Distanziometro: Nelle Marche stà diventando un’incubo

distanziometro nella regione marche sembra diventato un vero incubo

Non c’è ombra di dubbio che i termini distanziometro, luoghi sensibili, contrasto al gioco problematico ed ai nuovi casino ricorrono troppo spesso sopratutto ultimamente: e cioè da quando si continua a parlare, e purtroppo soltanto a parlare e non si prosegue nel fare, dell’ormai famigerato riordino nazionale dell’intero settore dei giochi. Strumento indispensabile e dichiarato da tutti unico mezzo per risolvere la “Questione Territoriale” derivante appunto dall’applicazione del distanziometro. La prossima scadenza del 20 novembre per le attività commerciali nella Regione Marche sta diventando un vero e proprio incubo poiché in quella data, se non accade come si spera qualcosa di eclatante, verrà messa in atto una Legge del 2017, rinviata nel 2019 e successivamente spostata al 2021 che rende di fatto il territorio marchigiano “inagibile” al gioco d’azzardo legale. E questo perché proprio il distanziometro inibisce alle apparecchiature di gioco che non siano a 500 metri da un lungo elenco di luoghi sensibile di restare “accese”.

E ciò succede per circa il 98% di quella realtà territoriale: cosa che, evidentemente, rende il gioco legale “invisibile” e lascia lo stesso territorio a disposizione di quello che legale sicuramente non è, e che di conseguenza si troverà ad “impadronirsi” di quelli spazi, come accaduto recentemente con le varie chiusure imposte al gioco durante il periodo di emergenza pandemica. Ma, forse, la situazione marchigiana non preoccupa più di tanto poiché la data di scadenza del 20 novembre si avvicina a grandi passi e nulla è stato fatto per spostare ancora una volta questo termine disastroso per il gioco. Sembra quasi che si ripeta sui territori ciò che accade a livello nazionale con l’intervento sul riordino nazionale: se ne parla tanto, ma non si concretizza nulla. Ed a questo punto serve ricordare che l’applicazione dei distanziometri, introdotti nel “lontano” 2011 e creati per espellere il gioco d’azzardo dal territorio perché ritenuto un fenomeno “troppo pericoloso” per la popolazione, con il decorso degli anni è stata “spostata”.

A tal punto che ciò ha portato addirittura le Amministrazioni Regionali che ne avevano “studiato” la messa a punto, a fare dei passi indietro “per rimangiarsi” ciò che avevano deciso allora e che stava diventando veramente inapplicabile, inopportuno, controproducente. Proprio lo stesso destino che investe il riordino nazionale, la cui idea è nata per risolvere la Questione Territoriale, che si sta trascinando almeno dal 2017, e che ancora oggi anche se è stato promesso una serie infinita di volte proprio dalle stesse Istituzioni, non riesce a vedere la luce. Vuoi perché manca la volontà di farlo, vuoi perché forse i vari Esecutivi avevano paura di intervenire per “dare fastidio a qualcuno”, vuoi perché da sempre il gioco, ed anche le scommesse sportive, è considerato un settore “delicato e senza dubbio scomodo” per chi deve prendere delle decisioni che possono risultare “impopolari”. E proprio per quest’ultimo sentimento si pensava che l’attuale Governo Draghi, per la sua forza di presentare provvedimenti “non facili”, fosse il team giusto per arrivare a questo benedetto riordino nazionale dell’intero settore.

Ma al momento, purtroppo, non è così! E visto come stanno le cose, gli Enti Locali almeno in quei territori dove si sono di fatto resi conto che tali distanziometri non sono più applicabili, potrebbero mettere in campo misure di contrasto al disturbo da gioco d’azzardo che non può essere risolto sicuramente dai cosiddetti distanziometri come da tanti pareri espressi da esperti della materia del gioco e della dipendenza. Questi mezzi, che sembravano così efficaci al momento “della loro creazione”, si sono dimostrati “nulli” nei risultati raggiunti per contrastare il gioco problematico ed il poker: invece servirebbe mettere in campo una serie di politiche attive che siano vicine alle persone che possono essere a rischio di gioco problematico. Rischi che chiaramente non possono essere risolti dal distanziometro che non farebbe altro che chiudere un’attività commerciale esistente e legale per lasciare il territorio scoperto della legalità e territorio che verrebbe consegnato al gioco illegale, mentre il giocatore continuerebbe a giocare “altrove” e sicuramente non più con il gioco pubblico.

E senza dimenticare che togliere di mezzo la legalità non è sicuramente una strada da percorrere e, quindi, neppure applicare questo distanziometro è la soluzione per contrastare il gioco problematico. Qui si ritorna forzatamente al riordino nazionale che metterebbe “tutto a posto” e consentirebbe oltre tutto di emettere i famosi bandi di gara per l’assegnazione delle nuove concessioni di gioco che altrimenti subirebbero nuovi rinvii (che ormai non si contano più) e bloccherebbero il mercato proprio nel momento della ripartenza. Ma oggi, realisticamente, chi vuole investire nel business del gioco, ed anche nel mondo del bingo online, che ha così “tanti lati oscuri” da bypassare? Un operatore anche se crede in questo settore si trova la strada sbarrata da tante difficoltà insormontabili che non lo metterebbero in condizione di “sfruttare” la concessione acquistata e, quindi, di avere un percorso commerciale da considerarsi “normale”. Anche se il termine normale abbinato al gioco sta diventando un aggettivo improponibile, purtroppo.

Effettivamente, di normale nel gioco oggi non c’è nulla: rimane solo la speranza che qualcosa si muova davvero se non si vuole vedere sparire l’intero mondo dei giochi, le sue imprese ed i suoi lavoratori. Nel frattempo, però, si dovrebbe pensare almeno a quello che succede specificatamente nella Regione Marche ed a questa legge che diventerà effettiva come già detto il prossimo 20 novembre: è concepibile che tutta l’industria marchigiana del gioco sia in subbuglio. Tante imprese sono destinate a cambiare “residenza” ove sarà possibile però, visto e considerato che nelle varie città per il 98% circa non esiste attualmente possibilità di tenere aperta un’attività di gioco o slot machine. Il restante territorio disponibile è chiaramente poco e quello che risulta “gestibile” è in zone non propriamente commerciali: quindi, spostarsi magari da un punto centrale per trasferire un’attività in periferia non risulta una buona idea. E senza dimenticare che tante attività sono state costruite negli anni, con fatica e decidere di trasferirsi altrove non può essere certamente “redditizio” né funzionale. Quindi, cosa ci si può aspettare?

Data Pubblicazione: 24 Novembre 2021 ore 11:07

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