Gioco d’azzardo: Dopo l’emergenza serve creatività

gioco azzardo si rialza con la creativita

Ancora prima dell’emergenza sanitaria, e della conseguente emergenza economica, il gioco ed i casino migliori si era trovato nella condizione di reinventarsi poiché il mercato di quello terrestre era ostacolato dal continuo insorgere delle norme Regionali e locali che si mettevano “ampiamente di traverso” al cammino delle attività commerciali che a volte, ed in certi territori, venivano addirittura estromesse dalle zone di competenza a causa dei famigerati distanziometri di svariata misura. Strumenti che, indiscutibilmente, rendevano incompatibile la presenza del gioco pubblico con i luoghi sensibili il cui elenco, mano a mano del passare del tempo e delle “voglie” dei vari Enti Locali, diventavano sempre più lunghi e, sopratutto, “azzardati” sino a comprendere addirittura intere zone e non soltanto singoli luoghi sensibili. E per uscire da questo “brutto vivere commerciale” il gioco terrestre, od almeno chi poteva permetterselo, ha dovuto mettere in campo tutta la possibile creatività e le relative risorse economiche, per allargare le proprie offerte.

Operazioni che venivano concentrate non solo nel segmento del gioco terrestre, ma anche in quello online che avrebbe, poi, inevitabilmente catturato l’attenzione e le scelte dei giocatori al momento in cui, purtroppo tutti i mercati sono stati travolti dallo tzunami Coronavirus. Così, gli operatori, oltre a fronteggiare in qualche modo il profilo economico delle proprie imprese e delle proprie attività commerciali, ed anche per garantirsi una sorta di continuità nel proprio lavoro, sono stati obbligati a mettere in gioco le risorse ancora disponibili in strategie decisamente indispensabili per continuare a sopravvivere in un mondo alquanto difficile, controverso e davvero poco sostenuto dagli aiuti istituzionali. Cosa, invece, accaduta in tanti altri settori: ma nel gioco, purtroppo, ben poco è stato messo in campo e questo nuovo mercato quindi, ha provocato la necessità di risorse specializzate per affrontare certi cambi di direzione, sia commercialmente che aziendalmente.

Infatti, il mondo del gioco d’azzardo ha avuto la necessità di trovare professionisti con competenze “piuttosto variegate” per poter seguire un mercato in completa evoluzione, che aveva necessità ed esigenze conseguenti alla pandemìa ed alle quali bisognava fare fronte e “rispondere” per poter sopravvivere. Si apriva, così, la caccia a professionisti esperti nel gioco a distanza e con conoscenze specifiche nel marketing di questo segmento, ma anche con consolidate capacità di entrare in contatto e confrontarsi con un nuovo popolo di giocatori che si avvicinava al gioco a distanza, magari con soltanto l’esperienza del gioco fisico, completamente ed assolutamente diverso da quello fisico che trasmette, a dire degli “esperti frequentatori del gioco terrestre”, sensazioni ed esperienze totalmente diverse. Sicuramente non è stata impresa facile né tanto meno poco costosa e, senza ombra di dubbio, non a portata di ogni operatore: purtroppo, in tanti non sono riusciti a fronteggiare così il nuovo mercato ed hanno dovuto “soccombere”…

Si può tranquillamente confermare che ancor prima del Coronavirus il settore ludico ha dovuto innovarsi, cosa che forse è tornata utile oggi per la sopravvenuta emergenza economica che ha fatto proseguire quel processo di innovazione già iniziato, ma non sviluppato appieno: cosa che con la pandemìa ha dovuto, però, proseguire ed il gioco ha insistito nel suo programma di innovazione con competenza, creatività e con quella capacità di evolversi tipica del mondo dei giochi e delle scommesse sullo sport. Ma ciò non significa che ci si sia riusciti appieno e che tutti abbiano fronteggiato la situazione disastrosa a livello economico che sono stati costretti ad affrontare, facendo anche i conti oltre tutto con gli otto mesi di chiusura consecutiva. Lunghissimi mesi che hanno contribuito a mettere il settore in estrema difficoltà, sia per le imprese che per i relativi lavoratori, cosa evidenziata anche durante le varie manifestazioni di piazza che hanno raggiunto lo scopo di far conoscere meglio l’industria del gioco in tutti i suoi segmenti ed in tutte le sue criticità.

Almeno questo obbiettivo è stato raggiunto e si può dire che forse il gioco da questa pandemìa sta uscendo più forte nei confronti dell’opinione pubblica che, finalmente, ha conosciuto un mondo dei giochi “sconosciuto”, quanto meno ai più. Il settore si è fatto così conoscere sottolineando anche quanto sta facendo per cambiare e per adeguarsi alle nuove scelte dei giocatori che, a loro volta, sono senz’altro cambiati come sono mutate le loro scelte: Scelte che gli operatori del gioco stanno cercando di “inseguire”, cercando di far combaciare il gioco fisico, non quello tramite app casino, con quello a distanza cercando di coprire le esigenze di tutti i giocatori e non è detto che si riesca in assoluto. Quello che si può dire è che alcune aziende hanno reagito in modo più determinato di altre: magari rivedendo i propri modelli organizzativi per riadattarsi alla nuova realtà di mercato, ma non tutti sono arrivati allo scopo, purtroppo. Però, oggi, finalmente si può parlare di ripartenza che in questo mese di giugno raggiungerà probabilmente la sua completezza: si riaprirà così un nuovo mondo del gioco.

Probabilmente, anche quando si riapriranno le attività di gioco terrestre, il digitale resterà sempre una scelta che accompagnerà l’utenza e che si dovrà prendere in considerazione: gli operatori dovranno “accoppiare” le offerte proponendo così al nuovo giocatore la doppia possibilità di divertimento ed intrattenimento. Quindi, non facendogli perdere la vecchia abitudine del gioco fisico, ma sottoponendo anche il gioco digitale: online che negli ultimi mesi è diventato forzatamente primario nelle scelte e che ha accontentato la voglia di gioco in ogni caso presente e che ha fatto sentire forte “la sua voce”. Voglia che, a volte, ha persino convinto il giocatore a rivolgersi a quel gioco illegale che durante la pandemìa è cresciuto in modo inaspettato e che ha “scompigliato” le carte del mercato ludico e dei siti di poker. Forse, nessuno della politica si aspettava che dalla chiusura del gioco pubblico nascesse una crescita così sproporzionata del gioco illegale: forse, si pensava anche che i giocatori… non giocassero più. Pensiero che governa la mente dei detrattori del gioco che continuano a pensare che mettendo ostacoli sul territorio, come i vari distanziometri, si impedisca di giocare od addirittura che chiudendo per mesi il gioco venga meno la voglia di giocare. Ma siamo veramente lontani da tutto questo!


Ci Mettiamo la Faccia

Giornalista Vanessa Maggi

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Pubblicazione: 28 Giugno 2021 ore 18:00
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