Chi tutela gli investimenti dell’industria del Gioco?

Pubblicazione: 16 Marzo 2019 ore 12:00

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Dopo aver sentito parlare di gioco e di piattaforme casino online in “tutte le salse” possibili ed immaginabili con ordinanze, divieti, aumenti di tassazione e chi più ne ha più ne metta, forse, è arrivato il momento di domandarsi se mai qualcuno si è preoccupato anche di tutelare gli investimenti (che non sono certamente esigui) dell’industria del gioco e dei suoi operatori che da anni rappresentano il gioco pubblico sul territorio a mezzo delle proprie concessioni.

Per questo si riflette sugli strascichi che ancora seguono il Decretone, relativo al Reddito di Cittadinanza ed a Quota 100, che “tira in ballo” il gioco: le opinioni della prima struttura che si vuole “sentire” sono quelle di Sistema Gioco Italia, la Federazione di filiera dell’industria del gioco e dell’intrattenimento, che aderisce a Confindustria, esternate nella nuova serie di audizioni alla Camera dei Deputati.

Innanzi tutto deve far riflettere il fatto che il settore del gioco è quello più tassato di Europa. Arriva a punte del 61-71% rispetto alla tassazione sul margine che viene applicata in Germania e che arriva al 22%.

E non bisogna dimenticare che in meno di un anno, dall’emissione del Decreto Dignità ci sono stati ben quattro aumenti del Preu sulle apparecchiature da intrattenimento, sia Awp che Vlt e pure sulle scommesse. Forti critiche si sono levate a fronte di questi aumenti, poiché tale fiscalizzazione e gli aumenti delle aliquote sono troppo “pesanti” in relazione ad una domanda di gioco che si sta riducendo in modo sensibile, tenendo anche presente che per la situazione dell’attuale mercato del gioco, i sindacati si sono sentiti costretti a chiedere un tavolo di crisi al Mise.

Il Gioco deve avere maggiore considerazione

Ma come al solito, ciò che riguarda il gioco ed i casino gratis italiani legali online non è tenuto in benché minima considerazione dall’attuale Esecutivo Giallo-Verde che quando non sa “cosa e chi tassare” si rivolge comunque al gioco per riuscire a portare a termine progetti proposti prima delle elezioni e promessi alla cittadinanza. Non ha importanza, evidentemente, chi pagherà per questo: l’importante è mantenere le promesse pre-elettorali.

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Avere l’occasione di esprimersi in questa audizione significa avere la possibilità di sottolineare, ancora una volta, quale sia uno dei problemi principali che ha ridotto il gioco in ginocchio: la proliferazione delle ordinanze restrittive che stanno concretizzando l’espulsione in alcuni territori del gioco pubblico di Stato.

Oggi, sono 19 le Regioni e 150 i Comuni di dimensioni corpose, che hanno emanato questo tipo di Leggi sul Gioco che hanno costretto un numero considerevole di aziende di gioco a chiudere i battenti, oppure a spostarsi in luoghi non commercialmente interessanti, oppure ancora ad uscire da questo settore.

Ciò comporta per gli operatori “la rinuncia ai propri investimenti” e pensare di “buttarsi” in qualche altro settore più redditizio e meno “difficile da gestire anche a livello psicologico”: dimenticando così di voler essere una “riserva di Stato”, visto che oggi non ha più alcun significato poiché sono proprio queste “riserve” ad essere prese maggiormente di mira dall’Esecutivo.

Troppe norme diverse che regolano il settore dei Giochi

Se, poi, il Governo centrale consente agli Enti Locali di normare il mondo dei giochi secondo il “proprio parere” e quasi “ad personam” e di emettere ordinanze restrittive di ogni tipo si concretizza una regolamentazione a macchia di leopardo che contrasta assolutamente con il principio di unicità del diritto che dovrebbe garantire una normativa unitaria: ecco perché l’industria del gioco desidera una Legge nazionale sul Gioco che, finalmente, sia equanime ed omogenea e che metta tutti gli operatori allo stesso livello.

Non bisogna dimenticare che la normativa vigente è risultata assolutamente inefficace per il contrasto al gioco problematico (obbiettivo che queste norme avevano nel proprio “mirino”) come attestato dall’Istituto Superiore di Sanità: e se il Governo centrale non ascolta neppure questo parere e questa ricerca non si riesce a comprendere a cosa ci si possa “ispirare” per trovare una soluzione alla problematica della regolamentazione dell’intero settore ludico.

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Un altro elemento che SGI sottolinea con forza in questa audizione, e che è anch’esso un elemento di criticità, è il divieto di pubblicità ai giochi ed alle scommesse contenuto nel famigerato Decreto Dignità dello scorso anno che ha colpito come un “fulmine a ciel sereno” tutto il mondo dei giochi che sta ancora pensando come fronteggiarlo in modo da poter consentire a tante aziende, particolarmente quelle che operano online, di continuare a vivere commercialmente sull’italico territorio.

A sostegno di queste asserzioni, si ricorda che nel “lontano 2014” c’è stata una raccomandazione da parte della Commissione Europea, nelle linee guida per la tutela dei consumatori, che caldeggiava in modo chiaro la regolamentazione della pubblicità del gioco e non certo il suo divieto assoluto.

Vietare troppo non è mai un bene

Evidentemente, il nostro Esecutivo “per tagliare la testa al toro” l’ha vietata in modo totale…e non si può certo negare che la pubblicità sia l’unico sistema per il giocatore di poter distinguere il gioco legale da quello che invece non lo è.

A chiusura del suo intervento, poi, SGI si riferisce agli aumenti del Preu con le disposizioni contenute nel Decretone, sottolineando che tali misure risultano veramente oppressive per il mondo dei giochi, indeboliscono in modo notevole la filiera del gioco pubblico e non tengono assolutamente conto della nuova distribuzione del prodotto a seguito della Legge di Bilancio del 2016 e, sopratutto, delle citate leggi espulsive che vengono messe in campo su tutto il territorio, da nord a sud.

É evidente che una riforma del settore che dovrà essere armonica e sostenibile è diventata assolutamente indispensabile per i giocatori, il territorio e l’industria del gioco che, nonostante tutto, ancora oggi rappresenta il gioco lecito e, di conseguenza, la legalità.

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Serve una fiscalità equa che possa consentire alle aziende di aumentare la sicurezza dei propri apparecchi, e sopratutto serve risolvere l’annosa “questione territoriale” per continuare a vivere commercialmente su di un territorio sereno che possa basarsi sulla leale collaborazione tra il mondo del gioco e le istituzioni locali: senza tutto questo non si può proseguire in alcun cammino e su questo non esiste dubbio alcuno.

 

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Vanessa Maggi è la nostra Giornalista di punta che coordina e scrive per la redazione di Casinoonlineaams.com. Spinta da una grande passione per il mondo dei giochi su internet, ricerca sempre notizie legate al mondo ludico per farti stare informato su tutto quel che riguarda questo mondo. La sua passione per questo lavoro è davvero invidiabile. La contraddistingue una grande tenacia nella ricerca della verità.