Cina: La via della seta passa anche dal gioco

accordo italia cina passa anche per il gioco

Chi ha qualche anno di troppo per ricorrere al divertimento con i video game e quindi si è buttato a giocare nei casino online, non può assolutamente disconoscere di avere visto qualche volta “Winnie The Pooh”, simpaticissimo orsetto giallo della Disney: ma nonostante la sua apparente innocenza, la sua dolcezza e l’immagine tenerissima che trasmette, in Cina è stato bannato da Pubg, World of Warcraft e Arena of Valor! No, attenzione non si tratta di un giocatore che ha infranto qualche regolamento, ma proprio di quell’immagine disneyana che ha intrattenuto tanti bambini e che tanto ancora piace: è stato dichiarato colpevole di essere troppo spesso nominato in rete per dileggiare il Presidente Cinese, Xi Jinping e questo non può naturalmente essere consentito né tollerato. Senza dimenticare che lo scorso anno in Cina, sempre per lo stesso motivo, si era censurata l’uscita dell’ultimo film del famigerato orsetto giallo: era evidente che sarebbe toccata, quindi, la stessa fine al video game anche se questo atteggiamento, in generale, ci lascia perplessi sopratutto in questo momento storico del nostro Paese dove ci si sta incamminando sulla “via della seta”.

Si spera che questi accordi internazionali e commerciali chiusi negli scorsi giorni non ci mettano in condizione di vedere anche alcuni nostri prodotti “bannati” da un potere senza dubbio più forte economicamente del nostro. Poi ognuno avrà, senza ombra di dubbio, il parere proprio su questi accordi che coinvolgono una potenza sterminata che già ha fatto “capolino” (per usare un eufemismo) sui nostri mercati con le squadre di calcio ed acquistando antiche aziende di svariati settori. Qualcuno tanti anni or sono prospettava: “Attenti al pericolo giallo” e, quindi, si spera non si concretizzi alcunché di pericoloso perché a questo non ci si vuole proprio pensare. Per ritornare, poi, all’orsetto giallo bisogna dire che la notizia della “sua bannazione” è apparsa su di un sito focalizzato sul mercato cinese: la conseguenza è che non sarà più possibile scrivere “Winnie The Pooh” all’interno delle chat durante le sessioni di gioco.

La figura pacifica dell’orsetto viene vista come un sistema di critica per il regime comunista cinese, e precisamente nei confronti della figura del suo Presidente, Xi Jinping: la conseguenza si concretizza con un attento controllo di alcuni titoli di video game all’interno dei quali non si potrà usare la locuzione “incriminata”. Primi tra tutti certamente i titoli che si è già menzionati all’inizio di questo articolo, ma un portale USA dedicato al gaming competitivo ha riportato di altri casi di alcuni giocatori cinesi di Overwacth bloccati per avere compiuto il crimine di citare l’orsetto giallo in chat. Ma questa notizia è stata poi smentita. Chi ha buona memoria, senz’altro si ricorda poi che non è la prima volta che il Governo cinese interviene bloccando contenuti oppure ponendo limiti a titoli di video giochi (e da qui la nostra poca tranquillità per quel che riguarda il futuro della “via della seta”).

Infatti, al termine dell’anno scorso si deve ricordare l’istituzione di un Comitato Etico dipendente del Governo cinese che ha l’obbiettivo di controllare i contenuti dei titoli in uscita, andando a bloccare quelli con contenuti violento: prima ancora era stata imposta una limitazione oraria per mettere al riparo la visione di taluni video game da parte degli studenti e ridurre, così, i fenomeni di dipendenza. Ma in ogni caso si tratta di interventi “forzati” che dovrebbero far riflettere sul regime dittatoriale di quel Paese: cosa che il nostro Esecutivo Giallo-Verde avrà ben valutato e considerato prima di proporre e sottoscrivere accordi commerciali, od almeno si spera abbia riflettuto attentamente. Ma a parte tutto ciò che riguarda questa “brutta situazione” dell’orsetto giallo della Disney ed i suoi rapporti con la Cina, ci pare giusto raccontare un poco di storia di Winnie the Pooh per far comprendere che “pericolo” potrebbe mai presentare a livello politico e che cosa lo stesso orsetto rappresenta per il pubblico italiano.

Innanzitutto, si deve dire che il 18 gennaio è una sorta di compleanno di Winnie the Pooh che viene festeggiato in quella data per le storie che lo stesso vive come protagonista nei film, cartoni animati, gadget e giochi ludici. La scelta di questa data non è causale, infatti coincide con il compleanno di Alexander Milne che nel 1926 rese il personaggio realtà con un romanzo dedicato alle sue avventure. Dopo la morte di Milne, la Disney ne acquistò i diritti e rese l’orsetto giallo una vera stella con film e cortometraggi: e non solo, creò un ampio merchandising a lui espressamente dedicato che fu un successo senza pari. Ora si vuole entrare meglio in questo “simpaticissimo personaggio” che nelle sue storie ha coinvolto anche un pubblico di adulti per conoscerne qualche curiosità, sperando che ad un pubblico cinese non risultino “politicamente pericolose”.

Allora, si parte dall’inizio: chi è Winnie the Pooh e da dove arriva? É un orso di pezza di colore giallo con una mini T-shirt rossa, proveniente dai magazzini londinesi Harrods (famosissimi) acquistato negli anni ‘20 dalla mamma di Cristopher Robin, figlio di Alexander Milne (suo creatore) e regalato appunto al figlio che lo aveva ribattezzato Winnie dopo aver visto un cucciolo d’orso allo zoo che aveva questo stesso nome. In realtà, il bimbo era la vera fonte di ispirazione di Milne che ha fatto nascere questo “orsetto giallo” raccontando le favore a suo figlio e prendendo ispirazione dai suoi animali di peluche. Pooh, poi, nasce dal nome di un cigno, sempre incontrato ed intercettato dal piccolo Cristopher. Per concludere un’ultima curiosità che riguarda l’italica gente: Winnie the Pooh è stato eletto come “modello di comportamento” dal 39% degli italiani che fanno riferimento a lui come esempio per muoversi nei contesti di vita quotidiana. A far emergere questo è stata una ricerca che ha svelato (anche se può sembrare buffo) che gli italiani si basano più su Winnie the Pooh che sui noti filosofi: quasi fosse un “filosofo alternativo”.

Data Pubblicazione: 5 Aprile 2019 ore 12:00

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