Coronavirus: Si instaura l’accoppiata gioco online e fisico

coronavirus gioco e fisico

Da un paio d’anni, cioè dall’emissione del Decreto Dignità con il suo contenuto per eccellenza, il divieto della pubblicità ai giochi ed alle scommesse, si è continuato a sottolineare che tale provvedimento, studiato ed ottenuto con una velocità supersonica, ha creato enorme scompiglio nel mondo dei giochi. Sicuramente, aveva suscitato sgomento anche nei Regolatori esteri che mai e poi mai avrebbero preso in considerazione questo divieto così assolutistico in un settore come quello dei giochi dove la pubblicità regnava sovrana e che nel nostro Paese non avrebbe più potuto farlo. In modo particolare, ne venivano svantaggiate le nuove imprese online che non avevano la possibilità di farsi conoscere al momento del loro ingresso nel mondo del gioco online, né tanto meno far conoscere i propri prodotti, i bonus e tutto ciò che avrebbe potuto incentivare l’interesse verso una piattaforma anziché di un’altra. Al momento dell’emissione di quel decreto è comparsa la disperazione (commerciale) di tantissimi imprenditori online che avevano acquistato i diritti per poter agire legalmente, proponendo i propri nuovissimi e tecnologici giochi.

Ma quello era il momento del Decreto Dignità e del suo divieto della pubblicità e tutti gli addetti ai lavori, borbottando o meno, hanno dovuto adeguarsi, certamente non con entusiasmo! Ma considerato che alla “disgrazia” non c’è mai fine, ecco arrivare anche lo tzunami Coronavirus che si è abbattuto sul nostro Paese con forza inaudita, facendo chiudere i battenti a tutte le imprese, comprese ovviamente quelle del gioco e di siti casino, e lasciando aperto (fortunatamente) il gioco online che così si è preso la propria rivincita, salendo nel gradimento dei cittadini che, orfani del gioco fisico, e considerato che, purtroppo, erano costretti alla “detenzione casalinga”, si sono rivolti per trascorrere qualche ora di spensieratezza ai giochi online di ogni tipo. Così con la sua la rivincita è arrivato per il gioco online il suo “bel momento commerciale” che sta anche facendo riflettere gli operatori di settore su scelte future da perseguire e su come affrontare la famosa “fase 3”, nella quale dovrebbero essere ricomprese le attività fisiche di gioco.

Infatti, proprio il comportamento dei giocatori costretti ai “domiciliari” sta facendo riflettere gli operatori del gioco: si trovano davanti sicuramente ad un fenomeno forzato e la scelta del gioco online da parte di persone che magari prediligono il gioco fisico è da attribuire ovviamente all’impossibilità di raggiungerlo praticamente, visti il divieti di uscita e la chiusura degli esercizi terrestri. Impossibilità che coinvolge anche le scommesse che sono sospese non per volere degli operatori ma per mancanza dei campionati con la conseguente “impennata in discesa” degli introiti di quel segmento. Una grande confusione nel mondo del gioco e nella mente dei suoi addetti che devono diversificare il proprio lavoro se non vogliono chiudere le proprie attività: devono rientrare nel “dinamismo commerciale” che sta frequentando alla grande questo momento dove tante attività si “convertono” ad altre destinazioni commerciali od industriali per “non morire” (commercialmente). Si deve anche considerare che oggi non sarà facile prendere decisioni commerciali in un periodo dove il mercato e l’economia nazionale sono assolutamente bloccati e dove la riapertura viene rappresentata come “tragica” ed anche a ragione.

Oltre tutto, come ci racconta la cronaca degli ultimi giorni, la capacità dell’attuale Governo di fronteggiare veramente l’emergenza non si è dimostrata tale: tante promesse, ma nulla in pratica di fatto. Le risorse non arrivano ai destinatari, come pure la cassa integrazione: è evidente che gli imprenditori siano disorientati e che non tutti potranno farcela a riaprire con le proprie forze, tenendo conto il pagamento degli stipendi e delle tasse relative alla conduzione aziendale che sono alquanto “corpose”. Ecco perché non sarà facile prendere decisioni sulla diversificazione del modello di affari: ma saranno variazioni od ampliamenti indispensabili come quelli che dovranno essere presi dal gioco, ove le imprese che trattano solo il fisico dovranno “accoppiarsi” all’online che in questo momento può servire da strumento trainante, in caso contrario… sarà la fine. Ma non sarà tutto rose e fiori: né studiare una strada alternativa, né tanto meno metterla in pratica.

Manca la liquidità che è indispensabile per iniziare una nuova forma commerciale, considerando che lo Stato, che pure dovrebbe “garantire le imprese”, non sembra in grado praticamente di farlo, anche a causa della solita burocrazia che, purtroppo, fa parte integrante della nostra società e che non la lascia neppure in questa devastante e lunga emergenza. Ma la scelta di ampliare il modello di business del gioco fisico, compreso il poker, verso quello online appare l’unica strada per consentire a queste imprese di continuare a fare il proprio lavoro: fisico ed online rappresentano una simbiosi vincente e, quindi, diventa fondamentale poter prendere queste decisioni. Sicuramente, se lo Stato fosse di supporto economico, invece che complicare le cose con migliaia di documenti da compilare, come si è visto recentemente per quelle aziende che si sono convertite industrialmente alla fabbricazione delle mascherine: ci sarebbe da ridere se non fossero in gioco strutture aziendali di vecchia data, dipendenti che resteranno senza lavoro se questa benedetta burocrazia non si allontanerà dal nostro vivere quotidiano.

Sembrerebbe una cosa veramente impossibile per la nostra società, anche se gli altri Paesi ci hanno dimostrato largamente, ed anche insegnato, che l’emergenza sveltisce qualsiasi intoppo. Forse in altre realtà, evidentemente. Non nel nostro Paese dove all’apparenza l’Amministrazione Pubblica ci prende gusto a complicare la vita, già abbastanza in “pericolo”, delle imprese: in questo si applica negativamente ma ugualmente nei confronti di tutti i settori, nessuno escluso, quindi anche nei confronti del gioco che in questo caso (negativo) si sente finalmente uguale a tutti gli altri. E questo non è sicuramente un privilegio! Già in attesa della “fase 3” gli addetti ai lavori del gioco devono riflettere attentamente a come si potrà ripresentare il gioco pubblico alla riapertura, devono decidere come allargare il proprio spettro di lavoro, devono preoccuparsi che il segmento online “non sia troppo seguito” e quindi organizzarsi per controllare i giocatori, vecchi e nuovi, come devono trovare le risorse e la liquidità che sono completamente assenti. Sembra esserci veramente tanta carne al fuoco!

Maggio 22, 2020: •
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