Di Maio rifiuta il confronto con il mondo del Gioco

confronto tra mondo del gioco e governo italiano

Onestamente, il gioco pubblico comprensivo anche dei siti di casino online, ha fatto di tutto per riuscire a “strappare” al vice premier penta-stellato Di Maio un incontro nel quale riuscire ad esporre la situazione attuale del settore ludico, quello che lo stesso sta passando e le prospettive che si rappresentano alla filiera: ma “tale” interlocutore non dà segno alcuno di voler conoscere “di persona” le esigenze del mondo dei giochi. Forse, vuole rimanere aggrappato a quello che pensa sia il gioco pubblico ed al suo guadagno, ma non a quello che certamente rispecchia la realtà. Forse, ancora, ha paura delle risposte, oppure non ha voglia di rendersi conto che le imprese che compongono il settore ludico non sono così tremende ed immorali come lo stesso politico ritiene e che, invece, sono portatrici di positività nel sociale, particolarmente per quello che riguarda l’occupazione. E ciò sino a quando riusciranno “a vivere commercialmente” su un territorio dal quale le norme vigenti attualmente lo vorrebbero estromettere… e quasi vi stanno riuscendo.

Infatti, è spiacevole veder constatare che l’incontro avvenuto casualmente con il Ministro Di Maio il 20 febbraio scorso durante la manifestazione nazionale promossa da Sapar in Piazza Montecitorio, non è stato prodromo di alcun risultato, anzi ne è forse disceso l’ulteriore ed ennesimo “voltafaccia” da parte del leader del Movimento Cinque Stelle che aveva assicurato la disponibilità ad incontrare i rappresentanti del mondo dei giochi. In quella manifestazione, che ha ottenuto un ottimo risultato di presenze, si voleva portare all’attenzione dell’Esecutivo Giallo-Verde le problematiche di migliaia di piccole e medie imprese di gioco che con gli ultimi provvedimenti governativi rischiano di scomparire. Però, a quella promessa di incontro “strappata” al Ministro Di Maio in modo alquanto fugace dal Presidente Nazionale di Sapar non è stata data ad oggi alcuna risposta: si comincia veramente a pensare che “non accennare alla benché minima apertura” quando si parla del mondo dei giochi sia proprio “pensato e voluto” dall’Esecutivo.

Si dà solo seguito a Decreti e provvedimenti che al settore ludico sono sempre “negativi”, sia per il suo vivere sia per la sua “economia”. Però, almeno, si vorrebbe sapere, come mai il vice premier penta-stellato ha pensato di rivolgersi proprio al gioco quando ha necessità di “sane risorse” per portare a termine qualche iniziativa governativa come il Reddito di Cittadinanza oppure Quota 100: a quel punto il gioco non è più immorale? Però, la mancata risposta per un incontro è veramente incomprensibile, oltretutto da parte del Ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico, considerando che la situazione sviluppata dal settore del gioco “è portatrice” di dati rilevanti proprio a livello occupazionale. Ma Di Maio ci ha abituato alla sua “insofferenza” al gioco d’azzardo salvo quando gli “serve per motivi di Stato”. Ed è di fronte a questo “silente rifiuto” da parte dell’Esecutivo che il settore del gioco lecito chiedeva un incontro chiarificatore urgente a mezzo di Sapar, l’associazione nazionale che riunisce gestori ed aziende di costruzione e produzione di apparecchiature di gioco.

Sostanzialmente, per avviare un percorso “condiviso” verso un tavolo tecnico con tutte le organizzazioni di categoria per affrontare la problematica che coinvolge più di 150mila lavoratori con l’obbiettivo di raggiungere una riforma nazionale con misure, però, eque e sopratutto sostenibili. Non è che si richieda un sacrificio immenso per l’Esecutivo: solo essere ascoltati per dare seguito a ciò che lo stesso Esecutivo aveva promesso con l’emissione del Decreto Dignità (la riforma del gioco e delle scommesse sullo sport), mai avviata, almeno per il momento. É chiaro che a questo ulteriore “silenzio” Sapar darà seguito impegnandosi per tutelare tutti i suoi associati. Un’altra associazione piuttosto “accanita” nei confronti dell’Esecutivo, ma particolarmente del Movimento Cinque Stelle, è ACAI che richiama prima di tutto il Ministro Di Maio agli impegni presi, ma che nel contempo sottolinea che con i vari ultimi provvedimenti fiscali non si è andati certamente a tassare le lobby, come spesso “piace dichiarare ai Cinque Stelle”, ma si è scaricata questa tassazione sulle Awp con lo scopo di impoverire sempre di più la figura del singolo gestore.

L’Esecutivo Giallo-Verde, proprio per questi ultimi provvedimenti, deve ritenersi responsabile sia della mancanza di tutela nei confronti dei giocatori che della chiusura di molte aziende di gestione: pur essendo a conoscenza che necessiterebbe un “contratto di filiera” lo stesso Governo centrale non si sta apprestando a questa precisa riforma, mentre si era reso pubblicamente disponibile ad incontrare i rappresentanti del settore ludico per conoscerne le esigenze: tutte parole e tutto non seguito in modo assoluto dai fatti. In modo provocatorio, quindi, il Presidente di ACAI lancia il nuovo slogan del M5S: “Quello che diciamo non lo facciamo” (almeno per quello che riguarda il mondo dei giochi) ed a questo punto ci si può solo rendere conto che il rifiuto che si continua a porre nei confronti di tutta la filiera del gioco, nessun comparto escluso, sembra assolutamente progettato e voluto dall’attuale Governo Giallo-Verde. Probabilmente, tale comportamento è la base per arrivare a “spazzare via dal territorio italiano il gioco d’azzardo perché è immorale”.

Concetto tante volte pronunciato proprio dal vice premier penta-stellato Luigi Di Maio che in campagna elettorale, ed anche successivamente, ha proseguito nel confermare assai spesso in tante occasioni durante le varie interviste alle quali risponde. Purtroppo, infine, l’ultima manifestazione che si è tenuta lo scorso 7 marzo davanti al Ministero dello Sviluppo Economico, apparentemente, non ha avuto alcun seguito “reale”: e per questo “risultato” il gioco è pronto a ripresentarsi ancora più forte di prima per continuare “ad urlare” le proprie esigenze. Ciò che è cosa certa è che l’Esecutivo, forse, dovrebbe vergognarsi un poco visto che non disdegna “di parlare gioco quando ne ha necessità statali”: come dovrebbe anche sapere che i cittadini non sono stupidi e che come i voti hanno fatto salire i consensi ad una percentuale alta, si fa anche presto a fargli cambiare rotta… il Movimento dovrebbe forse riflettere su questo.

Marzo 18, 2019: •
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