Conferenza unificata: Volano per migliorare il gioco d’azzardo odierno

conferenza unificata propdromo per un gioco di adesso migliore

Ma quante sono le cose che ancora oggi “non funzionano” nel gioco pubblico e nei principali casino online? Prima tra tutte l’incongruenza con la quale tutto il settore ludico viene trattato dalle istituzioni e dal loro “fare”, particolarmente da parte del Governo centrale che continua a consentire alle Regioni ed agli Enti Locali di mettere in campo Leggi “capestro” che ancora oggi impediscono alle attività di lavorare diminuendone la presenza sul territorio. E, poi, indubbiamente, la persistente azione di aumentare la tassazione a coloro che malauguratamente gestiscono le apparecchiature da intrattenimento che è il segmento sempre preso di mira maggiormente. Ormai, infatti, non si tiene più conto dei balzelli sulle percentuali della tassazione che si applicano a questo preciso comparto del gioco che deve continuare a soggiacere a tali imposizioni e seguire pedissequamente le “alzate di ingegno” che ogni tanto vengono applicate al mondo dei giochi. E, “senza se e senza ma”, gli addetti ai lavori devono fare fronte a questi aumenti oppure, ancora peggio, addirittura ai cambi del “parco macchinette” per adeguarle ai diversi payout.

Cosa accaduta anche durante la pandemia, e precisamente all’inizio di questo 2021, il che ha rappresentato un ulteriore “tracollo economico” per gli addetti ai lavori che stanno subendo tuttora la totale chiusura delle attività commerciali. E non basta: in pratica, parlando del pre-Coronavirus ma con un occhio rivolto alla riapertura delle attività di gioco, si può attestare che sull’italico territorio si è tentato in tutti i modi di “ridurre” l’offerta del gioco d’azzardo legale. Nel contempo, però, si è continuato ad aumentarne la tassazione che è risultata essere una pesante “mannaia” che si è abbattuta sul settore ludico e che non consente che quest’ultimo continui a rappresentare la legalità del gioco e che lo costringe in alcuni casi a chiudere le attività. E poi la pesantezza economica della pandemìa sta facendo il resto. Tutto questo inevitabilmente porta ad una riflessione: ma se il gioco legale esiste, e per farlo esistere sono una quindicina d’anni che sia lo Stato che gli imprenditori se ne sono “presi cura”, come trovare il giusto equilibrio tra libertà di impresa e salvaguardia dei soggetti fragili?

Quest’ultimo argomento è quello che a volte fa pendere la bilancia sulle negatività del settore e che fa levare gli scudi additandolo come “portatore di derive” e di disgrazie. Ma come si è fatto per altri comparti bisogna mettere in atto strategie migliori di quelle applicate sinora, adeguate ovviamente all’attualità: si deve consentire al gioco pubblico di continuare a rappresentare la legalità sul territorio accontentando la richiesta dei giocatori che lo ricercano cercando di evitare che questi ultimi debbano confrontarsi con l’offerta illegale (l’unica oggi disponibile) poiché racchiude rischi sia a livello economico che per la salute. Oggi è diventato indispensabile regolamentare il settore, anche quello dei casino online con bonus, e si potrebbero trarre “consigli e suggerimenti” dalla famigerata Intesa del 2017 che aveva trovato un accordo tra tutti gli interpreti del gioco di allora. In Conferenza Unificata si era arrivati ad un grande stato di comprensione delle esigenze di tutti e si era davvero più che vicini al famigerato riordino del settore ludico.

Ed oggi, a quattro anni di distanza, si potrebbe senz’altro imparare da quelle linee tracciate allora che seppur si debbano adeguare al cambiamento effettuato dal mondo dei giochi si potrebbero riadattare e ben considerare. Allora si erano considerati gli interessi di tutti: ne emergeva un settore forte, legale, sicuro, equanime e ben distribuito sul territorio. Venivano rispettate le imprese ed i lavoratori, ma venivano anche tutelati i giocatori e le puntate ed alle Regioni ed agli Enti Locali erano stati attribuiti poteri anche troppo “impositori”: forse unica pecca di quell’Intesa poiché le istituzioni da quell’accordo erano riusciti, purtroppo, ad acquisire forza per emettere normative restrittive che in seguito sono state usate indiscriminatamente per osteggiare le attività ludiche. Ma quell’Intesa va senza dubbio presa come spunto per il nuovo riordino nazionale di tutto il settore dei giochi. Cosa che il neo-sottosegretario Claudio Durigon dovrebbe esaminare, studiare ed applicare sottoponendo un nuovo testo che possa finalmente mettere ordine in un settore oggi così disastrato.

Mondo che, però, ha sempre contribuito con le sue risorse a sostenere l’economia del Paese. E se ci sono cose che da quell’Intesa possono essere riportate oggi nella riforma del gioco e delle scommesse ben venga che questa “vecchia esperienza” possa essere usata per un nuovo popolo di giocatori che escono dall’esperienza dell’emergenza pandemica e che hanno comunque voglia di divertirsi… anche azzardando un poco: ma con consapevolezza. Il lavoro di allora, espletato con estrema serietà da Baretta, potrebbe davvero essere un volano per mettere finalmente in campo la ristrutturazione delle regole del gioco. Anche se da questo potrebbe nascere la riduzione dell’offerta che deve essere proporzionata in ogni caso: cosa che si era già cominciato ad effettuare eliminando una buona dose di “macchinette” che non aveva reso felici i gestori, ma programma che era quasi già stato “assorbito” dagli addetti ai lavori. L’obbiettivo è quello della tutela dei giocatori: quindi bisogna mettere in campo norme che impediscano di giocare troppo.

Innanzi tutto ai giocatori problematici, impedendo quei giochi che hanno una tempistica troppo lunga e che quasi “costringono” il giocatore a continuare nelle partite ed a rischiare troppo danaro. Ma anche lo Stato dovrà fare la sua parte: è evidente che cercando di diminuire l’offerta di gioco, come i gratta e vinci, tante aziende “saranno accompagnate all’uscita” e di conseguenza nascerà il problema dell’occupazione, ma anche quello delle minor risorse per le casse erariali che dovranno dimenticarsi degli introiti che il gioco pubblico ha procurato sinora. Ognuno dovrà fare il suo e sopratutto lo Stato dovrà invertire la tendenza con la quale abbiamo aperto queste righe: basta diminuzione dell’offerta di gioco e aumento paradossale della tassazione. È una cosa che non può più funzionare particolarente dopo la chiusura dall’ottobre scorso di tutte le attività di gioco che ha azzerato quasi tutte le riserve economiche possibili… ed anche di più.


Ci Mettiamo la Faccia

Giornalista Vanessa Maggi

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Pubblicazione: 22 Maggio 2021 ore 18:00
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