Esiste qualcuno a favore dello stop pubblicitario ai giochi?

decreto dignita non piace a nessuno

Esiste qualcuno che ritiene che il Decreto Dignità, e particolarmente il divieto alla pubblicità ai casino su internet che racchiude, non sia stato pensato e messo in campo per colpire indiscriminatamente il gioco pubblico, e quindi lecito, ma bensì per promuovere consapevolezza e responsabilità. E poiché “ogni testa è un piccolo mondo” si vorrebbe cercare di studiare questo punto di vista ancor chè sufficientemente lontano dal pensiero della quasi totalità di coloro che amano questo mondo dei giochi e che nei confronti di quel provvedimento nutrono seri dubbi sul suo obbiettivo: destabilizzare, e non poco, tutta l’industria del gioco e dei suoi operatori. Il punto di vista di chi sostiene, oggi, il divieto della pubblicità ai giochi ed alle scommesse è che il provvedimento sia un “bel segnale dato dal Governo” per affrontare il fenomeno della ludopatia” situazione che, senza dubbio, porta disagio sia personale per chi ne viene coinvolto e travolto, sia per l’ambito familiare che, infine, per quello lavorativo.

Secondo i sostenitori del divieto era indispensabile questo intervento dell’Esecutivo Giallo-Verde come atto di forza e per dare un indirizzo politico chiaro: ma su questo non esistevano tanti dubbi vista la sua dichiarata avversione esternata in più e più occasioni. E non bisogna neppure dimenticare che un disegno di legge “similare” era già stato presentato nella legislatura scorsa dai parlamentari della Lega. Rimane, in ogni caso, il fatto che studi, ricerche, riflessioni e deduzioni hanno esternato il pensiero che i divieti totali, così come espressi dal Decreto Dignità, vanno a colpire tanti altri settori che “lavorano con il gioco”, come per esempio le scommesse sullo sport, ma sopratutto sembra dimostrato che non abbiano l’effetto che tale divieto vorrebbe concretizzare: anzi vanno ad aumentare, forse, la “voglia di giocare” e la possibilità di incorrere nel gioco illegale che non ha né regole, né distanziometri, né orari.

E che dire, poi, del gioco online che si può raggiungere sempre, e dovunque ci si trovi? Segmento che in particolar modo si troverà a confrontarsi con questo divieto che metterà in crisi le imprese che vi operano e, sopratutto, quelle aziende che devono ancora farsi un “portafoglio clienti” che dovrebbero costruirsi proprio mediante la pubblicità: unico mezzo per farsi conoscere online, mentre le imprese “di terra” possono usufruire della “vista reale” dei punti di gioco. Ma quello che più interessa è il risultato che si potrà ottenere nei confronti del gioco problematico e compulsivo e si dovrebbe ricorrere alle deduzioni che sono state “comunicate” dagli istituti di ricerca ai quali sono stati commissionati studi in tal senso: peccato che l’Esecutivo Giallo-Verde di tali risultati sembra proprio non aver tenuto conto, oppure sembra averli sottovalutati, altrimenti non si spiegherebbe questa messa in campo del totale divieto alla pubblicità dei giochi che sta facendo tanto discutere, ma al quale per il momento l’industria del gioco dovrà “obbedire”.

Il fenomeno della ludopatia è un fenomeno complesso che, obbiettivamente, non si può combattere con un divieto, ma soltanto con la cultura e l’informazione: e questo se si vuole attingere “esperienza” da chi precedentemente ha applicato “divieti assoluti” in altri campi ed in altri settori. Rimane il dato di fatto che da anni è stato legalizzato il gioco pubblico, prima per fare cassa e per togliere gli introiti al gioco illegale che “la faceva in quei tempi da padrone” e poi, appunto, per contrastare il medesimo che si stava espandendo sempre di più e portava criticità nei territori (oltre che togliere queste risorse allo Stato centrale): così, anno dopo anno, ci si è trovati con “troppa offerta di gioco” presente sull’italico territorio, spinta e promozionata per ogni circostanza. E la cosa è sfuggita di mano al Governo centrale, detentore del gioco pubblico, che veniva rappresentato a mezzo delle concessioni dagli operatori che diventavano “riserva di Stato” e proponevano questo business ai cittadini.

Ci si è ritrovati con troppa offerta del prodotto pubblico e con la mancanza di forza da parte dei vari Esecutivi, di fronteggiare questa situazione: da qui la “latitanza lunga ed inspiegabile” dello Stato che ha concesso oltretutto alle sue istituzioni decentralizzate di emettere ordinanze su ordinanze per cercare di arginare questo fenomeno. Si arriva, quindi, ai giorni attuali dove è intervenuta questa (iniziale) prova di forza dei due schieramenti che governano oggi il Paese per contrastare il mondo dei giochi, colpendolo nella parte che lo pubblicizza. Ma che ciò possa essere utile per contrastare la ludopatia rimane tutto da dimostrare anche se i benpensanti portano avanti questo loro discorso che non è assolutamente condiviso da buona parte delle persone che amano il settore ludico. Quello che la mente di chi gioca dovrebbe tenere presente, sempre e comunque, è che il gioco è un sano intrattenimento e non c’è assolutamente “male” se si rischia una piccola quantità di danaro per buttarla nel lotto, al bingo e persino nelle macchinette… Ma deve rimanere un gioco ed, ovviamente, non è sbagliato.

Il problema nasce quando lo stesso diventa una dipendenza e coinvolge troppo l’individuo, il suo modo di essere ed il mondo che lo circonda: ed è qui che deve subentrare la consapevolezza e la responsabilità, ma non certo i divieti. Sarebbe utile guardare alle dipendenze da alcol e da fumo che sono state positivamente “corrette” dalla pubblicità sui danni che possono procurare e che, alla fine, hanno portato ad una diminuzione delle loro percentuali negative. Ma sono state fatte campagne di informazione e non demonizzatrici: sono state fatte pubblicità mirate al pubblico che ne usufruiva, cercando di farne capire i rischi, senza dichiarare che alcol o fumo “fossero immorali e che andavano quindi spazzate via dall’italico territorio”. Per tirare una riga e per fare un bilancio del divieto totale alla pubblicità, si potrebbe affermare che forse, neppure il fenomeno della ludopatia, o del gioco problematico, o della compulsività ne potrà trarre alcun beneficio: ma ai “posteri l’ardua sentenza” di tutto ciò che accadrà.

Gennaio 18, 2019: •
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