Dobbiamo fare attenzione al gioco d’azzardo illegale

attenzione al gioco azzardo illegale

Non si sa se ciò che si sta per dire sia anche un pensiero del Premier Conte perché senz’altro non è facile entrare nella mente altrui, sopratutto in quella del Presidente del Consiglio che in questo periodo di emergenza sprigiona milioni di idee, di promesse, di piani e cerca anche di essere pragmatico: purtroppo, non è molto realistico ma è difficile esserlo oggi anche se la sua posizione imporrebbe di esserlo se vuole portare avanti i diversi punti del progetto per la rinascita del Sistema Italia. Ma, viste poi le esposizioni dei vari punti e come questi ultimi potrebbero davvero coinvolgere il gioco pubblico, si dovranno fare altre considerazione per vedere se il settore ludico può uscirne rafforzato, migliore e più in linea con i tempi per ritornare ad essere quel gioco che solo sino a tre o quattro anni fa veniva considerato un esempio a livello europeo. Purtroppo dispiace che oggi, anche per colpa del Decreto Dignità e del relativo divieto della pubblicità che comprende, non venga più ritenuto tale a livello internazionale: però, forse, qualche considerazione positiva esce ugualmente dai progetti futuri per la rinascita del Sistema Italia.

L’unica cosa che pare particolarmente strana e il fatto che l’Esecutivo attuale che è così attento alla comunicazione ed a quello che emerge dai social network non si sia accorto che in quelle stesse pagine virtuali vi siano installati migliaia di giochi illeciti, non quindi casino italiani legali, e che forse per questo bisognava prendere una posizione più ferma per ciò che riguarda il gioco pubblico, tutelarlo maggiormente perché rappresenta la legalità ed anche perché con la sua presenza lecita impedisce all’illegalità di riagguantare un mercato che deve essere di assoluta pertinenza degli operatori legali che hanno le autorizzazioni per proporre il gioco pubblico sul territorio. Invece, l’Esecutivo Giallo-Rosso che tanto credito dà ai social non si è voluto accorgere di quello che si sta creando nei vari territori: in pratica, la criminalità organizzata che gestisce il gioco illegale sta soppiantando il gioco pubblico ancora incerto nella sua riapertura, seppur “concessa” dallo Stato centrale. E quando riapriranno, cioè quando i vari Governatori lo concederanno, che mercato troveranno?

E, sopratutto, che spese dovranno affrontare per uniformarsi ai protocolli? Spese richieste ovviamente solo alle imprese legali perché quelle che non lo sono, e che sono state inopinatamente aperte durante tutto il lockdown, non hanno di certo “linee guida” per tutelare la salute del nuovo popolo di giocatori! Ciò segue costantemente il principio della discriminazione che viene applicato nei confronti del gioco pubblico quasi a favorire quella parte di gioco illegale che riesce a sgusciare tra le maglie delle Forze dell’Ordine che sono sotto pressione per le tante operazioni di controllo che devono portare a termine. Sicuramente, però, tutto questo negli innumerevoli punti del Premier relativi alla rinascita del Sistema Italia non c’è traccia: si parla di punti di svariato interesse in modo approfondito ed estremamente interessante. Ma nuovamente, in modo diretto, del mondo del gioco pubblico non c’è traccia. Non vi è dubbio, in ogni caso, che i progetti che il Premier sta presentando agli stati generali dell’economia siano ben congegnati, ma sembrano “parlare” più che al nostro Sistema Italia, quasi esclusivamente all’Europa.

Europa dalla quale il nostro Paese dipenderà per i prossimi “sostegni” che, dichiaratamente, saranno rapportati al realismo ed alla pragmaticità degli stessi progetti che si vorranno mettere in campo per risollevare la nostra industria e tutta l’Italia. Bruxelles sarà estremamente vigile sull’operato dei vari Paesi e, forse, particolarmente attenta al nostro che deve dimostrare come e dove andrà a fare gli investimenti. Di certo la parte più difficile non sarà quella di “progettare sulla carta”, ma quella di metterli poi in pratica affinché non rimangano a livello di piani per il risorgere della nostra economia ma solo nell’immaginario del progettista e che non si tramutino in realtà. Non devono rimanere sogni, ma sono progetti che devono diventare operativi: ma per far ripartire davvero il Paese si dovrebbero eliminare le vecchie diverse criticità.

Criticità che si porta dietro da tempo immemorabile e che affliggono la sua crescita e la sua economia. In effetti, da parecchio il Paese è fermo, non riesce a progredire e per questo si dovrebbe ripartire risanando le vecchie fondamenta che altrimenti non reggerebbero la “nuova costruzione economica nazionale”: tra queste precarietà è indubbio che si collochi anche la “ristrutturazione” del gioco pubblico, pur non essendo argomento di primaria importanza. Ma questo settore avrebbe veramente necessità di un intervento urgente che il Governo dovrebbe affrontare invece che “girare sempre la testa da un’altra parte” quando si parla di gioco pubblico e di scommesse sportive. Ma non si può ripartire con una nuova economia se si comincia già a scegliere di non intervenire su determinati settori, che vengono considerati “scomodi per l’Esecutivo” ed intervenire solo su altri per ben apparire agli occhi di una certa parte di opinione pubblica, dimenticandosi di imprese legali, con concessioni governative e che rappresentano inequivocabilmente la legalità sul territorio.

Ma delle quali, purtroppo, ci si dimentica troppo spesso, e pure volentieri, per non entrare in conflitto con i benpensanti che nutrono per il gioco pubblico un’antica ed assurda acredine. Oggi, con il settore ludico legale in crisi totale e con l’illegalità che si sta insinuando paurosamente al suo posto, lo Stato sta rischiando troppo, sia per il territorio che per i cittadini che con questo avanzamento della criminalità organizzata non possono sentirsi al sicuro. Questo rischio non può essere accettato dall’Esecutivo insieme al resto dell’italica situazione economica che è al collasso conclamato. Ma se si “vuole cogliere l’attimo” per il gioco pubblico prima bisogna riorganizzare l’intero settore e mettere in cantiere il riordino nazionale: innanzitutto bisognerebbe che l’Esecutivo, una volta per tutte, abbandoni ogni discriminazione nei confronti delle imprese e dei lavoratori di questa filiera. Solo quando tutti i settori realisticamente e pragmaticamente saranno uguali si potrà davvero pensare e studiare il rilancio della nostra economia che dovrebbe passare anche attraverso la sostenibilità del settore del gioco pubblico.

Giugno 27, 2020: •
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