Gioco d’azzardo: Quando la storia si ripete

per il gioco azzardo legale la storia si ripete

C’era una volta, tantissimi anni fa… un mondo del gioco illegale che veleggiava soddisfatto nel nostro Paese con un’immensità di apparecchi video-poker, ovviamente non regolari, che imperversavano da nord a sud dello Stivale in barba alle leggi allora esistenti, dribblandone i relativi contenuti e sfuggendo ai vari controlli. Apparecchiature che sicuramente non sostenevano le casse dello Stato ma, bensì, quelle più che pingui della criminalità organizzata che già in quel momento nutriva una speciale affezione per questo comparto nel quale investiva parecchio, ma che rendeva tantissimo. In quell’epoca il Governo, resosi conto del pericolo che questo spadroneggiare illecito poteva esercitare sul territorio e sui cittadini, si riunì in Commissione Parlamentare dove nacque, nel lontano 2003, il gioco pubblico e da lì cominciò il suo cammino e la distribuzione delle sue apparecchiature da intrattenimento: offerta di gioco pubblico che andava così ad aggiungersi alle scommesse sportive ed al bingo che erano già stati regolamentati.

La storia del gioco e dei casino italiani, obbiettivamente, si è sviluppata in questi diciotto lunghi anni con tanti eventi, raccolte di fondi per le varie calamità come è accaduto con il terremoto de L’Aquila, tanta fatica commerciale ed imprenditoriale e molteplici discussioni intorno al settore che è sempre stato visto e giudicato come “il gioco d’azzardo” immorale, approfittatore che sfruttava le debolezze di coloro che non sapevano contrastare il suo forte “richiamo”. Da quel lontano 2003, però, di strada ne è stata fatta tanta ed i suoi operatori si sono impegnati molto nel tendere quella rete legale di gioco che potesse contrastare e tenere testa all’illegalità: sino al punto che il gioco, forse troppo presente ed anche non distribuito in modo omogeneo sul territorio, è divenuto comunque un fenomeno sociale più o meno simpatico, ma indiscutibilmente assai scomodo e difficile. È esattamente il momento in cui fecero il loro ingresso in campo, proprio per contrastare il veloce cammino di questo fenomeno, le famose Leggi Regionali (capestro) sul gioco.

Leggi estremamente ostative al settore che, con il passare dei mesi, divenivano “ossessive” nei confronti delle stesse attività ludiche arrivando addirittura ad espellerle da alcuni territori di competenza ed andarono a creare una confusione terribile non più gestibile neppur da coloro che avevano “inventato” la stessa normativa. Qui entra in gioco la speranza di un riordino nazionale dell’intero settore ludico per superare innanzi tutto la arcinota Questione Territoriale scaturita appunto dall’insieme di questa “troppa e pressante regolamentazione”. Ci si trova, quindi, nel fatidico 2017 quando la Conferenza Unificata tra Stato, Regioni ed Enti Locali partorisce un’intesa per la riforma del gioco che mise d’accordo tutti i protagonisti coinvolti e costata parecchio impegno sopratutto da parte dell’allora sottosegretario ai giochi ed alle scommesse, Pier Paolo Baretta: ma intesa non seguita dal relativo decreto attuativo e che… si è persa nel nulla, insieme alle promesse che vi erano state inserite. Poi dal 2017, gli ultimi quattro anni di lotta del gioco legale per sopravvivere, confrontandosi con una politica particolarmente avversa.

Successivamente, nell’ultimo anno, il gioco pubblico ha dovuto subire la chiusura totale delle sue attività a causa della pandemìa che ha contribuito non poco alla rinascita dell’illegalità nel gioco d’azzardo ed al forte ritorno sul territorio della criminalità che lo gestisce con estrema furbizia. E qui si ritorna, come nel vecchissimo “gioco dell’oca”, alla “partenza”: criminalità quasi unica proprietaria del gioco d’azzardo sull’italico territorio, come vent’anni fa. Quindi che proprio questo ritorni a suggerire una nuova Commissione Parlamentare per decidere le sorti del gioco? Pare proprio di sì, poiché dopo tutte le promesse che sono state fatte, oggi il gioco si trova in questo mese di giugno, e dopo la chiusura totale che risale ad ottobre scorso, ancora a doversi difendere non solo dall’emergenza economica che ha falcidiato il settore ludico, ma si ritrova con le Leggi Regionali capestro, con i distanziometri di ogni misura e con le scadenze relative alle concessioni che continuano ad essere prorogate senza definirne i contenuti.

Tutti questi anni trascorsi sono serviti a ben poco, se non alle laute risorse che le casse dello Stato hanno incamerato senza tanto sforzo ma che forse hanno dato poca concretezza a tutta l’industria del gioco che decisamente meriterebbe un po’ più di rispetto e di collaborazione istituzionale: proprio da parte di quello Stato che ha creato il gioco pubblico ed i casino online sicuri. Infatti, non ci si dovrebbe dimenticare che il gioco legale ha consentito al Paese di portare un contributo consistente nelle casse erariali oltre a metterne in sicurezza il territorio, i giocatori e gli addetti ai lavori. Oltre, ovviamente, a rendere la nostra regolamentazione del gioco (e questo sino all’ingresso del Decreto Dignità con il divieto totale della pubblicità ai giochi non compreso bene a livello internazionale e molto discusso) un punto di riferimento a livello mondiale proprio per quello che riguarda ciò che il settore è riuscito a sviluppare a livello professionale ed aziendale. Il nostro gioco pubblico è riuscito ad ispirare con la sua regolamentazione anche quei Paesi che ancora non avevano accettato e regolamentato questo settore particolarmente delicato.

Oggi, purtroppo, e l’esempio del trattamento del comparto durante la pandemia ne è testimone, sembra che nessuno voglia comprendere l’importante valore che il mondo ludico, compresi i gratta e vinci, ha, particolarmente nei confronti dell’occupazione, e tendenzialmente si guarda soltanto ad eventuali devianze di questo sistema che certo sono presenti ma che vanno ad influire in parte esigua su di un sistema che appare collaudato negli anni e sempre monitorato con attenzione. Però, oggi il Parlamento sembra dover mettere in campo quello stesso comportamento di tantissimi anni fa andando a costituire proprio una Commissione di inchiesta dedicata al gioco che ha come obbiettivo il contrasto al gioco illegale, che sta diventando molto preoccupante come lo era allora, diciotto anni fa. Soltanto che oggi, fortunatamente, si guarda anche al tema del riordino dell’intero settore per la tutela dei soggetti più deboli, al contrasto deii fenomeni di ludopatia ed anche per la correttezza del gioco e di rispetto della libera impresa.


Ci Mettiamo la Faccia

Giornalista Vanessa Maggi

Vanessa Maggi

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Pubblicazione: 7 Luglio 2021 ore 13:24
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