Si riaprono gli stadi ma del gioco d’azzardo non si sà nulla

stadi aperti ma gioco azzardo ancora non si sa nulla

“Ci piacerebbe davvero” trovare un termine più pesante di “delusione” che possa però rappresentare la grande amarezza con la quale tutta l’industria del gioco deve guardare al programma delle aperture dopo il 26 aprile, in modo graduale, seppur con restrizioni, seppur con rispetto delle decisioni assunte dalla nuova squadra di Governo. Non si può evitare di constatare che il gioco è rimasto inspiegabilmente “all’asciutto” e rigorosamente chiuso: niente riabbraccio al nuovo popolo di giocatori che dopo tanti mesi di obbligata astensione dall’uso del gioco terrestre che dovrà attendere ancora per riaprire i battenti e riproporre sia i nuovi prodotti studiati in questi lunghissimi mesi di imposta chiusura, che la nuova veste dei propri punti che dovrà conformarsi rigorosamente a quanto prefissato dai protocolli. Ma anche se tutto è pronto da tempo, e pure se si applica il “rischio calcolato” per tante categoria, non si pensa di applicarlo anche al gioco sul quale non viene espressa alcuna parola. Mentre, invece, si parla ed anche tanto di un altro “giuoco” il calcio, che in questi ultimi giorni tiene senz’altro banco con il lancio della Superlega fallita miseramente.

Si parla del progetto di aprire gli stadi con numero alquanto limitato di tifosi condizionato, come tutte le altre attività, dalla curva epidemiologica: però, almeno di questa apertura se ne parla anche se farà senz’altro discutere. Mentre delle sale da gioco, non quindi i casino online autorizzati legali, dove possono entrare soltanto pochissimi clienti per volta, dove il distanziamento è sotto controllo come le mascherine, dove vengono ben disposti, distanziati e sanificati ad ogni uso gli apparecchi da intrattenimento, così uniformandosi ai protocolli imposti dalle istituzioni, proprio non se ne parla. Quindi, sport e nello specifico calcio aperto al pubblico, ma limitatamente, e sale giochi chiuse senza possibilità di alternativa, qualsiasi essa possa essere definita sia negli orari che nell’accoglienza. “Ci pare” un atteggiamento decisionale assolutamente incomprensibile anche perché si dovrebbe valutare la piccola peculiarità del gioco pubblico: difende il prodotto di gioco legale da quello che non lo è e porterebbe risorse alle casse erariali.

Necessità quasi irrinunciabile, special modo durante la pandemìa che ha decimato anche gli introiti dello Stato per causa di forza maggiore. Ma neppure queste importanti riflessioni utili per la ripartenza dell’economia settoriale, ma anche indirettamente del Paese, hanno smosso il Premier dall’aprire il gioco d’azzardo calcolandone i rischi: semplicemente nessuna previsione, nessuna parola neppure per “giustificare” questa carenza nel programma, che sia voluta o meno. Invece, sempre nell’illustrazione di questa riapertura, gli stabilimenti balneari e le piscine dovrebbero organizzarsi per la riapertura verso il 15 maggio, affrontando così la stagione estiva con un minimo di serenità per quanto riguarda un minimo recupero economico. Il gioco pubblico, invece, dovrebbe proseguire come ha fatto durante tutta l’emergenza a sostenersi da sé, con le proprie risorse che a parere dello stesso settore sono ridottissime quando addirittura non esaurite perché il periodo di lockdown imposto al gioco risale dall’ottobre scorso ed i mesi sono tanti.

Mesi nei quali quasi tutte le attività, salvo qualche caso veramente sporadico, ha dovuto fronteggiare tutte le spese aziendali che puntualmente si ripresentano alle scadenze e che si devono onorare per non avere guai peggiori. Ormai, anche i muri sanno che il settore ludico non ha quasi mai potuto usufruire di qualsiasi aiuto sia stato pensato dai due Esecutivi che si sono recentemente susseguiti ed a volte le attività di gioco non sono state raggiunte neppure dalla cassa integrazione o da qualche altra “diavoleria economica” che l’Esecutivo Giallo-Rosso aveva pensato di mettere a disposizione a volte in modo così contorto e complicato che era veramente difficile riuscire ad usufruirne. Ma se si pensa di calcolare il rischio nel riaprire stadi, palestre e piscine, e quindi ambienti ad alto rischio, perché non si è valutato di riaprire le sale giochi o le sale scommesse dove sicuramente non si può parlare di assembramenti? Ma non è stato fatto e questo è più di una delusione per tutta l’industria del gioco.

Si rasenta davvero la discriminazione applicata in un momento storico dove non dovrebbe proprio esistere perché il settore ludico “si sta sciogliendo come neve al sole” e con lo “scioglimento delle imprese” dopo si concretizzeranno forzatamente i licenziamenti dei lavoratori che si andranno ad aggiungere alla marea di persone che proprio a causa della pandemìa, delle ristrettezze economiche ed anche dei tanti errori che sono stati fatti per le varie risorse, o sostegni, o ristori che dir si voglia, si stanno trovando in difficoltà in mezzo ad una strada senza speranza di trovare un nuovo lavoro. Impresa che oggi rasenta veramente l’impossibile. In effetti, l’emergenza economica è pressante ed il numero di aziende in difficoltà è talmente elevato che pensare di sostenerle tutte, pur ricorrendo a tutti gli introiti che si possono gestire in questo momento, non risulta agevole, anzi. Ora bisogna assistere alla previsione di apertura degli stadi, delle piscine e delle palestre ma anche delle fiere internazionali, queste ultime dal 15 giugno.

Quindi, diventa quasi normale che il mondo dei giochi pensi di poter riaprire le sue attività soltanto verso i primi di luglio quando molto probabilmente riapriranno le terme e, finalmente anche i parchi tematici grande intrattenimento per i più piccoli e non solo. Ma il 1° luglio non è data vicina, mancano due mesi e mezzo: nel frattempo le imprese ludiche dovranno sopravvivere in qualche modo, a meno che il Governo non offra un sostegno proporzionato alle perdite e riesca così a mantenere in vita tutte le attività di gioco riflettendo sul fatto, importantissimo, che rappresentano proprio lo Stato e la legalità. “Ci piace” sottolineare spesso e con forza questo impegno sociale delle attività ludiche e del bingo poiché si ritiene che essere “Riserve di Stato” è una peculiarità di estremo rispetto ed importanza. Non può essere che oggi, pandemìa o meno, essere un concessionario di Stato non conti proprio più nulla. Diversamente, delusione ad amarezza andrebbero ad occupare quel vuoto mentale che tutto il mondo dei giochi sta vivendo da parecchio tempo: giusto o sbagliato che sia purtroppo rappresenta la realtà.

Data Pubblicazione: 7 Maggio 2021 ore 18:00

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