Il rapporto tra il gioco d’azzardo e gli istituti di credito

migliorano i rapporti tra il gioco azzardo e le banche

Forse, e si sottolinea forse, si sta compiendo “un fatto storico” relativamente a questo periodo pandemico che riguarda il gioco d’azzardo, casino italiani compresi, ed i suoi rapporti con gli Istituti di Credito e Finanziari: dopo tante incomprensioni e diversi “soprusi” perpetrati ad opera delle imprese che operano nel mondo dei giochi, si apre uno spiraglio per future trattative diverse da quelle in essere e che fanno capo al cosiddetto “rapporto etico” che imporrebbe agli stessi Istituti di non intrattenere rapporti economici con il settore ludico e le sue imprese ritenuto a rischio alto. Sicuramente, il richiamo a questo “rapporto etico” non è stato messo in campo da tutte le Banche, per fortuna si potrebbe aggiungere, ma sono comunque tante le imprese che si sono viste chiudere dall’oggi al domani i conti correnti aziendali proprio in un momento nel quale vi era veramente necessità di poter avere una “protezione economica bancaria” o, quanto meno, di poter gestire un conto corrente con il quale adempiere a tutti gli incombenti richiesti ai concessionari di gioco.

Operatori che, per contratto, devono appoggiarsi per svolgere correttamente le incombenze derivanti dagli estremi del proprio contratto di rappresentanti del prodotto di Stato, ad un Istituto di Credito. Di certo, non si vuole cantar vittoria né tanto meno “Dire gatto se non ce l’hai nel sacco”, di cara memoria, ma pare che il Vice Ministro all’Economia auspichi un proseguimento dei colloqui intervenuti a livello istituzionale con ABI, non escludendo protocolli di intesa con società di capitale pubblico che operano nel mondo creditizio ed assicurativo. Il che non sta a significare che tutte le “beghe finanziarie” fra il gioco e gli Istituti di Credito avranno presto fine: ma che, forse, si può aprire uno spiraglio con “alcuni Istituti” che non fanno riferimento a quel “rapporto etico” nei rapporti con il settore ludico e che, quindi, riuscirebbero ad intavolare rapporti “anche con società del gioco”, intrattenendo con queste ultime normali conti correnti, come con qualsiasi altra impresa di settore diverso da quello del gioco d’azzardo.

Questo dovrebbe fare riferimento ai colloqui intervenuti tra le Istituzioni, ABI e Banca d’Italia, sollecitati anche da ADM per rivedere i rapporti con il mondo dei giochi, ma durante i quali è emerso che Banca d’Italia ritiene non vi sia la possibilità di imporre ed autorizzare gli Istituti di Credito ad avere un rapporto più morbido con il settore dei giochi. Ciò a causa delle Linee Guida dell’Unione Europea che vincolano strettamente tali rapporti, inserendo tutti gli operatori del gioco nelle categorie con più alto profilo di rischio nell’ambito dell’antiriciclaggio. Da qui discende il comportamento di chiusura dei conti correnti di alcune (anzi tante) imprese che operano nel gioco d’azzardo e nelle scommesse sullo sport anche se tali rapporti al momento della chiusura erano risultati corretti ed i conti non in sofferenza. Ed anche il rifiuto di effettuare alcune prestazioni ai concessionari compresa addirittura l’apertura di conti correnti intestati a dipendenti delle stesse società ludiche, cosa che appare veramente sorprendente.

Comunque, preso atto di tutto questo, dovrebbero in ogni caso proseguire i colloqui istituzionali con gli Istituti di Credito per far conoscere meglio le caratteristiche del settore dei giochi e le sue peculiarità: tra le quali andrà ad emergere, ovviamente, quella di rappresentare il prodotto di Stato nei confronti della popolazione. Fortunatamente, pare che nel rispetto della libera concorrenza non si esclude la possibilità di definire protocolli di intesa con società di capitale pubblico che operano nel mondo creditizio in modo da tracciare una strada preferenziale per gli operatori di gioco e di poker in possesso dei requisiti di solvibilità. Non si deve dimenticare che la situazione di estrema “sofferenza” da parte del comparto del gioco era stata rappresentata con veemenza dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli che richiedeva l’intervento del Governo centrale per cercare di risolvere un disagio che senz’altro potrebbe avere risvolti estremamente pesanti anche perché nell’ultimo anno la pandemìa ha minato particolarmente il mondo dei giochi con l’imposizione della chiusura totale delle sue attività per contrastare il percorso dei contagi.

ADM, più di una volta, ha sottolineato alle Istituzioni le esigenze del settore e le difficoltà intervenute nell’accedere ai servizi bancari in generale ed altresì le difficoltà che si sono estese al rilascio di garanzie fiduciarie fideiussorie per la gestione eccezionale del gioco: cosa che ha portato ad un peggioramento della affidabilità finanziaria valutata dagli Istituti Bancari. Oltre tutto, nel frattempo, gli operatori del gioco, compresi i casino senza deposito immediato, hanno dovuto presentare garanzie provenienti in prevalenza da compagnie assicurative estere che sottoposte ad un controllo ed a verifiche da parte della stessa ADM non sempre sono risultate affidabili da un punto di vista dell’efficacia nella tutela delle questioni erariali. Mentre gli operatori dovevano rivolgersi a compagnie estere, come appena indicato, per avere le fideiussioni necessarie a garanzia del proprio lavoro, le Banche come ben spiegato dalla Banca d’Italia, sono ritenute responsabili delle scelte aziendali relative alla concessione di finanziamenti nel rispettivo delle norme vigenti e da questo discende il loro atteggiamento di poco interesse nell’intrattenere rapporti con il gioco.

Le stesse Banche, infatti, sono tenute a valutare il merito creditizio di coloro che richiedono finanziamenti e se lo ritengono necessario per evitare rischi relativi all’erogazione dei finanziamenti possono richiedere garanzie anche personali. Da qui il “malessere” degli operatori del gioco esposto da ADM. A questo punto non vi sembrano poi tante strade da intraprendere considerato lo schieramento ben chiaro della Banca d’Italia e, senza dubbio, non positivo per quanto riguarda il settore ludico anche nella sua forma di gioco mobile. Rimane la speranza di poter usufruire di eventuali successivi incontri con quelle aziende a partecipazione statale che possono eventualmente seguire i suggerimenti del Governo centrale e magari guardare di buon occhio anche un “povero imprenditore” che opera nel mondo dorato del gioco d’azzardo: mondo affascinante, particolare e decisamente anche alquanto scomodo, sopratutto in determinati momenti storici come quello che il nostro Paese sta passando e che ha falcidiato tanti settori e quello del gioco non è certamente stato il meno toccato.


Ci Mettiamo la Faccia

Giornalista Vanessa Maggi

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Pubblicazione: 19 Giugno 2021 ore 18:00
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