Gioco d’azzardo: La latitanza dell’Esecutivo italiano

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Assai spesso e volentieri, in queste righe, si è ricordato l’accordo intervenuto nella Conferenza Unificata del 7 settembre 2017 tra Stato, Regioni ed Enti Locali: tra l’altro, accordo sottoscritto da tutti i partecipanti, e mai applicato dalle varie istituzioni decentralizzate ed, oltre tutto, tanto per essere assolutamente chiari, accordo mai seguito dal decreto attuativo che ne avrebbe dato la forma ufficiale da doversi applicare. Ogni tanto, comunque, l’esito di quella Conferenza di buona memoria viene tirato in ballo sopratutto quando si parla della nota “Questione Territoriale” e degli orari di accensione degli apparecchi da intrattenimento che tengono occupati i vari Enti Locali. Ogni Ente periferico agisce nell’interesse del proprio territorio (od almeno ciò è quello che si paventa), imponendo distanziometri ed orari differenti lungo tutto lo Stivale e cosa che, invece, la Conferenza Unificata voleva uniformare a livello nazionale. La tempistica di sospensione dal “lavoro degli apparecchi di gioco” da prendere in considerazione era stata concordata, allora, in sei ore giornaliere, cosa che, in realtà, non è mai stata rispettata da alcuno ed, ancora oggi, ogni Ente Locale impone a propria discrezione le decisioni da applicarsi su ogni singolo territorio.

Oggi, persiste il pensiero che tale principio dovrebbe essere invocato ed ispirare la collaborazione tra lo Stato centrale e le istituzioni decentralizzate per rispettare quell’accordo ed anche per “dare così una mano” agli Enti Locali che potrebbero seguire questo “vecchio indirizzo” che allora, si ribadisce, fu sottoscritto da tutte le Regioni partecipanti: di certo la Manovra 2020 portata a termine dall’attuale Esecutivo Giallo-Rosso si è dimenticata di questi accordi e non solo di quelli. Infatti, non è stato più fatto alcun cenno al tanto promesso e dichiarato riordino nazionale del settore ludico, addirittura sparito dalle righe della Manovra anche se in quelle promesse il mondo del gioco pubblico, compresi i casino migliori italiani legali, aveva davvero creduto. Però, si potrebbe anche avere l’ardire di pensare che quell’accordo, più volte citato, potrebbe essere messo in atto considerato che i nuovi Esecutivi, dal 2017, non sono riusciti a “partorire alcun ché di positivo e di nuovo” per il gioco pubblico: potrebbe essere, infatti, un valido aiuto considerato che allora aveva trovato l’assenso della totalità dei partecipanti alla Conferenza.

Così si andrebbe incontro, anche se appare un po’ strano dichiararlo, alla latitanza dello Stato centrale che sembra dimenticarsi sempre e comunque del “suo gioco pubblico”, delle esigenze delle sue imprese e di tutto ciò che riguarda la “salute occupazionale” dei dipendenti di questo benedetto settore ludico, così bistrattato ma del quale ci si ricorda (ed anche molto bene) quando si vuole applicare un ulteriore ed estenuante nuovo aumento della tassazione. Ammesso, poi, che l’Esecutivo Giallo-Rosso voglia “essere aiutato” nella sistemazione parziale del mondo dei giochi (che ne ha un bisogno inverosimile, rischiando onestamente di essere in “via di estinzione”) ed essendosi dimenticato di fissare regole uniformi a livello nazionale nella Manovra 2020. Forse, l’Esecutivo si è anche dimenticato di quanto suggerito, sempre nel 2017, dalla Commissione Antimafia e, cioè, che la distribuzione territoriale dell’offerta di gioco pubblico con criteri prefissati risulta essere un presupposto fondamentale per la gestione di tutto il settore ludico nella legalità.

Senza dimenticare di sottolineare che, oltre quanto suggerito dalla Commissione Antimafia, esistono anche studi effettuati dall’Osservatorio permanente sui giochi e sulla legalità, effettuati dall’Eurispes proprio sulla materia del gioco d’azzardo pubblico, che convergono sull’obbiettivo di una regolarizzazione nazionale del settore per avere la legalità e la equa distribuzione del prodotto gioco su tutto il territorio italico. Infatti, sempre lo stesso Osservatorio ha evidenziato come la salute dei cittadini, l’ordine pubblico e la sicurezza del territorio, interessi di tutti, ed in contemporanea il preservare le attività economiche svolte dai concessionari del gioco di Stato, potessero concretizzarsi con la strada già tracciata dall’accordo siglato in Conferenza Unificata nel 2017. Già allora, si era deliberata una sostanziosa riduzione delle apparecchiature da intrattenimento, da avvenire in diversi step concordati, e si erano persino delineati gli indirizzi per arrivare ad un punto di equilibrio tra le Amministrazioni nella regolamentazione del settore: si erano anche centrate azioni e strategie di tutela della salute pubblica rispetto al contrasto del gioco problematico.

In pratica, qualora l’attuale Esecutivo non avesse “avuto voglia” di prendersi in carico il riordino nazionale del gioco, avrebbe “almeno” potuto riferirsi a questo accordo e la strada sarebbe stata senza dubbio più facile e spianata e non avrebbe trovato alcuna opposizione, poiché l’intesa con le varie Regioni era già stata trovata: si trattava solo di “aggiornare” il tutto ai tempi di oggi e con le varie evoluzioni che nel triennio successivo erano venute alla luce. Ma l’Esecutivo Giallo-Rosso non ha ritenuto di fare nemmeno questo, lasciando il “suo gioco pubblico” allo sbando più completo e dimenticandosi addirittura di inserire un qualsiasi riferimento per il suo riordino nella Manovra 2020! Più disinteresse di così non si può sicuramente immaginare: ma questa, purtroppo, è l’attuale politica ed è esattamente con questi schieramenti, e sopratutto con questi uomini, che il gioco pubblico si deve confrontare, facendo una certa fatica a comprendere questo atteggiamento ostruzionistico, ammantato da falsa moralità ed assurdi perbenismi.

E sperando, poi, che l’Esecutivo Giallo-Rosso non si rivalga del fatto che l’accordo raggiunto non è stato seguito dal relativo decreto attuativo da parte del Ministero dell’Economia e delle Finanze perché sarebbe come “arrampicarsi sugli specchi” e non voler accettare un accordo ben delineato: anche se, onestamente, le Regioni non hanno quasi mai ottemperato alle norme contenute in quell’accordo e non lo hanno, quindi, rispettato. Mentre, a distanza di oltre due anni da quella Conferenza, e nonostante la acclarata latitanza del Governo, il Ministero dell’Interno è invece intervenuto per offrire i propri indirizzi operativi, per quanto di sua competenza, ed ha preso atto dell’impatto delle normative locali che sono intervenute a disciplinare il gioco pubblico sul rilascio delle autorizzazioni di pubblica sicurezza, cercando di interpretare l’orientamento espresso più volte e ribadito in svariate occasioni dal già citato Osservatorio dell’Eurispes.

Febbraio 11, 2020: •
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