proprio arrivare a confrontarsi! Se le agenzie delle scommesse avessero potuto riaprire, potevano riprendersi il proprio pubblico degli scommettitori che viene lasciato in balìa dell’illegalità che ha preso possesso del comparto a mezzo di quei famosi CTD rimasti aperti ed incontrastati durante il lockdown, e che non hanno fatto fatica ad accattivarsi le simpatie dei giocatori rimasti privi ed orfani delle offerte lecite.

Ma, obbiettivamente, come si può decidere di riaprire gli ippodromi e non si arriva a pensare di riaprire le agenzie delle scommesse? É senz’altro un ulteriore notevole paradosso anche se il gioco pubblico, purtroppo, a queste incongruenze è abituato, sopratutto negli ultimi due o tre anni e particolarmente da quando impera l’Esecutivo a “quattro mani” che esterna tanto disprezzo e poca considerazione nei confronti del mondo nel gioco. Nel frattempo, si fregheranno le mani gli allibratori che si staranno organizzando per bene, approfittando di questo ulteriore passo falso della legalità che non si oppone all’illegalità e lascia che riconquisti il mercato a discapito proprio di quegli operatori legali che pagano le tasse, le concessioni, e tutto ciò che attiene la conduzione di un’impresa legale. Alla criminalità, che gestisce come si sa più che volentieri il gioco d’azzardo, non sembrerà vero di trovarsi un terreno così redditizio e così fertile.

Giugno 9, 2020: •
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