Divieto di pubblicità al Gioco: Ancora non esistono istruzioni

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Era del tutto evidente che il provvedimento di divieto della pubblicità ai giochi ed alle scommesse avrebbe fatto ancora (e tanto) discutere: in effetti, ciò sta succedendo poiché le norme contenute nel Decreto Dignità, e che riguardano il gioco, non erano (e non sono) sufficientemente chiare tanto che si è dovuto attendere il “responso-parere” dell’AGCOM per avere qualche chiarezza ulteriore, qualche spiegazione dettagliata sull’applicazione delle norme in modo che le imprese di gioco, con i suoi operatori, finalmente “conoscano come si dovranno comportare e, sopratutto, dove andranno a finire”. Si sa che il Decreto Dignità non avrà un risvolto “piacevole” sulle attività commerciali ludiche, né per quelle terrestri e tanto meno per quelle online che, probabilmente, saranno quelle più “colpite” da questo inatteso Decreto che ha sbalordito tutti al momento della sua emissione. In suo “atterramento sul mercato dei giochi” porterà ulteriori “disguidi”, ritardi nei bandi, ancor meno chiarezza e “difficoltà di vita commerciale”: cose che non faranno certamente stare bene l’intero comparto!

Ma questa è la situazione. Per fare una sorta di “punto di partenza chiarificatore” della situazione, anche riferendosi ai siti di casino in italia, si può cominciare parlando del segmento delle scommesse: al momento, nonostante il primo “responso” contenuto nelle Linee Guida dell’AGCOM, l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, che ha espresso il proprio parere (quasi negativo) sul divieto totale di pubblicità imposto dal Decreto Dignità, il mondo dei giochi ne sta aspettando comunque un altro (responso) integrativo con il fine che venga esposto meglio ed in modo più dettagliato e preciso il proprio pensiero: con più chiarezza e (forse) con più certezze. Nel frattempo, si stanno anche aspettando le prime applicazioni del decreto e delle stesse Linee Guida. Un argomento importante, poi, con il quale le imprese si dovranno confrontare è indubbiamente il bando di gara “che è fermo al palo”, nonostante si continui a lavorare seppur in presenza del proliferare dei punti di vendita e ricarica e pure se lo stesso comparto continui a “macinare ottimi numeri” pur operando tra difficoltà immense che sono in essere, e senza considerare quelle che poi arriveranno.

Ancora oggi, in ogni caso, vere e proprie “istruzioni per l’uso” relativamente al divieto non ci sono, anzi non ci possono essere poiché le Linee Guida non sono state sufficientemente chiare “sull’uso dello stesso divieto della pubblicità”: appunto per questo, in effetti, si stanno aspettando maggiori delucidazioni. Quello che sembrerebbe chiaro, se così si può dire, è che la norma è alquanto contraddittoria ed il divieto totale è assolutamente inapplicabile: quindi, lo stesso provvedimento ha reso ancor più evidenti le contraddizioni che già esistono nelle norme vigenti e non ha fatto assolutamente luce sulla tematica. Forse, ci voleva un impegno ed un sforzo maggiore visto che ciò che è contenuto nel Decreto Dignità, come già sottolineato più volte, non è per nulla chiaro. Per continuare, però, sulle “conseguenze” del Decreto Dignità bisogna prima segnalare che il gioco, tutto compreso nessun segmento escluso, come si sa deve lottare con le decisioni di alcuni Tribunali Amministrativi sulla negazione del diritto all’esercizio del gioco confortate, oltre tutto, da principi dettati da alcune posizioni politiche.

Onestamente, si potrebbe anche dire che più del divieto della pubblicità contenuto nel Decreto Dignità il mondo dei giochi deve temere maggiormente quello che già esiste come normativa: non ci si deve dimenticare che addirittura un Tar ha valutato le distanze delle agenzie di gioco dai cosiddetti luoghi sensibili in linea d’aria e non più come percorso pedestre e proprio per questo si deve parlare di negazione di diritto a fare impresa nel settore legale… altro che Decreto Dignità. Ma, in realtà, bisognerebbe riflettere su di una cosa: con la normativa esistente a livello regionale e locale è come se lo Stato autorizzasse “a guidare, ma con le mani legate dietro la schiena”: il problema rimane proprio questo ed allora forse meglio vietare del tutto il gioco d’azzardo e non autorizzarne la raccolta. Almeno questo significherebbe coerenza cosa che per il gioco non staziona certamente dalla parte del Regolatore. Altro tema è quello delle insegne delle agenzie e dei divieti: ci sarà il rischio, in realtà, che si finisca come al solito tra avvocati e Tribunali. Il che significa spese legali per tutti: cittadini, imprenditori ed anche per lo Stato e, di conseguenza, anche per questo decreto così tanto invocato da una parte dello schieramento dell’Esecutivo ci si troverà dunque alle solite. Spese indiscriminate per tutti, ma con pochi risultati se non dispendio di tempo.

Poi, a conclusione, all’appello delle cose da valutare vi sono senza dubbio i bandi di gara che erano attesi ben dal 2016 e con i quali ci si trova ancora oggi “fermi al palo”. Le imprese sarebbero anche pronte da mesi, ma non si può proseguire perché si è in attesa del benedetto riordino del settore dei giochi, inserito come priorità proprio nel Decreto Dignità, ma di cui non vi è alcuna traccia. Se non fosse una situazione tragica ci sarebbe da ridere! Nel frattempo, il settore prosegue anche tramite i punti di vendita e ricarica: è un prodotto che esiste e sopratutto cresce in conseguenza della latitanza del bando di gara che tarda ad arrivare e, nel frattempo, vengono appunto consentiti questi punti che crescono insieme anche ai centri di trasmissione dati. Per quello che riguarda i Pvr, quindi, tutto prosegue in una sorta di limbo: un problema collegato potrebbe essere quello della concorrenza con altri prodotti di betting. Ma, ormai, quasi tutti i bookmaker hanno creato Pvr e sono rimasti veramente pochi quelli “puri” che si attengono alla storica distinzione tra agenzia e “corner di gioco”: ma oggi chi sta a guardare “queste sottigliezze” nel gioco?


Ci Mettiamo la Faccia

Giornalista Vanessa Maggi

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Pubblicazione: 22 Giugno 2019 ore 12:00
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