Non esiste giustizia per il settore del gioco d’azzardo

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Obbiettivamente, oggi sembra che la “cassa” dello Stato venga sicuramente prima delle “esigenze” del settore del gioco: ciò sprizza da tutti “i pori” della Manovra 2020 dove si sarebbe potuto fare almeno un poco di Giustizia nei confronti del gioco e dei siti di casino, dedicandogli attenzione e pensieri per mettere in campo un riordino nazionale degno di tale nome e dove, invece, sono stati espressi concetti qua e là per dare una parvenza di riordino o di ristrutturazione. Eppure, vi era la possibilità di fare “qualcosina” in più, sopratutto, qualcosa di più tangibile a favore del gioco pubblico: purtroppo, tra poco tempo, sarà veramente troppo tardi per studiare e mettere in campo qualcosa che consenta alle attività di gioco di proseguire nel proprio percorso di rappresentanti dello Stato e, quindi, della legalità. In ogni caso, non si può lasciare il gioco pubblico in balìa delle Leggi Regionali che imperversano sul territorio e che, purtroppo, stanno “mietendo” tante vittime tra le imprese che vorrebbero continuare ad essere vere e proprie attività di settore e che, invece, saranno costrette a chiudere.

Neppure la “spada di Damocle” delle tante chiusure, così come neppure il rischio di migliaia di licenziamenti, hanno fatto mettere una mano sulla coscienza alla politica ed a farla muovere per il riordino nazionale del gioco che, neanche a dirlo, potrebbe contribuire a rendere possibile il pagamento dei vari aumenti che sono stati preventivati e persino “dati in garanzia” all’Europa, ma che, con l’aria che tira, non saranno certi nel modo più assoluto. Le norme restrittive che vengono imposte alle attività commerciali del gioco osteggiano piano piano il gioco legale, impediscono ovviamente di arrivare a quegli introiti che necessitano per giustificare di tenere aperte le attività ludiche, di pagare i dipendenti ed, ovviamente, anche le tasse. Ma neppure quest’ultimo spauracchio è servito a che l’Esecutivo Giallo-Rosso riordinasse il gioco, la sua distribuzione, i suoi punti di gioco. Ed in attesa che la coscienza politica finalmente si svegli e (seriamente) si attivi, il mondo dei giochi rischia veramente di colare a picco con tutto il suo equipaggio.

Poco importa che tutti coloro che partecipano al business del gioco con gli anni siano divenuti sempre più professionali, coscienziosi, in grado di seguire bene i propri utenti, garantendo la legalità sul territorio, ed evitando che gli stessi vadano ad incrociare l’illegalità che oggi imperversa sulla nostra Penisola. Evidentemente, ciò desta poco interesse, considerando che il settore ludico viene considerato un settore di serie B, così come tutti i suoi operatori. Infatti, se la politica interagisce soltanto con una isolata struttura presso la quale lavorano più di diecimila dipendenti, questo non succede con il gioco che pure muove una forza lavoro assai notevole, sia direttamente che come indotto. Anche questo non interessa e si vanno ad inserire nella Manovra solo raffazzonamenti che sembrano un insulto per tutta l’industria del gioco perché nulla risolvono di ciò che è importante, oggi, per la sopravvivenza del settore.

In realtà, se si dovessero superare, in un sol colpo, tutte e le diverse restrizioni imposte dalle Leggi Regionali, e sarebbe in pratica impossibile poiché la Costituzione non ne ammette la cancellazione immediata, ciò si concretizzerebbe nei prossimi anni e non nell’immediato. Purtroppo, il gioco ha necessità assoluta di immediatezza, così come di razionalità nell’offerta dei suoi prodotti: cosa che si annuncia nella Manovra, e dettata dal nuovo schema che vi è stato inserito, ma che non è, come accade spesso quando si parla di gioco e di scommesse online, assolutamente chiara. Prossimi anni! Questo “programma” appare assurdo al gioco pubblico in quanto le sue imprese non riusciranno a sopravvivere così a lungo, mentre le tasse imposte dalla Manovra saranno in vigore da febbraio 2020, quindi tra qualche mese, andando ad azzerare i margini già minimi degli operatori. Ma come si fa a non capire che se si continua ad infierire in questo modo contro un unico settore non ci sarà presto più un settore sul quale infierire?

Inutile nascondere che il settore ludico da un lato sperava che nella Manovra si riuscisse ad intravedere la riforma nazionale del gioco, e dall’altro sperava almeno di non esservi menzionato per gli aumenti: così non si è realizzato né uno né l’altro dei desideri e si è persa veramente l’occasione per rendere un poco di Giustizia al gioco pubblico che ha dovuto subire un mare magnum di vessazioni che non gli consentiranno di stare più a galla. Sono state fatte tante promesse, tanti proclami persino con date definite per il riordino: tutto disconosciuto e superato nel grigiore totale dell’avvicendarsi di continue nuove Leggi che quasi quotidianamente spuntano nelle varie parti dell’italico territorio e che ora rendono praticamente impossibile per il gioco legale continuare a vivere. Con grande giubilo del gioco illegale che si sta riprendendo il terreno che gli è stato sottratto in questi quindici anni di battaglie per riuscire a far comprendere il gioco pubblico, in tutta la sua legalità.

La deriva del fallimento totale del settore ludico è così vicina che gli operatori non sanno veramente più come fare a farlo comprendere a chi il gioco pubblico lo ha inventato, concesso, “imposto” e fatto entrare nella vita dei suoi cittadini. E dal quale, si continua a sottolinearlo, si sono ricevute risorse come nessun altro settore ha mai fatto: ma non è ancora abbastanza per ottenere Giustizia per sé stesso e per le sue imprese: cosa mai dovrà ancora fare il gioco per avere almeno un po’ di rispetto da parte di chi ci governa, da chi (anche se è brutto dirlo) ci guadagna senza farsi troppe remore. Infatti, rispetto è una parola a volte sconosciuta al nostro Esecutivo: persino nei confronti dei suoi cittadini ai quali non riesce a trasmettere sicurezza e tranquillità. Due cose comuni, semplici, ma forse per i comuni mortali: ma per chi ci governa sembrano assolutamente irraggiungibili ed irrealizzabili. Quindi, il gioco cos’altro si potrebbe attendere, se non lo sfruttamento delle sue imprese, considerato che lo Stato non dà fiducia neppure ai suoi cittadini?

Dicembre 4, 2019: •
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