Casino di Campione: La chiusura lascia tutti in attesa

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Non vi è ombra di dubbio che sulla chiusura del Casinò di Campione d’Italia, ed anche del suo casino online famoso, si sia scritto tanto, più che altro per cercare di coinvolgere il “resto di Italia” in questa situazione italico-ticinese che, oltre alla Casa da Gioco, coinvolge anche l’Ente Locale di quel territorio: coinvolge tutta la comunità campionese che, di riflesso a questa situazione nefasta, non riesce più ad usufruire dei “banali servizi” cui era abituata e che sono stati tolti a causa della defezione amministrativa di quel Comune. La realtà è che ancora oggi, ad un anno di distanza dalla chiusura del Casinò, novità tangibili non sono state messe sul piatto e la cittadinanza, tutta, è allo stremo tanto da far pensare di voler passare sotto l’egida del territorio ticinese, visto che l’italico Esecutivo Giallo-Verde decisioni non ne vuole prendere e lascia tutti i cittadini senza servizi sociali: ivi comprese, ovviamente, tutte le famiglie dei quasi cinquecento dipendenti della ex Casa da Gioco.

Ancora oggi, visto lo stato delle cose, l’ex Sindaco di Campione d’Italia vuole mettere nero su bianco il suo pensiero sulla storia del Casinò. Infatti, precisa che venne nominato assessore al bilancio nel 2014 quando sia la diffusione delle apparecchiature di gioco che quella delle sale Vlt terrestri, ma anche il crollo del rapporto di cambio dell’euro con il franco svizzero, avevano creato una crisi economica già abbastanza delicata nell’Ente locale per il quale era già stato deliberato un piano di riequilibrio finanziario pluriennale: il motivo fu determinato dalla difficoltà del Casinò di trasferire al Comune una quota dei propri proventi sufficienti ai bisogni dello stesso Comune, come era avvenuto regolarmente negli anni precedenti. Quindi, la situazione di “deficit finanziario” risale al 2014: già a quel tempo si era dovuti intervenire sull’ammontare della spesa corrente e del welfare del Comune e furono prese decisioni senz’altro impopolari, ma che a quel tempo avevano consentito un sostanziale equilibrio di bilancio, il pagamento degli stipendi ai dipendenti ed dei servizi comunali.

A quel tempo nessuno, proprio nessuno, poteva immaginare che la situazione della cittadinanza campionese, dell’Ente Locale e della Casa da Gioco potesse degenerare sino ad arrivare a quella di oggi: sopratutto, non si poteva immaginare come con la successiva amministrazione comunale “crollasse tutto il sistema Campione” con la successiva chiusura della Casa da Gioco e con le conseguenze per tutta la comunità, situazione che si sta aggravando sempre di più. Quello che poi, oggi, emerge chiaramente è che un tempo i “vecchi Governi” furono attenti alle esigenze di Campione, e ne hanno compreso le varie sfaccettature, intervenendo anche con provvedimenti normativi fiscali e finanziari che contribuirono a rendere meno preoccupanti le difficoltà di una realtà territoriale inserita in un contesto geo-economico svizzero: una situazione più che anomala. Sino a qualche tempo fa, oltre tutto, la Casa da Gioco di Campione continuava a primeggiare sui Casinò tricolore per proventi di gioco in euro.

Invece, i tempi di intervento dell’attuale Governo del Cambiamento si palesano troppo lenti, insufficienti e forse anche “demotivati” rispetto alla situazione di estremo disagio che stanno vivendo le famiglie campionesi, dei lavoratori rimasti purtroppo senza occupazione a causa della chiusura del Casinò e dei bisogni di tutta la collettività. La realtà della comunità di Campione è di estrema prostrazione: dopo un anno senza lavoro dalla chiusura della Casa da Gioco i cittadini coinvolti hanno difficoltà a fronteggiare gli impegni quotidiani di vita e decine di famiglie purtroppo sono costrette a ricorrere a forme di sostegno: e finora il Canton Ticino non ha mai negato loro alcun aiuto. Ma questo è un comportamento non giusto né corretto da parte della politica italiana che non riesce a trovare forme di intervento economico, come succede oltre tutto per altre città, o paesi, colpiti da crisi o da calamità naturali: bisogna, però, ricordare che la chiusura della Casa da Gioco di Campione d’Italia è stata “una dolorosa calamità” per tutta la comunità campionese.

Anche l’ex responsabile dell’ufficio marketing e comunicazione del Casinò vuole esprimere il proprio punto di vista, dopo aver vissuto in prima persona la sua situazione ludica: naturalmente, ci si auspica una futura, ma vicina, riapertura del Casinò o, quanto meno che questo avvenga in tempi sostenibili per la cittadinanza campionese. In alternativa, si potrebbe “pensare” che Campione diventi territorio svizzero considerata la posizione geografica anche se può sembrare una soluzione abbastanza estrema per il nostro Governo! In ogni caso, l’intera comunità campionese sta vivendo una realtà difficilissima ed ormai da tanti mesi: d’accordo che nessuno mai al mondo avrebbe immaginato che un Casinò terrestre potesse fallire tanto meno i dipendenti della Casa da Gioco che non potevano certo pensare che “un domani” si sarebbero trovati senza “presente ed anche senza futuro”. La gravità di base è dovuta anche al fatto che un exclave si trovi in territorio svizzero, quindi, fuori dall’Unione Europea ed anche questo, purtroppo, ha portato con sé una sorta di “isolamento” agghiacciante.

Non bisogna dimenticare che quel territorio è stato per oltre ottant’anni una “sorta di bancomat” per i partiti, le Province, le Regioni e per lo Stato Italiano: ma nonostante ciò viene abbandonato ugualmente a sé stesso. Anche se questa è una cosa che veramente non si può proprio raccontare: se si permette il termine è proprio una “situazione vergognosa”. E questo perché errori di politici ed amministratori locali, spesso con l’avallo di partiti di vario colore, sono ricaduti esclusivamente sulla popolazione dell’unico territorio italiano “fuori dall’Italia”. Sembra assurdo, ma bisogna ritornare con la memoria al periodo fascista quando persino lo Stato di allora si era reso conto che senza una “legge speciale” che garantisse un reddito ai cittadini dell’exclave, il territorio sarebbe “svanito nel nulla” e sarebbe diventato deserto. Non è forse quello che sta accadendo ora alla comunità campionese? Che ne è per la considerazione del lavoro di generazioni di campionesi? Esistono due soli aggettivi che “inquadrano” perfettamente lo stato attuale della situazione di Campione: è umiliante per la cittadinanza dipendere da altri per sopravvivere e meschino per chi si è permesso di lasciare accadere tutto questo.

27 Luglio, 2019: •
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